lunedì 10 aprile 2023

Recensione "Storie di Ordinaria Follia" - Charles Bukowski

 

TRAMA

La biografia di Bukowski include due tentativi di lavorare come impiegato, dimissioni dal "posto fisso" a cinquant'anni suonati, "per non uscire di senno del tutto" e vari divorzi. Questi scarsi elementi ricorrono con insistenza nella narrativa di Bukowski, più un romanzo a disordinate puntate che non racconti a sé, dove si alternano e si mischiano a personaggi ed eventi di fantasia. "Rispetto alla tradizione letteraria americana si sente che Bukowski realizza uno scarto, ed è uno scarto significativo", ha scritto Beniamino Placido su "La Repubblica", aggiungendo: "in questa scrittura molto "letteraria", ripetitiva, sostanzialmente prevedibile, Bukowski fa irruzione con una cosa nuova. La cosa nuova è lui stesso, Charles Bukowski. Lui che ha cinquant'anni, le tasche vuote, lo stomaco devastato, il sesso perennemente in furore; lui che soffre di emorragie e di insonnia; lui che ama il vecchio Hemingway; lui che passa le giornate cercando di racimolare qualche vincita alle corse dei cavalli; lui che ci sta per salutare adesso perché ha visto una gonna sollevarsi sulle gambe di una donna, lì su quella panchina del parco. Lui, Charles Bukowski, "forse un genio, forse un barbone". "Charles Bukowski, detto gambe d'elefante, il fallito", perché questi racconti sono sempre, rigorosamente in prima persona. E in presa diretta". Un pazzo innamorato beffardo, tenero, cinico, i cui racconti scaturiscono da esperienze dure, pagate tutte di persona, senza comodi alibi sociali e senza falsi pudori.

RECENSIONE

Di Bukowski ho spesso sentito dire essere un cinico bastardo, amante sfegatato delle donne quasi in modo convulso, della sregolatezza, della vita folle, ma soprattutto un vizioso, attaccato alla bottiglia e dedito alle scommesse sui cavalli.

Ma il caro vecchio Charles è questo, ma anche molto più di questo, e io non ho potuto non intravedere oltre la coltre di ordinaria precarietà, una massiccia dose di solitudine.

In Storie di ordinaria follia, ciò che per noi è la totale perdita di inibizione nei confronti del sesso, del gioco d'azzardo, dell'abuso di alcool, per Bukowski diviene la quotidianità mescolata alla creatività.

Una sorta di trip in situazioni assurde, quasi paradossali, che vengono vissute da lui in prima persona, e che sono per lui la realtà di tutti i giorni, scanditi in modo ordinario, ma totalmente sfociati nella follia.

Bukowski ha uno stile sporco, diretto, alle volte cinico sì, ma che nasconde un significato profondo dietro ogni parola, un significato pregno di sentimento, un sentimento che il vecchio Buk vuole a tutti i costi proteggere per non apparire vulnerabile, perché, e questo traspare dalle righe dei vari racconti, la vulnerabilità a volte porta alle fregature.

E lui di fregature ne ha prese davvero tante, di qualsiasi genere, e il risultato che ne è derivato è la crescente malinconia data dall'incapacità di trovare anime affini alla sua.

È una nostalgia un po' stronza quella che Charles vuole trasmettere, nostalgia di tempi andati, dove forse le cose erano un po' migliori, nostalgia di donne che in qualche modo hanno lasciato un'impronta indelebile nella sua vita, ma che come tutti sono scomparse alle luci dell'alba come chimere e miraggi.

Nostalgia e rimpianto del vecchio sé, che non tornerà mai più, e tuttavia, nonostante tutto, viene evidenziato anche il grande amore per la scrittura e per tutto ciò che lo ispira.

Storie di gente comune, ai margini, di gente dimenticata, gettata, persone normali con una vita omologata, strette nei doveri di giornate che vengono scandite da timbri di cartellini, cene di lavoro, faccende giornaliere a cui assolvere, monotonie infinite.

Bukowski cela dietro ad uno stile maledettamente poetico una sorta di fredda tenerezza che affiora nei momenti in cui compare la figlioletta, una dolcezza sempre trattenuta, ma immensa e forse anche un po' incompresa.

In queste storie il vecchio Buk, con un mozzicone di sigaretta tra le dita di una mano e un bicchiere di whisky e ghiaccio sciolto nell'altra, la macchinetta da scrivere scassata di fronte a sé, ci racconta com'è vivere nella sua pelle, vestendo un corpo malandato, semi distrutto dallo spirito alcolico e dalla vita, completamente andato, e ci spiega a parole proprie come anche da una montagna di letame possa crescere il più bello dei narcisi. Io personalmente lo amo, lo amo da morire, nonostante il linguaggio schietto e terra terra, la volgarità cosparsa di stelle e poesia. E poi, siamo nati lo stesso giorno, sarà mica un segno del destino che sia uno dei miei autori preferiti?

LA MIA VALUTAZIONE

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lunedì 3 aprile 2023

Recensione "Blood" - The Darkness Chronicles vol. III - Gea Petrini

 
TRAMA

Un'ombra che chiamano krigger si aggira tra le strade macabre del nord, nessuno sa chi sia ma sono tempi sempre più pericolosi nel continente gettato ormai nelle tenebre. Tormentata tra quello che deve lasciarsi alle spalle e chi reclama il suo amore, Liv Lars guida l'alleanza bianca con Aron Sander, il gran maestro, e il comandante della guardia Aleksander Sander. I tre amici hanno il destino del continente tra le mani, anche se il loro rapporto sembra pronto a naufragare come il futuro delle casate. Tra i corridoi di Aspera, Freya la necromante combatte per restare al potere mentre Ingrid la beskytter, attratta da un amore proibito, si trova invischiata in nuove insidie insieme ad Alva la veggente.

Per Liv e Finn, i due fratelli del nord, e l'intero sistema della magia, si avvicina inesorabile il momento della verità.

RECENSIONE

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio blog!
Ebbene sì, ho cambiato veste alla mia pagina, perché nonostante io ami in tutto e per tutto l'Autunno, ho deciso di rendere il mio blog più semplice, con un colore che mi piace tanto, e che spero possa piacere anche a voi.
Oggi, dopo un po' di tempo, torno con una nuova recensione, tutta dedicata all'ultimo capitolo della trilogia dark fantasy di Gea Petrini, Blood, che va a concludere piuttosto dignitosamente la Darkness Chronicles.
 
Avete presente che quando si arriva ad un finale di saga o trilogia, aleggia nell'aria quella malinconia da “oddio, vorrei non finirlo mai, ma nel contempo voglio sapere”?
Ecco, con Blood è stato esattamente così.
Quando ho votato l'ultima pagina, mi sono sentita svuotata, vagamente nostalgica, perché ad alcuni personaggi mi ci sono davvero affezionata tanto.
 
Ringrazio innanzitutto l'autrice per la pazienza e per la copia cartacea (soprattutto la pazienza), ma andiamo avanti e bando alle ciance!
Se le atmosfere dei primi due libri vanno via via incupendosi sempre di più, nell'ultimo volume della trilogia troviamo ancora più oscurità, più tenebra, la classica coltre di buio che soltanto alla fine verrà infilzata dal raggio di sole della salvezza e della pace.
Gli equilibri sono ormai precari da parecchio tempo nel regno di Talamh, e attraverso i vari pov possiamo sperimentare da vicino tutto quello che sta succedendo in ogni fazione.
Dopo la prima guerra tra luce e ombra, i regnanti cercano in tutti i modi di ovviare al problema principale, ovvero la fame della popolazione, la desolazione, il terrore che i figli delle tenebre seminano lungo le strade, la presenza costante di creature orribili ed assetate di sangue che minaccia, non solo la notte, la tranquillità delle famiglie superstiti.
 
In tutto questo, ritroviamo i nostri vecchi personaggi, tra cui la maga Liv Lars, ormai dotata di poteri immensi, che tenta in tutti i modi di trasmetterli anche agli altri maghi per crescere un esercito pronto ad affrontare i gardon capitanati dal fratello Finn, il capo dei Sander, Aaron, suo vecchio amante, che si ostina a voler prendere il comando di gente che non lo riconosce come proprio comandante, la negromante Freya (che si è rivelata piuttosto viscida ed opportunista, nonché una donna che è pronta a qualsiasi cosa pur di ottenere ciò che desidera), e ancora Alexander, Ingrid, Alva, che devo ammettere mi ha fatto ricredere molto in questo libro sull'opinione che avevo di lei, e tutti gli altri protagonisti della vicenda, più i nuovi arrivati.
 
La trama è ancora una volta piuttosto complessa, ricca di intrighi, sotterfugi, complotti celati dietro a facciate di finta solidarietà, ma come sempre la scrittura di Gea ci guida attraverso tutto questo con fluida maestria e uno stile sensuale, ammaliante, che ci trascina a rotta di collo verso il finale, con la curiosità di sapere cosa accadrà e, soprattutto, chi rimarrà in vita, perché avremo anche molte perdite, alcune facili da immaginare, altre piuttosto inaspettate ed anche fulminee, che lasceranno il lettore piuttosto spiazzato.
 
Se nel secondo libro ci troviamo quasi in una situazione di stallo, dove sì succedono plot twist interessanti e cambiamenti repentini ed improvvisi anche dei personaggi stessi, ma dove comunque la situazione rimane più o meno su una linea dritta e costante, in Blood si nota da subito che qualcosa di grosso bolle in pentola.
C'è la frenesia del libro che deve chiudere una trilogia, quindi la storia si snoda in una maniera che vuole preparare il lettore alla grande battaglia finale, dove finalmente luce e tenebra si affrontano senza esclusione di colpi nell'atto che deciderà le sorti del regno.
 
Assistiamo quindi, da una parte, alla preparazione alla guerra dei maghi che stanno dalla parte del “bene” , se così vogliamo definirlo, perché alcuni risultano essere anche piuttosto moralmente grigi, e quindi alle strategie di combattimento, di azione, ma vediamo da vicino anche i loro cambiamenti caratteriali, quelli avvenuti dopo il primo scontro, mentre dall'altra parte abbiamo gli oscuri, coloro che non temono nessuno e sentono di avere la vittoria e il potere nelle loro mani, anche se nutrono loro stesso dei dubbi viscerali nei confronti di ciò che sarà il risultato finale dello scontro.
 
Molto interessante il fatto che le due fazioni siano in qualche modo capitanate da fratello e sorella; questa rivalità feroce che attraversa le fila dei guerrieri si avverte forte, il problema è che nonostante le idee diverse, nonostante la diatriba, la separazione dei due fratelli, entrambi in qualche modo, traspare soprattutto nella fine, nutrono ancora l'una nei confronti dell'altro dell'affetto, perché comunque sono cresciuti assieme sotto lo stesso tetto, e lo spettro dei ricordi è duro da annientare.
 
Ovviamente, non può mancare la sensualità, quel tocco spicy che rende la lettura piccante, senza tuttavia mai cadere nel volgare, e posso affermare tranquillamente che in questo ultimo volume Gea si è data alla pazza gioia visto che le scene di questo tipo sono in netta maggioranza rispetto agli altri due libri, ma inserite molto bene nel contesto.
 
Non voglio farvi spoiler, sappiate solo che mi è dispiaciuto lasciare andare il regno di Talamh e tutti i suoi personaggi, poiché comunque mi ci sono affezionata molto, sia a loro che al worldbuilding, al mondo che ha creato l'autrice, un universo ricco di magia, stregoneria, amicizia, dolori e perdite, amore, odio, lealtà e tantissimo altro.
Non è mai stato facile per me leggere una saga o una trilogia e poi arrivare al tanto atteso finale, non si è mai pronti ad affrontare il termine di una storia che ci ha entusiasmato e conquistato, ma posso dire che la conclusione della Darkness Chronicles è pressappoco come la immaginavo, anche se alcune cose sono rimaste ancora sospese…e mi fanno ben sperare, che ne so, magari ad uno spin-off?
Lo apprezzerei tanto!
Se siete amanti del dark fantasy che tocca vette di oscurità piuttosto notevoli, dove sangue e viscere sono all'ordine del giorno, dove rituali e sacrifici si consumano col favore delle tenebre, e dove per arrivare alla pace, seppur precaria, si deve passare per la strada più difficoltosa e mai scontata, allora Talamh vi accoglierà a braccia aperte.
 
Alla prossima recensione!
 
Chiara

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂🍂, 5 \ 🍂🍂🍂🍂🍂

lunedì 27 marzo 2023

Mini recensione - "Luce Nera" - Ska W. Barnes


 TRAMA

La realtà può sanguinare, l’aria distorcersi e un’anima spezzarsi.

La squadra composta da Noah, Melrose e Kyle ripulisce i luoghi infestati in cui si sono svolti alcuni dei crimini più efferati degli ultimi anni. In quei teatri di oscenità, con ancora resti marcescenti e melodie dissonanti di mosche e scarafaggi, indugiano gli spettri disperati delle vittime e, a volte, anche presenze molto peggiori.
 
Durante uno di questi incarichi qualcosa va storto, le conseguenze sono devastanti, e il loro peso è tanto gravoso da stravolgere più di una vita per sempre.

RECENSIONE

"Il sangue non è soltanto un'esca, ma un tramite."

Vi siete mai domandati cosa succede nel corpo di una persona dopo essere stata posseduta? Posseduta da entità ultraterrene molto cattive e pericolose?

Non è una domanda che ci si pone tutti i giorni, ovviamente, ma dopo aver letto Luce Nera, e nel mentre, mi sono chiesta se effettivamente dopo un avvenimento del genere il corpo ne rimetta, in peggio.

In questa novella di circa 100 pagine, l'autrice utilizza uno stile di scrittura che punta sul lato sensoriale, infatti, il protagonista, Noah, dopo essere stato posseduto in seguito ad una missione di "purificazione" che sembra conclusa, ma che in realtà è finita piuttosto male, si troverà a combattere questa "cosa" che vive dentro di lui, e che gli trasmette in qualche modo tutti i suoi pensieri, i ricordi, stralci di momenti orrendi, sanguinosi, marci, frammenti di ciò che chi lo possiede ha commesso mentre era ancora in vita.

L’autrice quindi ci introduce alle sensazioni che Noah prova durante e dopo tale possessione, concentrandosi su ciò che il suo corpo avverte, come ad esempio continue fitte di dolore dovute all'intromissione di un corpo estraneo nel suo, ma soprattutto sul veleno con cui l'entità malefica contagia la sua mente.

Ma nello scorrere della vicenda, che devo dire si snoda fluidamente grazie anche alla prosa diretta e decisa dell'autrice che lascia poco spazio all'immaginazione, troviamo anche una sorta di introspezione che ci fa entrare in empatia molto facilmente con Noah, e di seguito anche con James, colui che sarà incaricato di tenerlo d'occhio, dato che gli effetti collaterali della possessione potrebbero essere imprevedibili ma pericolosi.

Quello che ho captato io in questa storia, di significato più sottile, è invece una sorta di metafora che incarna la battaglia che l'essere umano attua praticamente ogni giorno contro la sua mente.

Il saper fronteggiare i propri mostri, quelli che stanno nella nostra testa, quelli che si risvegliano quando si spegne la luce, o quando ci si ritrova da soli.

In questa storia ho trovato un mondo conturbante e controverso, un mondo oscuro, pieno di tentacoli appiccicosi, incrostati di sangue, che tengono intrappolata la mente, che partoriscono pensieri e macinano paure, una sopra l'altra.

Il convivere col post-possessione per Noah non è semplice, gli strascichi del fatto sono tangibili e reali, e sarà proprio James che come un'ancora lo terrà a galla nel mare buio in cui nuota.

Luce Nera è strano, io stessa non riesco a trovare le parole giuste per descriverlo, poiché risulta essere particolare, vagamente onirico, bizzarro, visionario, eppure a tratti ho avuto come l'impressione che ciò che il protagonista vive sia piuttosto vicino a ciò che ho vissuto io nei miei momenti bui, per questo credo che nonostante sia stato inserito l'elemento paranormale, ci sia anche una sorta di messaggio subliminale per ciò che riguarda quello che vi ho accennato poco prima, ovvero l'essere vulnerabili mentalmente.

Nonostante possa sembrare sulle prime molto crudo anche per la presenza di scene particolarmente cruente, Luce Nera è un'esplorazione profonda dei meandri umani, che ci permette di calarci nel buio della mente, un buio denso e melmoso.

Queste pagine spianano la strada ad un progetto molto più lungo e laborioso, l'autrice si è lasciata andare a qualche indiscrezione che promette uno sviluppo più approfondito per Noah e James, e io spero che arrivi presto perché secondo me, semmai diventasse libro, sarebbe un'ottima idea a livello di trama ed intreccio.

Ringrazio l'autrice per avermi fornito la copia digitale gratuita per la lettura e la fiducia.

LA MIA VALUTAZIONE

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Mini recensione - "Il ritratto di Dorian Gray" - Oscar Wilde


 TRAMA

Dorian Gray, un giovane di straordinaria bellezza, si è fatto fare un ritratto da un pittore. Ossessionato dalla paura della vecchiaia, ottiene, con un sortilegio, che ogni segno che il tempo dovrebbe lasciare sul suo viso, compaia invece solo sul ritratto. Avido di piacere, si abbandona agli eccessi più sfrenati, mantenendo intatta la freschezza e la perfezione del suo viso. Poiché Hallward, il pittore, gli rimprovera tanta vergogna, lo uccide. A questo punto il ritratto diventa per Dorian un atto d'accusa e in un impeto di disperazione lo squarcia con una pugnalata. Ma è lui a cadere morto: il ritratto torna a raffigurare il giovane bello e puro di un tempo e a terra giace un vecchio segnato dal vizio.

RECENSIONE

"I suoi peccati sarebbero stati per l'immagine dipinta sulla tela ciò che il verme è per il cadavere."

Ma voi l'avete letto Dorian Gray?

In trent'anni di vita, posso confessare, con una certa puntina di vergogna, di non averlo mai letto, non interamente comunque, perché ai tempi della scuola me ne ricordo solo qualche stralcio incontrato qui e là tra i testi scolastici.

Farne una recensione mi sembra una cosa piuttosto frivola e superflua, anche perché se ne trovano tantissime in giro, e io non me la sento di recensire un testo che ha praticamente fatto la storia della letteratura, non ne sarei probabilmente all'altezza.

 

Ma un parere modesto lo voglio dare, seppur molto breve, e forse molti non saranno d'accordo su ciò che dirò, altri magari sì, dunque veniamo al punto.

Il ritratto di Dorian Gray mi è piaciuto praticamente dalla metà in poi, perché nelle prime pagine, in cui ci destreggiamo tra le splendide e ciniche citazioni di Lord Henry, e vari discorsi sulla vita, sui peccati e sulla bellezza impossibile di Dorian, nonché sulla maniacale ossessione che Basil nutre nei confronti del giovinetto, mi sono annoiata a morte.

Il momento in cui la lettura ha iniziato ad entusiasmarmi ed affascinarmi è stato il momento in cui Dorian inizia a decadere.

A decomporsi.

A corrompersi.

Vedere come il ritratto marcisce al suo posto, assistere all'angoscia crescente di Dorian che osserva sé stesso cadere un po' alla volta tra le braccia infere, ecco, da quell'istante in poi la lettura mi ha inevitabilmente attratta, trasportandomi verso il culmine finale in cui succede l'apice della disgrazia.

 Ovviamente, potevo esimermi dall'innamorarmi di quel raffinato ed impudente pezzo di Lord Henry?

Non mi sono fatta mancare nulla, certo, questo arrogante nobiluomo dalla lingua affilata mi ha conquistata quasi da subito, dannazione, nonostante alcune volte mi sia venuto l'istinto di prenderlo a testate sui denti, mentre per il povero Basil, provo solo una gran pena per il suo essere stato troppo delicato, troppo gentile, quando avrebbe potuto benissimo mandare a quel paese quel pazzo narcisista di Dorian e Lord Henry stesso.

Il contesto storico lo conosciamo tutti, una Londra oscura, sporca, dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri tentano di farsi strada a morsi in una società che li vuole assolutamente ai margini.

L'aristocrazia londinese si destreggia tra una cena d'affari e l'altra, un incontro a teatro, una chiacchiera intima nel salotto di una contessa…o nei sobborghi in cui brulicano bordelli in cui ci si fa d'oppio. Lo stile di Wilde è pomposo, forse in alcune parti addirittura dispersivo, eppure possiede quella cupezza, quella vena macabra, quello strato di marciume travestito d'oro che tanto mi delizia, e forse è proprio per questo che tutto sommato il personaggio di Dorian, che da timido giovinetto diviene un uomo traboccante di peccati inconfessabili, mi ha un poco alla volta sedotta ed abbandonata, proprio come gli ha ben insegnato il suo caro Lord Henry. Insomma, il contenuto è assai gradevole, lo ammetto, ed è anche interessante il fatto che si sa che Dorian commette dei peccati per i quali la sua anima si macchia giorno dopo giorno, anno dopo anno, mentre il suo corpo rimane eternamente fanciullesco, ma non si sa effettivamente QUALI siano tali peccati.

Il ritratto di Dorian Gray è forse stato scritto per mettere il lettore di fronte ai propri peccati assieme a quelli di Dorian?

Mah, questo lo scopriremo solo leggendo!

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂, 5 \ 🍂🍂🍂🍂🍂

venerdì 9 dicembre 2022

Recenzione "Zelda" - Gea Petrini

 
TRAMA

Il mio gemello è morto. Non ho altra scelta, devo tornare in Canada e affrontare il passato. Una zia che odio, una migliore amica che ho abbandonato. Ma a Shadeville, la cittadina sul lago dove sono cresciuta, la morte di William è avvolta nel mistero. Mentre cerco la verità incontro lui, Colin.

I capelli spettinati, gli occhi rubati al fondale del mare, le mani di nodi e segreti.

Posso davvero fidarmi di lui?

Zelda è un paranormal romance autoconclusivo, primo romanzo della serie Shadow Girls, le Ragazze d'Ombra, storie che hanno come protagoniste ragazze del paranormale tra amore, passione, misteri.

I libri si possono leggere in maniera indipendente.

Shadow Girls, la verità si nasconde nell'ombra.


RECENSIONE

"Quando qualcuno sa chi ami, conosce i tuoi punti deboli."

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio angolo di carta ed inchiostro!
Oggi vorrei parlarvi di Zelda, un paranormal fantasy romance scritto dalla sensuale penna di Gea Petrini che ringrazio per la copia omaggio e per la fiducia!
Zelda è il primo volume della serie Shadow Girls, io avevo già avuto modo di conoscere la scrittura dell'autrice collaborando per la Darkness Chronicles, che se non conoscete, vi invito a recuperarla perché merita davvero tanto e potrebbe essere un toccasana per gli amanti del dark fantasy!

Tornando a Zelda, ammetto che questo libro mi ha tirata fuori dal blocco in tempo zero, poiché lo stile fluido e accattivante di Gea mi ha permesso di finirlo in breve tempo e di apprezzarne anche e soprattutto la storia, nonostante sia comunque una trama che per molti potrebbe essere già rivista, se pensiamo che si parla di licantropi e storie d'amore tormentate.
Sbagliato!
Anche io credevo inizialmente di trovare una vicenda piena di vecchi cliché, e per certi versi se penso al protagonista maschile della storia, ovvero Colin, il classico bello e tenebroso, il mio ragionamento potrebbe anche starci, dato che è esattamente il ragazzo tormentato con un passato oscuro e gli occhi magnetici, eppure non sono riuscita a staccarmi dalle pagine di questo libro perché avevo troppa voglia di scoprire cosa succedesse alla fine.
La protagonista femminile, Zelda appunto, una ragazza forte ed indipendente che si è trasferita dal Canada, sua terra natale, in Norvegia, è costretta a tornare nel paesino in cui ha passato parte della sua non del tutto rosea infanzia in seguito alla prematura scomparsa del suo gemello William.
Zelda è consumata dal dolore della perdita, dal fatto che sua zia, l'artefice di un'adolescenza piuttosto turbolenta e piena di traumi mai superati, le abbia impedito di partecipare al funerale di suo fratello, ma è anche divorata da dei forti dubbi che riguardano la morte di William stesso, morto, sostiene la zia, in un incidente, ma che in realtà, scopriremo più avanti, scompare in circostanze misteriose.

Le risposte che Zelda cerca sembrano custodite dalle persone che una volta facevano parte della sua vecchia vita a Shadeville, come la sua migliore amica Alexis, una personalità focosa e dirompente che vorrebbe tenerla lontana dai guai, ma che finisce inevitabilmente per incuriosirla ancora di più, e altri personaggi secondari, ma la verità che la ragazza cerca con tutta sé stessa sembra essere celata e protetta con unghie e denti proprio da Colin, un ragazzo dagli occhi blu e profondi che la respinge in ogni maniera possibile, causando però l'effetto contrario.

Zelda e Colin si avvicinano sempre di più, in una danza fatta di repulsione ed attrazione, e nel frattempo nel corpo della ragazza inizia una lenta trasformazione irreversibile, che lei fatica ad accettare, non comprende, ma che lui saprà guidare nel migliore dei modi, perché lui sa bene cosa le sta succedendo, solo che non vuole rivelarglielo, perché così anche gli altarini sulla morte di William uscirebbero allo scoperto e allora sarebbe la fine; Zelda non sarebbe più al sicuro, e la sua esistenza minaccia quella di qualcuno che pagherebbe per vederla morta.

In una corsa sfrenata contro il tempo, assistiamo alla lenta mutazione di Zelda che scoprirà la sua vera natura e di conseguenza quella di Colin, scopriremo cosa sia successo davvero a William e quindi anche le varie dinamiche che hanno portato alla sua morte, e alla fine rimarrete stupefatti di fronte alle rivelazioni che vi lasceranno sicuramente a bocca aperta, più di questo non posso dirvi!

Zelda ha un'ambientazione dark, oscura, che si sposta dalla caotica Tromso alla tranquillità di un paesino chiuso ed anche un po' bigotto del Canada, Shadeville, dove tutto ciò che succede tende ad essere nascosto ed insabbiato, in una sorta di omertà comune.
Gli abitanti si fanno i fatti loro e gli estranei, gli stranieri, non sono visti di buon occhio dalla comunità, ma anzi, vengono anche in qualche modo allontanati ed esclusi.
Come già detto, lo stile di Gea non perde la sua vena di sensualità che lo contraddistingue, e che darà il suo massimo nelle scene spicy, perché tenetevi forti, quelle presenti sono davvero piccanti ma non cadono mai nel volgare, mantenendo la loro elegante piccantezza. 
Una nota di merito va sicuramente alla caratterizzazione dei personaggi, ben costruiti e delineati, basti pensare alla esplosiva Alexis, l'amica di Zelda, sempre pronta a spronarla e a tirarla su di morale col suo entusiasmo contagioso, o a Zelda stessa, dall'animo malinconico, riflessivo, ma estremamente coriaceo, per poi finire su Colin, che a volte ho trovato leggermente instabile ma coerente, e devo ammettere che con alcune sue azioni non sono andata molto d'accordo, tuttavia...come resistergli?
Una lettura che consiglio a chi vuole immergersi in un mondo cupo, a volte crudele, ma condito dalla giusta dose di sensualità, sentimenti, azione e suspense!

LA MIA VALUTAZIONE

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martedì 6 dicembre 2022

Recensione " Codice F.A.T.A Vol. 1" - Aurora d'Alessandro


 TRAMA

Corre l'anno 2143, l'umanità ha raggiunto la perfezione. Quella per cui ha infettato Myraltha con guerre, depredazioni e genocidi…

Rohese Mary Duskax è una ragazza che abita ai confini del Quartier generale F.A.T.A., là, dove la tecnologia perpetua il suo avanzamento. All'età di tredici anni ha perso suo fratello – Lycall – per colpa di un incidente. Le hanno raccontato che è bastato un piccolo errore di calcolo per rendere fatale un suo progetto, ma lei non ci ha mai creduto. Vuole delle risposte, dei dati certi; vuole andare in fondo alla vicenda. Scavare in quel passato che il Consiglio nasconde e capire il suo vero intento; il progetto finale che prevede per la società. Tuttavia la sua determinazione verrà messa a dura prova.

Una profezia si sta per compiere, il passato irrompe, chiede giustizia e la chiave che tutti cercavano si rivelerà essere qualcosa di decisamente inaspettato...


RECENSIONE

"Aveva vissuto da nomade, vagando lungo i confini impervi dei regni, guardando da lontano il loro splendore e restando invisibile. Aveva invidiato la longevità degli Elfi, la bellezza delle Ninfe, l'unione degli Uomini-lupo e la fierezza con cui i Draghi solcavano il cielo.
Aveva invidiato ogni ricchezza che queste creature custodivano nei loro regni.

Lo aveva fatto per molto, troppo tempo...
E ben presto avrebbe avuto la sua rivalsa.
Perché l'Uomo doveva dominare."

Avete presente i libri in cui ci sono diversi pov e anche molti salti temporali dislocati in luoghi opposti gli uni agli altri? 
Come dite?
Sono libri confusionari e rischiano di rendere la vicenda un guazzabuglio poco chiaro di scene e personaggi?
Allora, forse, dovete fermarvi, fare un bel respiro e prendere in mano il primo volume della saga Codice F.A.T.A di Aurora d'Alessandro, intitolato Il Codice, che io personalmente ho avuto il piacere di leggere in anteprima, e che mi ha sorpresa esattamente per il fatto che tutto è tranne un caotico minestrone.

Aurora ha uno stile davvero molto ben costruito, scorrevole, dinamico, che permette a chi legge di calarsi nella storia, come se ci si fosse direttamente dentro, entrando così in empatia con ogni singolo personaggio, che sia il protagonista principale della storia o anche solo un personaggio secondario o una comparsa.

La storia nata dalla mente dell'autrice è narrata da diversi punti di vista, e già qua l'impresa potrebbe risultare ardua per il fatto che si potrebbe creare della confusione, perché alcune volte leggere più dinamiche date da personaggi differenti potrebbe risultare ostico, e la lettura risultare quindi pesante e noiosa, ed in più i vari punti di vista vengono raccontati e contestualizzati in diverse epoche storiche, che vanno da ambientazioni simil preistoriche o medievali, ad epoche futuristiche super industrializzate e tecnologiche dove l'essere umano ha raggiunto la sua tanto agognata perfezione.
Il fatto è che io stessa credevo di incappare in un libro che mi avrebbe destabilizzata per questi due motivi principali, il punto è che invece ne sono rimasta entusiasta non solo perché ogni salto nel tempo ed ogni pov sono gestiti con maestria e consapevolezza, ma anche perché nonostante tutto, nonostante i tanti protagonisti, sono riuscita comunque ad affezionarmi al mondo creato da Aurora e ai suoi pupilli.

Diciamo che questi numerosi salti temporali con annessi personaggi sono fondamentali per il regolare svolgimento della vicenda, dato che per arrivare alla soluzione finale, alla rivelazione finale, si deve tornare indietro nel tempo a sbrogliare e scoprire i vari tasselli che contribuiscono a costruire passo dopo passo l'intreccio della trama, rendendolo meno complicato, esattamente come i pezzi di un puzzle complesso.

Il disegno che sta dietro al Codice è molto più complesso di ciò che  Aurora vuole far trasparire, è un po' come un castello fatto di mattoncini che per essere innalzato ha bisogno di tutti i pezzi, anche quelli nascosti che all'apparenza sembrerebbero privi di importanza, ma che poi scopriamo essere necessari alla buona riuscita della missione.

Il worldbuilding è qualcosa di innovativo, dove si mescolano le razze delle creature fantasy più conosciute, ma elaborate sotto altre vesti, più nuove forse, e delineate in modo più pignolo, con le loro caratteristiche principali e le loro abitudini: un apprezzamento in particolare va ai Uomini-Lupo, il cui regno mi è entrato nel cuore non solo perché sono amante accanita dei luoghi freddi e bui, che richiamano in qualche modo le caratteristiche dei territori nordici, ma anche e soprattutto per la loro devozione verso ciò che rappresenta la famiglia, esattamente come un vero e proprio branco di lupi.

Ci troviamo quindi di fronte ai mostri sacri del fantasy se li vogliamo definire così, come gli Elfi o i Draghi, o le Ninfe, e soprattutto le Fate, ma non come le intendiamo noi, sia chiaro, e tuttavia c'è sempre e comunque quella razza che vuole prevalere sulle altre, invidiosa forse per i loro poteri o il loro modo di porsi, caustica nella sua ricerca spudorata della perfezione, e che per poterla raggiungere è pronta anche a causare il male più assoluto, ovvero la razza umana.

Non voglio parlarvi troppo di ciò che c'è dentro questo libro, che va ben oltre un semplice mondo fantasy basato su una missione da compiere e un segreto da svelare, però vorrei portare due minuti di attenzione anche ai personaggi che sicuramente hanno molto da insegnare, partendo proprio dalla coraggiosa Rohese.
Rohese è una ragazza che non ha bisogno di aiuto, non è la classica principessa in pericolo che aspetta l'arrivo del suo principe azzurro, anche perché ha imparato già, nonostante la giovane età, come sia la vita e cosa essa possa dare e togliere con la stessa facilità, di conseguenza è una vera e propria temeraria che non teme niente e nessuno.
Avrà sicuramente anche lei dei momenti in cui verrà destabilizzata, certo, ma tuttavia è sempre pronta a rialzarsi, anche quando il peso di segreti tremendi e rivelazioni scioccanti le graverà sulla schiena, soprattutto in quei momenti, oserei dire.

Ho quindi apprezzato la sua caratterizzazione, lo spessore che Aurora le ha donato, così come lo ha donato agli altri protagonisti, così come ho adorato i viaggi nel tempo, dato che secondo me è una caratteristica che non viene trattata ancora abbastanza nei libri e che vorrei vedere realizzata molto di più del solito.

Insomma, visto che non voglio fare spoiler e non voglio nemmeno ammorbarvi con argomenti che potrebbero rivelare anche troppo, vi invito a recuperare questo libro, e ad immergervi in un mondo (o più mondi?) fatto di amicizie, amori, lealtà, dolori, legami forti ed anche tradimenti, intrighi e passioni nascoste, perché fidatevi, questo di Aurora non è il solito fantasy, ma è IL fantasy che potrebbe cambiare alcune vostre prospettive.

Consigliatissimo!

LA MIA VALUTAZIONE

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lunedì 14 novembre 2022

Recensione "The last moon II - La furia dei mari"

TRAMA

Niente è più come prima.
Certezze sgretolate, verità venute a galla. Il temibile Fenrir è stato liberato e Tacita Muta è stata imprigionata.
Il Concilio Nascosto si è riunito e la sentenza sulle sorti del mondo magico è alle porte. Una Luna Nuova sta sorgendo, ma saranno tutti disposti ad accoglierla?
 
Tra nuove creature, alleati e nemici, Amelia si getterà in un mare di fitti misteri che nemmeno l'ultima copia del Vǫluspá riporta tra le sue pagine. Farebbe di tutto per salvare la vita di chi ama, anche mettere a repentaglio ogni certezza.
Fili mossi da divinità vendicative. Un piano molto più grande. Una sfida al destino.

RECENSIONE

 
Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio piccolo mondo di carta ed inchiostro!
Oggi torno a parlare di libri e voglio farlo con una recensione a cui tengo tantissimo, dedicata ad una scrittrice emergente che seguo ormai dagli albori, e che mi ha dato la possibilità anni addietro di fare da beta reader al suo primo volume, nonché di ripetere la stessa esperienza anche quest’Estate.
Se vi state chiedendo di chi stia parlando, sveliamo subito l’arcano!
Il fantasy di cui chiacchiererò oggi è La Furia dei Mari, il secondo volume della saga The last moon, di Chiara Lotti, e di cui, se volete, trovate la recensione senza spoiler del primo proprio qui . 
Se nel primo libro avevo avuto da ridire sulla leggera mancanza di descrizioni degli ambienti e sulla caratterizzazione dei personaggi, in questo secondo capitolo della saga mi sono ricreduta totalmente, e vi dirò anche di più, Chiara mi ha sorpresa in tutto e per tutto, sia per quanto riguarda i protagonisti della vicenda e le new entry, di cui una ha già il mio cuore, sia per quanto riguarda lo snodarsi della storia, l’intreccio degli eventi, e la vena adrenalinica che si respira per buona parte del libro.
Prima di parlare del contenuto in sé, vorrei spendere anche e soprattutto due parole sulla grafica pazzesca di La furia dei mari, visto che ultimamente si vedono più spesso libri pubblicati da grandi CE che puntano sull’estetica, certo, facendola anche pagare molto più della media che un lettore si possa aspettare, trascurando il contenuto, o viceversa.
Ecco, qui abbiamo un chiaro esempio di buona qualità sia dal punto di vista grafico, sia dal punto di vista dei contenuti, che anche quello del prezzo, totalmente, a parere mio, adatto a quello che Chiara ci offre.

Aprendo quindi il libro, di cui ho scelto la flessibile per una questione di comodità, ci troviamo subito di fronte ad un Bestiario con alcune delle creature appartenenti al mondo di The last moon, scritto sottoforma di taccuino dalla mano di un personaggio misterioso (che io personalmente non ho ancora capito chi sia, o forse l’ho capito ma non sono convinta), con annesse le classiche cancellature o sottolineature di un vero e proprio diario scritto a mano.
Alla fine, invece, abbiamo un Oroscopo norreno inedito creato appositamente da Chiara per la saga, e su cui potete trovare il vostro segno zodiacale con una piccola lista di corrispondenze (io sono del Serpente e devo dire che in alcune cose è completamente azzeccato, mio malgrado, evidentemente il serpente è il nuovo Leone), dopodiché, oltre a tutto ciò, non posso non menzionare le piccole illustrazioni ad ogni inizio capitolo, che in qualche modo arricchiscono l’edizione, rendendola più calda, più intima, proprio come i diari segreti che scrivevamo nei tempi in cui eravamo più piccini.
Nota di merito va sicuramente alla copertina, che, a differenza del verde cupo del primo volume, presenta invece i colori degli abissi marini, in cui di fatto è ambientata buona parte della storia, con al centro un serpente stile uroboro che si mangia la coda, e che forma un otto quasi perfetto, l’unico occhio presente è una scheggia gialla e brillante.
 
Tralasciando quindi l’estetica, di notevole qualità perché ammettiamolo, anche l’occhio vuole la sua parte, passiamo alla recensione vera e propria.

“E fu così che, dopo cento anni, i mari si risvegliarono.”


Come ho già detto anche a Chiara, questo libro mi ha sorpresa, ovviamente in senso positivo.
Non mi aspettavo il tenore di azione che tiene alta la tensione per tutta la lettura, perché, a differenza del primo volume, conosciamo già la vicenda, conosciamo i caratteri dei personaggi, e quindi abbiamo la possibilità di concentrarci di più su ciò che succede, e sulle emozioni dei nostri protagonisti.
Amelia lavora alla biblioteca del Concilio, un impiego che non le dà grandi soddisfazioni, che anzi non le interessa proprio per nulla, ma che le consente di mantenersi e di guadagnare qualche soldo in più per poter essere autonoma, autonoma soprattutto da sua zia Hel, colpevole di averle tenuta nascosta la sua vera natura di Lupo Nero.
Nelle prime pagine, infatti, abbiamo un momento di stasi, un momento in cui Amelia sa che c’è qualcosa che bolle in pentola, ma attende solo il momento giusto per farla esplodere ed uscire allo scoperto, e queste prime pagine potrebbero rallentare la storia, mi direte voi, e invece no, il contrario: è proprio in questo inizio che vorrete proseguire la lettura per saperne di più.
Perché la vicenda si fa più intricata, e le vite dei protagonisti si intrecceranno in un modo così ben amalgamato che sarà difficile poi vederli come unici esseri individuali: ogni persona o creatura ha il proprio scopo, che influenza le scelte degli altri, un po’ come un effetto domino, o forse sarebbe meglio dire come una partita a scacchi.
Il primo pedone che compie un passo falso viene mangiato.
E sarà più facile fare scacco matto al re, o in questo caso alla regina, che è Amelia.
Se nel primo libro Amelia era una ragazzina spaventata dalla sua natura e da tutto ciò che le stava attorno, in continuo mutamento, qui è una persona diversa, più matura e consapevole del potere che lei stessa custodisce, e pronta ad usarlo per difendere le persone che ama di più, senza alcuna riserva.
Conosciamo un lato di Amelia meno instintivo e più ponderato, forse, e credo che questo suo lieve cambiamento sia dovuto alla presenza quasi costante del suo Lunare al proprio fianco, Jake, che smorza l’impulsività della ragazza, come quando si getta dell’acqua sulle braci ardenti, riuscendo a farne uscire la parte più razionale, più controllata, più astuta e fredda.
Una caratteristica preponderante di Amelia in questo libro è sicuramente la presa di coscienza della sua dualità, il fatto che non tema più l’oscurità dentro di sé, ma che invece la accetti, rendendosi conto che insieme potrebbero fare grandi cose.
Ma se da un lato abbiamo questo lieve cambiamento da parte sua, dall’altra continuiamo ad intravedere il suo essere testarda, il suo non volere accettare l’aiuto di nessuno, ficcandosi spesso in guai piuttosto gravi.
Ecco che quindi entra in gioco un protagonista che ho personalmente adorato, e che sembra essere capitato a pennello per tirare fuori Amelia dalle situazioni poco gradevoli in cui si infila, alle volte senza nemmeno soppesarne le conseguenze: il suo angelo custode è un omone burbero ma affascinante, dai modi bruschi, dalla chioma argentea, la lingua tagliente e l’arte del combattimento nel sangue.
Atlas, un Lunare difettoso, un mistero tra le creature della sua razza su cui aleggia ancora un mare di dubbi.
Il suo essere diretto, alle volte anche indelicato, ma estremamente sincero e leale, ha fatto di me una delle sue fan numero uno, soprattutto per il modo in cui protegge Amelia, quasi come se tenesse a lei come ad una sorella minore, nonostante il sangue completamente diverso.
E se devo rendere onore ad Atlas per essere divenuto istantaneamente uno dei miei personaggi preferiti, devo dire che anche Jake in questo volume finalmente si è dato una bella svegliata (buongiornissimo caffè Jake!), e nonostante lo si veda gran poco nel corso della storia, la sua impronta rimane bella evidente alle spalle di Amelia.
E finalmente le fa aprire gli occhi su ciò che lei prova davvero per lui e viceversa, facendola anche rendere conto su ciò che in realtà NON prova più per Crystal, la nostra melensa guardiana dei cristalli che si leva dai dintorni (e sono gentile) e che sparisce a fare ciò che il suo ruolo le impone di fare, lasciando Jake ed Amelia a fare i conti coi loro sentimenti, senza ostacoli nel mezzo (scusate ma io proprio non la tollero, Chiara conosce la mia ostilità nei suoi confronti e la trova divertente).
Una menzione speciale va anche a due personaggi ai quali mi sono particolarmente affezionata, e di cui avrei voluto leggere molto di più, ovvero la splendida Lalaith, avventuriera francese col suo onnipresente animaletto appoggiato su una spalla, un riccio di nome Lune, e il conturbante e vivace Gil, che spero apprezziate tanto quanto ho fatto io, perché secondo me merita tantissimo (e io so una cosa di lui che forse molti non sapranno, ma che uscirà prima o poi he he).
Se invece vogliamo parlare di worldbuilding, qui Chiara ha avuto il suo bel da fare!
Ho amato tantissimo il fatto che abbia ambientato parte della vicenda in una nave nel mare in tempesta e in generale su uno sfondo marittimo, per dare anche una degna entrata a Jormungandr, il serpente marino vecchio come il mondo che Amelia ha intenzione di sfidare per ottenere il leggendario pugnale dai poteri immensi.
Molto apprezzato sicuramente tutto l’intrigo che riguarda una new entry nel libro, ovvero il dio degli inganni Loki, determinato nella sua missione di portare il caos nel mondo con ogni mezzo, attraverso l’apertura di determinati portali, e di conseguenza super approvata anche la caratterizzazione del dio stesso, descritto un po’ come un principe tenebroso e un po’ come un demone trickster dall’indole capricciosa ed arrogante.
Se vogliamo parlare degli altri protagonisti secondari, posso affermare con tranquillità che Chiara ha saputo gestire le loro entrate (e anche le loro uscite) in modo magistrale, senza risultare confusionale, continuando a mantenere alto il tono della storia, creando anche personaggi moralmente ambigui che sono sicura potrebbero avere tutte le carte in regola per entrarvi nel cuore.

Un punto a favore va inoltre allo stile dell’autrice, semplice e diretto, costruito appositamente per creare quella suspense che ci guida per gran parte della storia fino alla fine, dove ci sarà il colpo di scena per eccellenza che, vi avverto, potrebbe lasciare l’amaro in bocca a molti di voi: io lo devo ancora digerire e voglio proprio sapere come Chiara avrà intenzione di riparare al danno, perché altrimenti non avrei la minima idea di come potremmo continuare a rimanere amiche, ovviamente si scherza. Forse.
Sta di fatto che mentre leggevo La furia dei mari durante il betaggio mi rendevo conto di quanto la scrittura di Chiara fosse maturata, di quanto si fosse in qualche modo ammorbidita, fosse diventata più sinuosa, più attraente, più consapevole, più fluida, indice del fatto che probabilmente lei stessa abbia compiuto un lavoro notevole sul suo modo di scrivere.

Con Chiara è maturata anche Amelia, sono cresciuti tutti i personaggi, e questo libro ci parla quindi di transizione, di cambiamento, è un consiglio a rischiare, a fidarsi del proprio istinto, a seguire il proprio cuore, appoggiandosi però anche alla parte più razionale e riflessiva di noi stessi: è sicuramente un libro in continuo mutamento, e si percepisce eccome, sia dai comportamenti e dalle scelte dei personaggi, sia dall’ambientazione che cambia, che viene plasmata dalle mani dell’autrice prendendo sembianze sempre diverse a cui tutti, volente o nolente, si devono abituare.

Ho visto nascere e crescere The last moon sin dagli albori, ve l’ho già detto tantissime volte e mai smetterò di ribadirvelo, e ho avuto modo di conoscere Chiara come persona, una persona che ha messo molto di sé stessa anche tra le righe dei suoi libri, e che anche voi avrete modo di conoscere attraverso le sue parole; con questo secondo titolo posso tranquillamente rassicurarvi dicendovi che se cercate un fantasy in cui ci sia il giusto equilibrio tra sentimenti, azione, momenti piccanti, introspezione, colpi di scena e tanto altro, perché fidatevi c’è tanto altro, questo è ciò che fa per voi.
Entrando nel mondo di Chiara vi sembrerà di fare un giro in giostra, tra personaggi dalle mille sfumature, luoghi sperduti e fantastici, creature sempre nuove e curiose, avrete davvero la testa che gira a fine corsa, ma la mente sazia!

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂🍂 , 5 \ 🍂🍂🍂🍂🍂