mercoledì 17 novembre 2021

Review Party "Le vite dei Santi" - Leigh Bardugo

 



TRAMA

Direttamente dalle mani di Alina Starkov alle vostre, la riproduzione fedele della Istorii Sankt'ya , per permettervi di entrare nelle pieghe più profonde dell'amatissimo universo creato da Leigh Bardugo. Una raccolta di storie che raccontano le vite, i martirii e i miracoli dei Santi a voi più familiari, come Sankta Lizabeta delle Rose o Sankt Ilya in Catene, ma anche le vicende più strane e meno conosciute, come quelle di Sankta Ursula, Sankta Maradi e del Santo senza Stelle. Una collezione resa ancora più preziosa dalle tavole a colori che accompagnano ogni storia.


RECENSIONE

Buongiorno lettori!
Oggi giungo a voi con una nuova recensione su una splendida raccolta di racconti con cui la nostra Sankta Leigh Bardugo ci riporta tra i miti e le leggende che hanno dato vita ai famosi Santi che sentiamo così tanto nominare nei suoi romanzi dedicati al Grishaverse e ai miei adorati Corvi: sto parlando di "Le vite dei Santi" edito Mondadori che ringrazio per avermi permesso di partecipare al Review Party, assieme ad Alessandra di Raggywords, sempre molto gentile e disponibile.

"Ma altri ancora lo venerano, il Santo senza Stelle, patrono di chi cerca salvezza nell'oscurità."

Ebbene sì! Queen Bardugo colpisce ancora! E questa volta lo fa con una raccolta di racconti tutta dedicata ai Santi che vengono celebrati nel regno di Ravka, e di cui sicuramente saprete già qualcosina se avete letto la dilogia dei Corvi o lo trilogia del Grishaverse!
Essendo un libricino piuttosto breve, ed essendo ancora più brevi i racconti di cui andrò a parlarvi, la lettura scorrerà talmente veloce che nemmeno ve ne renderete conto!
Lo stile di scrittura è il tipico di Bardugo, anche se leggermente "immaturo" e meno elaborato rispetto a quello che abbiamo trovato in Sei di corvi, ma non per questo meno evocativo.
Le storie dei Santi venerati nell'universo che quasi tutti già conosciamo, intervallate da illustrazioni degli stessi che li ritraggono nel loro ambiente caratteristico, sono storie di tempi antichi, quando ancora i popoli non credevano ad entità al di sopra delle loro teste o meglio, ad entità che avessero ancora il tempo da dedicare ad esseri così mortali ed insignificanti come lo possono essere appunto gli esseri umani.

Eppure c'è chi ancora crede.
E non passerà molto tempo prima che quel credente venga ricompensato in qualche modo dalla propria fede cieca e devota.
Ma la fede a volte porta alla propria rovina, e le storie dei Santi di Ravka non finiscono col lieto fine, ma con violenti martìri che in qualche modo potrebbero risultare opposti all'idea che tutti noi abbiamo dei Santi, ovvero uomini e donne che hanno dedicato la propria vita agli altri per poi venire adorati come divinità.
In questa raccolta non c'è nulla di più sbagliato.
I Santi che troviamo qui sono persone normali all'apparenza, con vite difficili, approcci alla società altrettanto difficili (per la maggiore non a causa loro ma dell'ignoranza che vi aleggia attorno), ma che possiedono piena fiducia in esseri che vengono celebrati e venerati come Dei, ma che di fatto faticano a mostrarsi o a manifestare i propri poteri.
Poi, però, arriva il momento cruciale in cui il credente diviene colui o colei in cui credere, e allora la gente forse è pronta ad accettare quella diversità, a farla diventare parte integrante della propria vita.
Così, però, non accade, e il più delle volte i Santi vengono usati e spremuti fino all'ultima goccia di sangue o sudore nel nome dell'avarizia e dell'avidità umana, nel nome di qualcosa che da sempre risulta distruttivo e limitativo: un ideale malato.
Perché se questi Santi sono pronti a sacrificarsi per il bene degli altri, gli altri non si tireranno indietro e anzi, saranno pronti a prendersi di tutta l'erba il fascio e anche di più, accusando poi chi si sacrifica di non essere più in grado di mantenere il ritmo di quelle tacite promesse.

Le storie dei Santi sono per un certo verso una rete intricata di favole oscure e macabre, tinte di sangue e sacrificio e dolore, mai nemmeno sfiorate dal concetto di felicità o gioia, o qualsivoglia connotazione positiva.
Anche in queste favole il mondo non è pronto ad accettare ciò che risulta essere diverso o speciale. 
Ma d'altronde non lo è mai stato.
Ancora oggi ci sono Santi che non vengono accettati, ideali malati che vengono perpetrati nel nome dell'ignoranza comune, e vicende narrata a bassa voce al lume di candela, di eroi e persone crudeli, di battaglie interiori, di morte e resurrezione.

I Santi di Bardugo richiamano in qualche modo figure iconiche della nostra cultura religiosa, ma tra tutti spiccano soprattutto il già citato Ilya in catene, Sankta Alina della Faglia, la santa della luce, la luminosa, che col suo splendore ha sconfitto le tenebre create dal Santo senza Stelle.
E qui arriviamo ovviamente al mio santo preferito, appunto.
L'Oscuro l'abbiamo già conosciuto nella trilogia Grisha. 
Sappiamo in qualche modo come sia stata generata la faglia di buio e morte di cui può benissimo vantare la creazione, eppure in questa storia il Santo delle tenebre è un semplice ragazzo incompreso e deriso che chiede salvezza all'oscurità.
La cosa mi ha in qualche strano meccanismo fatto tenerezza, poiché alcune volte, quando la luce sembra talmente lontana da non poter essere raggiunta e quindi impossibile anche solo da concepire, il buio resta sempre lì ad attendere di avvolgerci nel suo funereo abbraccio.
Ed ecco che il Santo in nero arriva a dispensare salvezza, ad accogliere le preghiere dei senza speranza, a dare amore e certezze a chi nella luce non è riuscito a trovarli.
Il Santo senza Stelle è il patrono di chi cerca la luce nell'oscurità.
E io mi sento vicina a questa figura in modo così disarmante e trascendentale che se venisse eretto un culto in suo onore, io diventerei sicuramente una dei suoi adepti  più fedeli!

A parte tutto ciò, questa raccolta di racconti getta una lama affilata di luce su alcune vicende che magari ci sono risultate poco chiare nei romanzi dedicati ai Grisha, costruendo un mondo antecedente agli eventi di cui abbiamo già letto che non mancherà di stupirvi e deliziarvi, nonché di intrattenervi.
Queste sono storie che meritano di essere conosciute, create dal nulla e divenute un universo articolato eppure semplice su cui riflettere, fiabe del colore dell'ebano da sussurrare tra le labbra prima della buonanotte, o di fronte ad un enorme falò nel gelo di una foresta incantata, mentre il mondo là fuori attende un segnale qualsiasi da quei Santi che si sono sacrificati per gli altri senza mai chiedere nulla in cambio.
Un libro a cui non potete rinunciare se volete in qualche modo immergervi ulteriormente nel mondo di Leigh Bardugo e dei suoi piccoli universi sotterranei, conoscendone ogni minimo dettaglio e significato, una sorta di bibbia sacra ed arcaica da tenere avvolta e nascosta in uno stralcio di cielo nero e stellato, tra le pieghe dell'eternità.

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂🍂,5 \ 🍂🍂🍂🍂🍂


PS. Nel banner in alto trovate anche le altre magnifiche tappe dei blog che parteciperanno al Review Party! Mi raccomando, non perdetevele!
Un bacio dalla vostra dama della cripta.





lunedì 15 novembre 2021

Recensione "L'ombra del Corella" - Federica Soprani

 

TRAMA

Roma, 1505. In un cupo sotterraneo di Castel Sant'Angelo, Niccolò Machiavelli fa visita a un prigioniero spagnolo: Michele Corella. Il suo corpo è stato devastato dalla tortura, ma la sua mente ancora vigile e colma di ricordi trascina il letterato in un viaggio nel tempo, sulle tracce di un'avventura tanto grandiosa quanto effimera, l'ascesa e la caduta di un uomo, Cesare Borgia, all'ombra del quale il narratore ha vissuto, custode e araldo di un sogno non suo.

RECENSIONE

Buongiorno lettori!
Oggi questa recensione non era in programma, però ieri ho avuto il giorno libero, e ho iniziato quasi senza grandi aspettative Corella, l'uomo del Borgia, scritto da Federica Soprani, edito Nua Edizioni, che ringrazio per avermi inviato il file digitale in omaggio!

Non mi aspettavo di terminarlo in un giorno, ma non sono riuscita a staccarmi per un attimo dallo stile magnetico di Federica, complici anche l'ambientazione di stampo medievale e la caratterizzazione perfetta dei personaggi, ai quali è impossibile non affezionarsi.

La vicenda ci viene narrata dal punto di vista di Michele Corella, migliore amico e sgherro di Cesare Borgia, figlio illegittimo (come anche tutti gli altri) di Rodrigo Borgia, il pontefice di Roma, seduto sul suo trono insanguinato di San Pietro già da un bel po' di tempo e per questo considerato un nemico temibile e potente.

Già dai tempi in cui non sono altro che ragazzini, Cesare e Michele sembrano conoscere le sorti che li legheranno, e Michele, devoto all'amico come si può essere devoti ad un dio, sceglie di dedicare la sua intera esistenza ad un sogno di grandezza che non gli appartiene, solamente per vedere il barlume feroce di realizzazione personale negli occhi del magnetico cardinale Borgia.

Cesare è un giovane ambizioso, affascinante e bello, affamato di conquista ed avventura, un sole che brucia di passioni oscure e che non si ferma di fronte a nulla, nemmeno ai legami di famiglia.
Michele è una luna pallida ed eterea che si accontenta di riflettere la luce di quel sole accecante: è la spada di Cesare, la sua arma che non teme il versamento di sangue, la mano della Morte che cala sul nemico che minaccia l'equilibrio della famiglia.
Ma come tutte le passioni violente, l'ambizione del giovane Borgia è destinata a bruciare in modo rapido, passando quasi inosservata, ed assisteremo al suo lento spegnimento, al fallimento, al tracollo di un disegno che nella testa del raffinato conquistatore possedeva già il sapore di vittoria e potere inesauribili, terminati invece in una caduta del più efferato degli angeli.
Michele sarà accanto a lui durante tutto il processo: dai primi segnali di una mente turbata, egoista, egocentrica, ebbra sì di arte e poesia, ma anche di lussuria e potere, quel potere a lungo negato per dare spazio ad individui meno meritevoli, quel potere distruttivo che spazza via ogni cosa, ogni persona, facendo attorno null'altro che terra bruciata.

Michele Corella è il boia di Cesare, nonché la sua ombra, il suo simbionte, la mano che pone fine alla vita, che la strappa con delicatezza inaudita, mossa da un ideale che non è il suo, ma del suo padrone, a cui versa tutta la sua lealtà.
E di lealtà l'anima di Corella morirà un po' alla volta di fronte alla crudeltà degli uomini, all'avidità, alle gelosie, alle invidie, a tutti i peccati che si possono trovare nei bollenti o ghiacciati gironi infernali.
Cesare Borgia ormai è inarrestabile, non si ferma di fronte a nulla, nemmeno alle lacrime dell'adorata sorella Lucrezia, o alla morte del fratello maggiore Giovanni, che altro non fa che ravvivare la fiamma rabbiosa che lo divora da una vita.
La sua esistenza è interamente dedicata alla conquista di un'identità che lui stesso fatica a riconoscere, di un'identità che ritrova specchiandosi solo negli occhi di Corella, il suo fidato assassino e amico, perché Michele è conosciuto solo per il suo ruolo, portatore di cattive nuove, e non per altro.
Per Michele non c'è tempo di amare apertamente, può farlo solo nell'ombra, silenzioso, nello stesso modo in cui prende le vite di coloro che gli vengono indicati dal Borgia, una rosa di persone che meritano di morire per la loro posizione scomoda in un gioco in cui non c'è spazio per i deboli, ma dove vale la legge del più forte...e del più crudele e senza scrupoli.

"La morte aveva gli occhi grigi di Michele Corella."

Non saranno poche le volte in cui Michele si chiederà se ne valga davvero la pena di continuare a commettere atti di una certa ripugnanza per un sogno che non è nemmeno il suo, ma MAI si troverà a dubitare delle decisioni e degli ideali perpetrati dall'amico Cesare.
Cesare sarà sempre colui a cui Michele si aggrapperà come una sorta di àncora in mezzo ad una burrasca violenta ed impietosa, e ancora non mi è chiara la natura del loro rapporto, poiché alcune volte aleggia tra i due una specie di tensione che sembra andare oltre l'amicizia, una tensione che risulta quasi sensuale, magnetica, anche un pizzico malata devo ammettere!

"I tuoi peccati sono i miei peccati, Cesare."

Il loro rapporto sarà un sali scendi di emozioni, dato che saranno poche ma struggenti le volte in cui saranno costretti ad allontanarsi l'uno dall'altro, ed altrettanto forti quelle in cui si ritroveranno per riprendere in modo ancora più violento da dove si erano lasciati, nonostante Cesare costringa Michele a compiere azioni che non mancheranno di procurargli qualche dubbio lancinante, soprattutto quando riguardano lui da vicino (non posso dirvi altro per evitare spoiler, ma il Borgia ordinerà a Corella di ammazzare persone che sostanzialmente non avevano nessuna colpa, se non quella di essere di troppo nel grande disegno di conquista del giovane guerriero).

L'ombra del Borgia è un romanzo storico che mi ha conquistata sin dalle prime pagine, in cui all'inizio troviamo un Michele torturato quasi a morte per ammettere le proprie colpe e quelle del suo mandante, ma restìo a confessarle per una lealtà che va ben oltre la minaccia di un semplice dolore fisico, frutto di un amore incondizionato per un megalomane sull'orlo della follia.
E poi ci troviamo a ripercorrere assieme a lui ogni suo ricordo, ogni sua sensazione, ogni suo momento condiviso con Cesare, dal tempo in cui si limitavano entrambi a bravate di poco conto, per poi passare ai primi omicidi, fino a bagni di sangue veri e propri, dove le loro personalità si intrecciano come cespugli di rovi spinosi e rose rosse e delicate.

"...per la tracotanza di un singolo uomo, di quel principe senza scettro che comandava alla Morte, e con il sorriso sulle labbra porgeva la mano per un'ultima danza a chi lo aveva tradito."

Alla fine, tutto tornerà al proprio posto, ma Michele non sarà più lo stesso, perseguitato dai fantasmi di coloro che lui stesso ha eliminato, e dal fantasma di una colpa troppo grande per essere nominata, ma che non basterà a piegarlo: lui, da sempre uomo impenetrabile ed imperturbabile, rimarrà tutto d'un pezzo fino al finale in cui, dopo tanto soffrire, potrà permettersi di riposare...forse.

"Se la morte fosse misericordiosa avrebbe il tuo volto, Michele."
"Se la morte fosse misericordiosa, non sarebbe la morte."

Credo che l'autrice abbia fatto un buon lavoro con l'ambientazione rinascimentale italiana, inserendo in modo magistrale personaggi storici realmente esistiti (un punto a favore va alla forte e fiera Caterina Sforza, donna che rifiuta i dogmi del tempo, combattendoli con un fervore affascinante), una buona dose di intrighi di corte, magheggi, complotti e tradimenti degni della famiglia più scandalosa di tutti i tempi, i Borgia appunto.
Premetto che non conosco la famiglia così a fondo, ma attraverso questo romanzo ho avuto modo di verificare ed avere una panoramica più completa sulla storia dei Borgia e dei loro nemici, ma soprattutto sulla dinamica che ha portato Michele a compiere ciò che ha compiuto.
La vicenda di Micheletto è una vicenda triste.
Destinato ad essere odiato o ignorato da tutti, l'unica persona a cui ha mostrato lealtà e devozione è anche la stessa che l'ha portato alla rovina, eppure lui non se ne pentirà mai e mai mostrerà un momento di cedimento il sentimento che prova verso quel cardinale affamato di potere e mai sazio che è Cesare Borgia.

Un romanzo storico che parla di conquiste, di strategie torbide, di gelosie ed invidie letali, di complotti ed intrighi politici, di guerre sanguinose e corti suntuose, di lussuria ed innocenza, di potere vaticano e potere di stato.
Se gli vorrete dare una possibilità, ne rimarrete sorpresi tanto quanto lo sono rimasta io!
E non ho paura di ammettere che sarà probabilmente una delle letture migliori dell'anno!
Consigliato!

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂🍂, 5  \ 🍂🍂🍂🍂🍂






venerdì 12 novembre 2021

Recensione "L' anima dell'acqua" - Giulia Calligola

TRAMA

Medioevo, a cavallo dell’anno 1000. Leuce è una giovane ninfa oceanina, pudica e timida, in accordo con le virtù femminili della sua epoca. Così come le impongono le tradizioni, è convinta che tutta la sua vita sia già stata scritta, che il suo unico scopo sia quello di sposarsi ed essere una buona moglie. Almeno fino a che non rimane bloccata negli Inferi e tutto il suo mondo si capovolge: non più moglie ma concubina, per obbligo, di un Dio oscuro che teme e crede di detestare.

Ma la realtà è che, nell’oltremondo, i costumi mortali e le tradizioni non hanno mai attecchito del tutto. E il re, in fondo, non è così spietato.

Ora Leuce può studiare, imparare, farsi domande e ricevere risposte. E trovare le sue vere vocazioni.

RECENSIONE 

Buongiorno lettori e buon pomeriggio!
Oggi mi prendo un attimo per parlarvi della mia ultima lettura, una lettura sofferta, come tutte quelle di Giulia Calligola d'altronde, che mi ha lasciato una stretta allo stomaco e un certo velo di malinconia tipici dei romanzi dell'autrice.
L'anima dell'acqua è una novella spin off del romanzo Il giudizio di Persefone (di cui trovate la recensione qui) , assieme a Come la luna e le stelle (di cui invece trovate la recensione qui), ambientato in Egitto, con protagonista il dio sciacallo Anubi e Caterina, migliore amica di Persefone.
Le due novelle si possono leggere anche senza aver letto il libro principale, tuttavia se volete avere una panoramica ancora più precisa e corretta, sappiate che comunque Il giudizio di Persefone contiene vari riferimenti a personaggi e fatti che troviamo anche nelle novelle stesse.

Fatte queste premesse, parliamo finalmente di questa dolcissima novella!
In circa duecento pagine ci troviamo ad accompagnare la giovane Leuce, ninfa d'acqua, nel lungo percorso travagliato che è la sua vita, una vita inizialmente condotta tra le altre ninfe figlie di Poseidone, e poi terminata a corte del Cronide più temuto dell'Olimpo, ovvero il tenebroso Ade.

Leuce viene educata sin da piccola a comportarsi come una donna pudica e timorata, al servizio degli uomini, pronta a soddisfarne ogni desiderio ed ordine, con l'unico scopo di assolvere completamente al ruolo di madre e moglie devota, sempre sottomessa e silenziosa.
Ma quando Poseidone stesso la costringerà a vivere nell'Oltretomba di Ade, Leuce scoprirà che il ruolo di donna come le è stato inculcato sin dalla nascita, non coincide con quello che rappresenta la sua stessa volontà.

Se negli abissi in cui è cresciuta la fanciulla non viene mai iniziata alle arti riservate esclusivamente al sesso maschile, come la lettura e la scrittura, perché ritenute non all'altezza del gentil sesso, e quindi non necessarie, nell'Oltretomba sarà proprio il dio dei morti ad incoraggiarla nell'apprendere tutti i segreti che le sono stati taciuti nella sua vita precedente.
Appena entrata nella corte di Ade, la ninfa non può fare a meno di odiarlo e temerlo, perché la sua fama lo precede sempre ed ovunque: i morti lo temono, ed anche i vivi.
Non c'è posto nel mondo per lui, per essere adorato al pari degli altri Dei, poiché dipinto eternamente come uomo severo ed inflessibile, mancante di pietà e misericordia, poco avvezzo a fare favori ai mortali.
Ma Leuce scoprirà nel corso del tempo che le idee della gente spesso sono basate sull'ignoranza e sul sentito dire; Ade le darà prova di essere invece una divinità che assomiglia agli umani più di quel che immagina e la cosa la destabilizza!
La destabilizza perché lei vorrebbe odiarlo quel Dio giudicatore e perentorio, ma il destino a volte ha uno strano senso dell'umorismo, e la ragazza si troverà a provare qualcosa che non ha mai provato prima e che, si renderà conto, le farà comprendere molte cose che fino ad ora le sono state precluse.

"Ebbe la sensazione che gli uomini, specialmente gli uomini di potere, non si concedessero spesso quel tipo di debolezza. Era un gran peccato. A tutti serve essere deboli di tanto in tanto, anche ai re, anche agli Dei."

Come sempre, sapete benissimo che i romanzi di Giulia sono una sorta di mio punto debole.
La sua prosa vagamente poetica e trascinante riesce in qualche modo a smuovere qualcosa dentro di me come altre letture non riescono a fare.
Partiamo da alcuni temi cardini della novella.
Mortalità ed immortalità.
L'autrice ha saputo creare dei personaggi con cui è semplice entrare in sintonia, soprattutto perché sono sì creature fantastiche, ma in qualche modo umanizzate e più vicine a ciò che siamo noi comuni mortali, coi nostri caratteri, le nostre insicurezze, le nostre paure e le nostre domande.
Ade, come immaginate, è un dio immortale, ma Leuce non ha purtroppo il privilegio della vita eterna e sa che prima o poi la sua esistenza terminerà e che sarà proprio l'uomo che ha amato a giudicarla, una volta pronta ad entrare definitivamente nell'Aldilà.
Leuce è convinta che lui sia talmente fermo ed irremovibile da non ricordare nemmeno il nome delle sue numerose concubine, poiché convinta che le loro essenze vengano spazzate via dal peso dei secoli che inesorabili trascorrono.
D'altro canto Ade, invece, viene dipinto come un gentiluomo d'altri tempi col peso di quegli stessi secoli che grava perennemente sulle sue enormi spalle.
Essendo un Cronide sa come trascorre il tempo, di conseguenza lui è lento: lento a ragionare, lento a muoversi, lento ad amare.
Perché se avete letto Il giudizio di Persefone sapete benissimo che Ade è in grado di amare, di un amore sconfinato che va oltre il concetto di tempo limitato, dato che proprio lui sa e conosce come funziona la Ruota.

Leuce ed Ade impareranno cos'è l'amore.
Lei conoscerà un sentimento nuovo, mai provato, che la travolge come una violenta marea.
Lui conoscerà un amore che sa di nuovo, e che ricorderà nei secoli, che si porterà dentro, che diventerà un pezzo del suo essere eterno. Che in qualche modo farà parte di lui.
Ma vi immaginate come potrebbe essere vivere per sempre vedendo coloro che amate morire uno dopo l'altro, anno dopo anno, mentre voi rimanete giovani per sempre?
Credo sia una delle sensazioni più tristi che un individuo possa provare, accompagnata dal senso di solitudine ed impotenza che, potrete ben intuire, lo stesso Ade sente quando non può impedire che succeda la fine di qualcuno che egli stesso ama.

Ma oltre al tema di mortalità ed immortalità, in questo libro possiamo trovare anche una buona dose di emancipazione femminile.
Siamo infatti in un periodo di stampo medievale, e alla corte di Poseidone le donne vengono istruite al compiacimento dei propri uomini: vengono cresciute con l'ideologia maschilista di dover trovarsi un marito e fare dei figli, divenendo mogli e madri fedeli, devote e pudiche.
Nel momento in cui la fanciulla mette piede alla corte di Ade, si rende conto che la realtà a cui potrebbe avere accesso è ben più ampia di quella che le hanno imposto da sempre.
Lei stessa è ben consapevole del fatto che il suo ruolo sarà quello di concubina, assieme all'altra etere del dio, Miriam, donna di mentalità super aperta che vive la propria condizione e la propria sessualità in modo libero, ma nonostante tutto la ragazza troverà nella sua nuova vita un'indipendenza mentale che non mancherà di sorprenderla giorno dopo giorno.
Ade le insegnerà a scrivere, a leggere, a ragionare con la propria testa, a farsi le proprie idee sul mondo terreno ed ultraterreno, a creare teorie, a sognarle, ma tutto nell'intimità della propria corte, poiché gli altri Dei sembrano essere di stampo differente dal suo e lui ci tiene a mettere in guardia la giovane ninfa: il mondo esterno non è pronto ad accettare donne come lei e Miriam, perché in qualche modo le teme.
L'intelligenza e l'indipendenza femminile fanno paura, e Leuce lo sperimenterà sulla propria pelle, diventando una donna saggia e ferma sulle proprie convinzioni.

Non posso dirvi altro, altrimenti rischierei di farvi qualche spoiler e non lo voglio, davvero.
Dovete immergervi in questa lettura e farvi una vostra idea, calarvi nei panni di Leuce, ma anche di Ade, di Miriam, di tutti. Solo così potrete provare un mare di sensazioni che difficilmente non si scateneranno: la scrittura di Giulia è pura dolcezza ed emozione, è pura empatia, puro amore, e anche dolore, malinconia, tristezza e rabbia.
Quello che però si comprende da questi tre romanzi è che la Ruota gira e non si ferma.
Il destino viene scritto e messo in atto senza prove, è buona la prima, non gli si sfugge.
E Leuce non ci sfuggirà, ma non si lascerà vivere dalla vita.

Conoscetela, e conoscete anche Ade, ne rimarrete sorpresi e magari, come me, ve ne innamorerete.
La sua dolcezza eterna è qualcosa di sublime.

PS. Ora che li ho letti tutti e tre, posso affermare che il mio preferito rimane Come la luna e le stelle, sia per le tematiche trattate, sia per la delicatezza con cui vengono affrontate, come il volo di una farfalla sul petalo di una rosa, non dimenticherò MAI il finale struggente, come tutti del resto, ma quello...dovete leggerlo! DOVETE LEGGERLI TUTTI!
Grazie ancora a Giulia che mi ha permesso di conoscere questo splendido e controverso mondo che ha ri-creato. Che gli Dei siano con voi!

LA MIA VALUTAZIONE

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lunedì 25 ottobre 2021

Recensione "Il segreto della speziale" - Sarah Penner

 
TRAMA

Regola n. 1 Il veleno non deve essere mai usato contro un'altra donna.

Regola n. 2 Il nome dell'assassina e della sua vittima devono sempre essere registrati nel libro della speziale.

Nascosta nei vicoli della Londra settecentesca, la piccola bottega di una speziale è frequentata da una clientela inusuale. Le donne di tutta la città sussurrano fra di loro il nome della misteriosa Nella, che vende veleni difficili da rintracciare e che possono essere usati contro gli uomini che le opprimono. Le regole sono poche ma ferree: il veleno non deve essere mai usato contro un'altra donna; il nome delle vittime e delle assassine verrà per sempre conservato nei registri della bottega. Eliza ha solo dodici anni quando entra dalla porta con l'insegna di un orso per richiedere, su ordine della sua padrona, un potente veleno. Da subito capisce che quel mondo magico, fatto di boccette di vetro, erbe odorose e ingredienti oscuri, è fatto per lei. E chiede alla speziale di poter diventare la sua assistente. Ma sarà proprio un errore di Eliza a sconvolgere il delicato equilibrio del piano di Nella e a scatenare terribili conseguenze che avranno eco nei secoli a venire. Nella Londra di oggi, una ragazza americana appassionata di storia, Caroline Parcewell, trascorre il suo anniversario di nozze in solitudine, fuggendo dai demoni che la perseguitano. Non si aspetta certo di ritrovare, nascosto nelle acque del Tamigi, un indizio che può essere la chiave per spiegare la serie di delitti irrisolti perpetrati due secoli prima. Eppure, le spire del veleno della speziale sono ancora pericolose, e qualcuno potrebbe non sopravvivere... L'esordio in libreria di Sarah Penner è un vero e proprio caso editoriale, adorato dai librai indipendenti che l'hanno scelto come romanzo dell'anno. Una storia affascinante e straordinaria che appena uscita ha scalato la classifica del «New York Times» rimanendovi stabile per mesi. Il segreto della speziale è un debutto magico e sovversivo, che racconta di misteri, veleni e vendette, ma anche di come le donne possano salvarsi a vicenda nonostante le barriere del tempo.


RECENSIONE

"La vita di una speziale è strana e solitaria."

Buongiorno lettori e buon inizio settimana!
Oggi vi parlo di una lettura consumata in appena due giorni, una lettura che mi ha conquistata sin dalle prime pagine e da cui non sono più riuscita a staccarmi: sto parlando di Il segreto della speziale di Sarah Penner, edito HarperCollins che ringrazio per avermi omaggiato della copia digitale!
Magnetica come poche, la scrittura di Penner è in grado di conquistare il lettore e calamitarlo nelle storie di Nella, Eliza e Caroline, donne così diverse, eppure legate da una forza e da una resilienza straordinarie.

La vicenda viene narrata in prima persona, ed è facile entrare in empatia con le donne protagoniste di questo romanzo, oltretutto i capitoli relativamente brevi aiutano ancora di più a proseguire più velocemente nella lettura: ci troviamo di fronte ad uno stile essenziale, non prolisso, ma tuttavia vagamente aulico, quasi onirico.
Quando ci caliamo nei panni di Nella ed Eliza, ci troviamo in un'Inghilterra di fine Settecento, in una bottega nascosta nell'oscurità di un vicolo che si scorge a malapena dalla strada principale, in un contesto in cui le donne sono schiacciate da una società di stampo prettamente patriarcale.
Nella è una speziale esperta, custode dei segreti dell'amata madre che le manca costantemente ogni giorno da quando è morta e che ha sempre lavorato per le donne, per recare sollievo laddove i medici troppo occupati a guarire gli uomini non sono mai arrivati.
Nella è una donna forte, indipendente, ma segnata da enormi sofferenze che ad un certo punto della sua vita l'hanno costretta a dedicarsi al lato oscuro della farmacia, ovvero i veleni.
Oltre ad essere custode dei segreti della madre, Nella tiene infatti un voluminoso registro in cui annota, volta dopo volta, i nomi delle donne che si rivolgono a lei per una delle cose più istintive e primordiali che animano l'essere umano: la vendetta.
E sarà proprio grazie a questa sua dote nel maneggiare veleni che conoscerà la coraggiosa Eliza, ragazzina di dodici anni al servizio di una ricca famiglia, che scoprirà già molto presto dove si possa spingere la crudeltà umana, tuttavia senza mai giudicare ciò che Nella prepara nella tenebra della sua bottega in Back Alley.
Eliza e Nella costruiranno un rapporto controverso basato sulla fiducia e sull'aiuto reciproco, spinto da una buona dose di empatia che l'una nutre nei confronti dell'altra, ma soprattutto impareranno a custodire i segreti di tutte le donne di Londra, ricche e povere, che si rivolgeranno alla speziale per togliersi di torno mariti infedeli, fratelli avidi o padri violenti.

"La speziale era l'amica di noi donne; le sue pozioni , custodi del nostro segreto: quegli uomini sono morti a causa nostra."

Parallelamente alla storia di Nella ed Eliza, troviamo quella di Caroline, ambientata nella Londra dei giorni nostri.
Caroline è una donna che ha appena scoperto l'infedeltà del marito, e che ha bisogno di staccare la spina da una routine soffocante fatta di sogni repressi, la maggior parte dei quali negati proprio da quel marito che l'ha tradita dopo dieci anni di matrimonio.
Caroline sceglie di partire per Londra sola, alla deriva, tentando di ricomporre un puzzle ridotto in mille pezzi di sé stessa, e si trova quasi casualmente a fare mudlarking (ovvero la ricerca di oggetti di valore nel fango del fiume) sulle fredde rive del Tamigi, alla ricerca di vecchi reperti dimenticati dal tempo e gettati in pasto alle gelide acque del fiume.
Sarà proprio un'ampolla di vetro colorato con un simbolo rovinato ed incomprensibile inciso sul lato ad accendere la fiamma della curiosità nella donna, che si ritroverà ad indagare sulla storia di una speziale scomparsa in circostanze ancora misteriose.
Una corsa contro il tempo per comprendere ciò che il passato vuole tenere segreto.
Una corsa contro il tempo per scendere a compromessi col proprio essere e cercare di capire i propri desideri.
La storia delle tre donne si intreccerà in una conturbante tela di avvenimenti tra passato e presente, e la verità verrà a galla portando alla luce segreti impolverati che il tempo ha voluto seppellire.

Il segreto della speziale è un libro scritto da una donna per le donne, questa è la prima sensazione che ho provato mentre mi immergevo tra le pagine della lettura; è una storia di resistenza e segreti, la storia di Caroline che per compiacere il marito decide di mettere a tacere il fuoco dentro di sé, intraprendendo una vita fatta di lavori stabili e giorni identici l'uno all'altro, grigi e statici, privi di quella scintilla che lei ama tanto rincorrere.
Nella è una donna provata dalla vita, che decide di fare della sofferenza la propria forza, dedicandosi alle donne in una società in cui le stesse vengono messe a tacere, schiave nel ruolo preconfezionato dai loro padri di madri e mogli devote.
Diventerà così la custode dei loro segreti, scrivendo i nomi di tutte nel suo grande e polveroso registro, maneggiando sostanze tossiche e veleni letali giorno e notte, confezionando preparati che andranno ad uccidere gli uomini: lei, infatti, non concepisce l'uso delle sue pozioni nei confronti di altre donne.
Nella è un' assassina, in fin dei conti, e lei lo sa bene.
E sa bene che il suo tempo è contato.

"Il mondo non è benevolo con noi donne...e abbiamo poche occasioni per lasciare un segno indelebile."

Eliza irrompe nella vita di Nella come un fulmine a ciel sereno.
Ha solo dodici anni, ma il coraggio e lo sguardo di una donna adulta.
Quando entra nella bottega della speziale, sa che non è per andare ad acquistare un rimedio per la tosse o per il mal di stomaco, bensì per uccidere il suo padrone.
Eppure, composta come poche, Eliza è oltremodo affascinata da quel mondo oscuro, fatto di erbe e sostanze pericolose che se ingerite anche solo in piccole dosi, possono portare ad una morte orrenda, fatta di vomito e sangue, umori freddi e deliri.

"Sono una speziale, ed è mio dovere curare le donne. Per quello sono venute da me in tutti questi anni, e io ho venduto loro ciò che volevano. Ne ho protetto i segreti e ho sopportato il peso dei loro fardelli."

Questa è dunque una storia di solidarietà tra donne, una solidarietà che purtroppo ai giorni nostri sembra essere ancora carente, conseguenza di invidie, gelosie, malelingue e pregiudizi.
Le donne sono le protagoniste assolute di questo libro: donne ferite, assetate di vendetta, donne in sofferenza che hanno perso tutto, donne che cercano la propria identità strappata a forza da uomini che le vogliono mettere a tacere, che le vogliono tenere sottomesse, donne che decidono di rimboccarsi le maniche e di fare delle proprie debolezze i punti di forza, donne maestre nel maneggiare sostanze velenose e letali, che uccidono senza sporcarsi le mani, che operano nel silenzio e nell'ombra, complici di altre donne.
Il segreto della speziale è arrivato probabilmente nel momento giusto, donandomi più consapevolezza.
I sogni alcune volte vengono accantonati nel momento in cui si conosce una persona.
Ci sono uomini che non vogliono vedere la propria donna realizzata, che la confinano a ruolo di madre e moglie, con un lavoro che magari a lei stessa non piace ma che dà stabilità e che quindi contribuisce a mandare avanti la famiglia. 
Ci sono uomini che vogliono annullare la propria compagna, che addirittura non accettano che lei abbia un lavoro, che sia indipendente, che con i guadagni si tolga qualche sfizio, qualche sfizio che lui non vorrebbe si togliesse. 
Uomini che vogliono imprigionare le donne, che le vogliono dipendenti da loro, sia affettivamente che economicamente.
Ecco, Caroline si libera di tutto questo, ripercorrendo la storia di Nella ed Eliza, e di tutte le donne che non hanno accettato quel vincolo maschilista che da secoli ormai le ha costrette a rimanere zitte, impotenti, sottomesse, prive di libertà.

Questa è anche una storia di libertà femminile, emancipazione, coraggio.
Una storia di veleni, misteri e magia. Di affetto, vendette, tradimenti, dolori e rivincite.
Come una fenice che risorge dalle proprie ceneri.
La rinascita. 
L'indipendenza.
La donna in tutte le sue splendide sfaccettature.

LA MIA VALUTAZIONE

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martedì 5 ottobre 2021

Recensione "Le streghe di Moonvalley" - Amanda Fall


 TRAMA

Cosa accadrebbe se in una cittadina fondata da una comunità di streghe alla fine del Seicento cominciassero a verificarsi misteriosi omicidi? Olivia Cromwell, strega novizia ed erede di una delle famiglie fondatrici di Moonvalley, non sembra in grado di attingere all’antica magia ancestrale della propria stirpe per porre fine allo sterminio. I suoi poteri sono improvvisamente impazziti e primordiali creature appartenenti al Regno Sotto la Collina minacciano la cittadina costruita nella Valle. Tra Orobie sotterranee custodi del sapere magico, un Broom and Witchcraft per soli turisti stregoni, un castello infestato, un negozio di amuleti incantati, antichi amori e vecchie faide, gli avvenimenti di un autunno particolarmente gelido segneranno il futuro della Congrega di Moonvalley. Quando la magia e la stregoneria non saranno sufficienti a debellare un popolo antico quanto il mondo stesso, riusciranno Oliva Cromwell e il suo Cerchio a sventare un’arcana vendetta e a riparare agli errori commessi dai loro antenati?

RECENSIONE

"Non abbiate paura della morte poiché essa è solo l'inizio. Non abbiate paura del trapasso poiché attraverso di esso entrerete nel Regno delle Streghe. Non abbiate paura delle anime dei nostri defunti poiché esse racchiudono tutto il nostro sapere magico. E ora, che la celebrazione del Samhain abbia inizio."

Buongiorno lettori e buon Martedì!
Oggi è la giornata perfetta per parlarvi della lettura che ho terminato proprio ieri mattina: il cielo fuori è plumbeo e promette pioggia, inoltre le temperature si sono notevolmente abbassate e la prima foschia mattutina è arrivata ad avvolgere le campagne qui attorno.

Quale momento migliore, quindi, per presentarvi l'ultimo libro che ho letto e di cui mi sono innamorata sin dalle prime pagine?
Le streghe di Moonvalley edito Segreti in giallo Edizioni, e scritto da Amanda Fall, che ringrazio tantissimo per la copia cartacea, è un fantasy che parla di streghe e lo fa con piglio frizzante e deciso, ironico e leggero, senza tuttavia trascurare l'anima dark che sarà il filo conduttore dell'intero romanzo.
Ciò che ho sicuramente amato non appena ho varcato i cancelli di Moonvalley, è stato il worldbuilding creato dall'autrice, un mondo magico che mi ha ricordato l'universo potteriano, mescolato ad elementi gotici da Nightmare before Christmas o La sposa cadavere, per non parlare dell'inquietudine costantemente presente che richiama in modo vago anche quel presentimento sinistro che si può ben cogliere in film come Il mistero di Sleepy Hollow, edulcorato (ma non troppo) da cenni che mi hanno ricordato l'epico Hocus Pocus.
Insomma, se siete alla ricerca di un libro che sia in linea col periodo tetro e cupo in cui ci stiamo addentrando, ma che vi accolga anche in ambienti cozy che sembrano usciti direttamente da Pinterest (frappuccini con zucca e cannella compresi) , non posso che consigliarvi Le streghe di Moonvalley!

"Pumpkin Maple Cappuccino con crema alla vaniglia, panna acida e una spruzzata di cannella."

Tralasciando lo sfondo volutamente creato dall'autrice per calare la storia in luoghi misteriosi e sempre avvolti da un'angosciosa e densa nebbiolina, nel libro troviamo una storia che si snoda tra passato e presente: se da una parte la vicenda si svolge ai giorni nostri, in cui a Moonvalley la stregoneria non è un mistero, ma anzi, rappresenta l'energia che in qualche modo fa andare avanti la piccola cittadina, dall'altro troviamo dei momenti in cui si torna indietro ai processi più scabrosi nella storia della caccia alle streghe.
Amanda ha saputo costruire in modo coerente e senza difficoltà ogni singolo tassello appartenente al passato, che poi porterà al puzzle completo di rivelazioni finali, incastrandolo nel presente senza farlo risultare fuori contesto o troppo forzato: l'insieme di scene si amalgama perfettamente creando una trama che fila senza intoppi e che si snoda in modo scorrevole.

Un altro punto a favore va sicuramente alla caratterizzazione dei personaggi.
La storia viene narrata in terza persona da diversi punti di vista, quindi avremo delle parti in cui vivremo nella mente di Olivia Cromwell, la protagonista principale, per poi spostarci anche tra gli altri personaggi, come Cordelia Stonemoss, che io ho personalmente amato, oppure Julian e Chris, di conseguenza possiamo viverci la vicenda a 360 gradi, comprendendo meglio alcuni elementi importanti per lo sviluppo della trama.
Ogni personaggio, come vi ho già anticipato, è stato descritto in modo a mio parere impeccabile, perché descritto con peculiarità che lo differenziano dagli altri (basti pensare ad esempio ad Olivia, ragazza che si può leggere come un libro aperto, che esterna le proprie emozioni, riflessiva e non impulsiva, e alla migliore amica Cordelia, smaliziata, una testa calda, esplosiva e focosa, poco incline all'esternare i suoi sentimenti); inoltre, ho amato come ogni strega in questo libro abbia una caratteristica fisica peculiare che appartiene alla famiglia da cui discende (come ad esempio i canini appuntiti per la famiglia Cromwell).

Così come il fisico, ogni famiglia di streghe padroneggia un certo tipo di magia.
Ma badate bene che in questo libro non esiste il concetto di magia buona e magia cattiva, e per me questo è un argomento davvero molto delicato, poiché a parere mio la magia non è mai bianca e nera, ma dipende tutto dalle intenzioni della strega stessa.
Fatta questa premessa, posso sostenere che questa visione della magia viene descritta molto bene anche in questo libro, poiché ogni genere di stregoneria effettuata qui non è mai buona o cattiva, ma assume piuttosto una piega neutra (o come già dicevo, dipende dalle intenzioni di chi compie la magia); in ogni incantesimo, ad esempio, viene utilizzato il sangue, che in antichità si pensava venisse usato esclusivamente nei rituali di magia nera, ma che in realtà ha un significato molto più profondo, e viene quindi impiegato anche in riti prettamente "bianchi".

Avremo quindi il cattivo in questa storia?
Ni, perché come dicevo dipende dai punti di vista.
Il cattivo principale c'è, ed è anche piuttosto antipatico, ma scoprirete che alcuni "malvagi" in questa storia non lo saranno per niente, mentre altre persone che si guadagneranno la nostra fiducia alla fine non saranno altro che impostori. E tutta la storia sarà ancora una volta capovolta!
Preparatevi a colpi di scena che si concentreranno soprattutto verso la fine, e si susseguiranno in maniera talmente ravvicinata che vi lasceranno senza parole, assicurato!
Inoltre, non ci sarà un lieto fine, o almeno, molte cose rimarranno in sospeso e verranno credo rivelate in un secondo volume al quale l'autrice sta già lavorando (ed io sono curiosa di sapere come andrà a finire!).

C'è la componente fantasy?
Sì, ed è massiccia e come piace a me. 
Rispetto a Le streghe in eterno in cui non ho trovato nulla di fantasy, qui la magia e la stregoneria, le pozioni ed i rituali arcaici, gli incantesimi sussurrati in latino a fior di labbra, fate crudeli, fantasmi, spettri e scuole di magia vi usciranno anche dalle orecchie e ne rimarrete estasiati!

C'è la componente romance?
Ovvio, ma non pensate che sia stucchevole e melensa.
Il romance c'è ma è dosato in modo consapevole e si incastra perfettamente nella storia, ma non voglio svelarvi altro se non che una ship in cui speravo finalmente (perché solitamente non sono fortunata con le ship) si è realizzata, anche se rimane in sospeso anch'essa nel finale (non vedo l'ora di conoscerne gli sviluppi).

Nel complesso Le streghe di Moonvalley mi è piaciuto?
Ammetto che è stata una lettura davvero intrigante ed in linea col periodo autunnale che io personalmente adoro; leggendo ed avanzando ad ogni pagina mi sembrava di trovarmi lì, in quella cittadina dove i tetti delle case assomigliano a cappelli di strega dalle punte affusolate, dove le insegne di gatti col pelo rizzato in ferro battuto vengono sbatacchiate qua e là dal vento che promette l'Inverno, dove manti di foglie ingiallite rivestono i marciapiedi, dove l'oceano lambisce gli scogli con le sue acque gelide popolate da creature misteriose, dove regna la tranquillità dei cimiteri monumentali e dove gli spettri infestano i castelli abbandonati.
Forse una cosa che non mi ha fatta particolarmente impazzire è la lunghezza di alcune frasi che rendono a volte la lettura leggermente difficoltosa, arricchite da descrizioni un po' troppo piene di fronzoli, ma per essere un romanzo d'esordio è davvero un'ottima partenza!

Una menzione speciale va ad alcuni luoghi di cui mi sono innamorata, sia per nome che per caratteristiche, come il Lunastero, una sorta di municipio magico in cui vengono raccolte tutte le scartoffie ed i documenti relativi a vita, morte e miracoli di ogni creatura magica residente a Moonvalley, oppure le splendide Orobie, luoghi sotterranei antichi in cui le streghe si riuniscono per imparare le arti magiche e dove vengono custoditi tutti i saperi delle varie famiglie, una specie di Hogwarts, ma sottoterra.

Ed ovviamente, non posso non nominare ancora una volta il mio personaggio preferito , ovvero la mia carismatica Cordelia, strega dotata di un potere immenso, dal temperamento focoso e dalla passionalità dirompente, che si diletta nell'arte della Negromanzia e del Voodoo; e poi, accanto a lei, Marcel Levistain, stregone divinatorio che mi ha incantata coi suoi due occhioni blu e la sua costante insicurezza mascherata di arroganza.

Ancora vi state chiedendo se leggere questo libro?


LA MIA VALUTAZIONE

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martedì 28 settembre 2021

"Come anima mai" - Rossana Soldano

TRAMA

Inghilterra, 1936.

Lewis Ellsworth, figlio del Duca di Buccleuch, è attento a tenere i suoi incontri sessuali lontano dagli ambienti aristocratici. All’inizio del suo secondo anno a Cambridge, però, scopre che il ragazzo con cui si è intrattenuto in un pub è uno studente del suo stesso college. Intelligente, affascinante ed eccentrico, William Chase entra nella sua vita come un tornado, scuotendo certezze e intenzioni.

Due studenti privilegiati, colti e raffinati, ubriachi di arte e letteratura, ebbri di emozioni e ambizioni.  Ma in una società in cui persino al Re non è permesso scegliere di chi innamorarsi, Lewis e William vivono un amore diverso, vietato e voluto, doloroso e intenso, nascosto agli occhi del mondo.     

Una storia fatta di coraggio, segreti, passione e contrasti, di crescita e conflitto, alla ricerca di una Wonderland nascosta dietro specchi di ipocrisia. Due vite che si incrociano e si salvano, due anime destinate a perdersi e a rincorrersi sullo sfondo dell’Europa del secolo scorso, un’Europa controversa e stuprata dalla guerra, in cui l’amore crea più scandalo dell’odio, in cui credere alle favole sembra quasi impossibile, ma è l’unica via d’uscita.

Perché, forse, Wonderland non è un dove, ma un quando.

"Ci rincorrevamo come sabbia in una clessidra e niente
si andava a perdere mai; pieni, davvero, solo se insieme.
 
Solo che allora, stretta nei nostri corpi, la felicità pensavamo di poterla
tenere con noi per sempre, marchiandocela addosso come l’amore sulla vita."


Buongiorno lettori e buon Martedì!
Oggi vi voglio parlare di un libro che molto probabilmente, anzi sicuramente, sarà la mia lettura preferita dell'anno, senza ombra di dubbio.
Quando mi è stato suggerito (o meglio quasi imposto in modo amichevole. Grazie Francesca ed Elisa) di leggere Come anima mai, ho continuato a procrastinare pensando che la storia e il genere non avrebbero potuto entrare tra le mie preferenze, di conseguenza ho esitato, lo ammetto, ma poi è giunto un periodo della mia vita in cui ho deciso di voler voltare pagina e provare qualcosa di nuovo dal punto di vista "libroso".
Quindi mettetevi comodi, perché le cose da dire sono tante e spero di esserne all'altezza, perché se alcune volte è facile parlare di un libro che non ci ha entusiasmato o che non abbiamo proprio apprezzato, credo sia più difficile e complesso parlare di una lettura che ci ha conquistati sin dalle prime pagine, poiché trovare le parole ora come ora ( e forse anche in futuro) mi risulta ostico.

Come anima mai è il classico libro che non ti stancherai mai di rileggere, ma che nel contempo sei consapevole ti possa distruggere psicologicamente ad ogni rilettura.
La trama la potete trovare tranquillamente qui sopra, non vi sto a ripetere ciò che già potrete scoprire leggendola, ma ci tengo a dirvi che non ci sono abbastanza parole per definire questa storia, una storia di una delicatezza inaudita, ma di uno struggimento che di fronte ad un libro non ho mai, e dico mai, provato.
Premetto che non sono un'amante sfegatata dei libri che trattano storie d'amore, anzi, non ne leggo mai perché credo che si debba saper parlare bene di amore ed ho sempre paura di rimanere delusa dalla presenza dei soliti cliché triti e ritriti e di situazione melense ed esagerate che non rispecchiano la realtà.
Con Will e Lewis, invece, ho trovato quello che mi aspetterei io da una storia d'amore, ovvero quel sentimento, quella forza e nel contempo quella sensibilità, quel dolore e quel senso di non essere mai abbastanza, quella voglia di migliorarsi per l'altra persona sempre e comunque, quella nostalgia, quella malinconia, che servono a rendere una relazione più veritiera, più vera.

"Resta è una pretesa. Torna è una promessa. Di chi rimane. Di esserci, ancora."

Will e Lewis non potrebbero essere più diversi.
William Chase proviene da una famiglia di estrazione borghese, mentre Lewis Ellsworth è un lord inglese che viene cresciuto in funzione al ruolo che assumerà quando dovrà prendere le redini dell'eredità aristocratica regalatagli dal padre.

Will ama l'arte in ogni sua forma, è un sognatore, intelligente, è raffinato, posato, sa come trattare con gli altri, sa come attirare l'attenzione, non si scompone quasi mai, mantiene sempre un certo velo di mistero e discrezione che non fanno altro che ingrandire il suo fascino.
E poi è dannatamente bello e sembra che al mondo non esista nulla che lui non sappia fare.
Lewis, invece, ha le sue insicurezze, ed è impulsivo, focoso, facilmente infiammabile.
Alle volte agisce senza soppesare le conseguenze, e quando si arrabbia tende a dire cose di cui potrebbe poi pentirsi, ma è anche orgoglioso, e non sempre riesce a chiedere scusa, ma quando ama, ama senza mezze misure.

La prima volta che ho letto di loro due, ho pensato subito al fuoco e all'acqua.
Lewis è sicuramente un incendio che divampa, indomabile, ma poi arriva Will, una sorgente di acqua fresca che riesce a smorzare quel fuoco che divora, che distrugge, arginando così il danno.
Entrambi amano in modo audace, forte, quasi distruttivo, ma nello stesso tempo uno compensa l'altro, l'uno non può esistere senza l'altro. 
Loro sono il baricentro, e tutto il resto gravita attorno come uno sfondo sfocato.

Vi giuro che non saprei come aggiungere altro.
Ci ho provato. Ho provato a cercare le parole giuste, ma Will e Lewis mi hanno colpita così tanto nello stomaco che ancora adesso sto cercando il modo giusto per parlarvene e probabilmente non ce la farò mai (infatti credo che farò una rilettura per poter cogliere particolari che potrebbero essermi sfuggiti e aggiungere qualche commento alla lista).
E non nego che mentre sto scrivendo questa recensione con sotto mano le citazioni che mi hanno affascinata di più ho un groppo in gola che non riesco a spiegare e le lacrime agli occhi, se ripenso a tutto ciò che ho vissuto assieme a loro due.
Perché questa non è una semplice storia d'amore vissuta in un determinato lasso di tempo.
Will e Lewis crescono assieme. E non pensate che rimangano uno accanto all'altro per tutti gli anni della loro relazione, no assolutamente, verranno separati così tante volte che alla fine vi chiederete se mai si ritroveranno, se mai torneranno ad amarsi, se mai vivranno assieme la loro storia in un contesto storico in cui l'omosessualità viene condannata, schifata, nascosta, infangata dalla società.
Vi troverete a viaggiare per un' Europa che probabilmente non avete mai conosciuto, un continente minacciato e poi rovinato dalla Grande Guerra, ma che è culla di una grande cultura, ospite di un'arte seducente, che chiama a gran voce i due ragazzi come il canto pericoloso di una sirena.
La passione per l'arte e la musica è il filo conduttore che aleggia sulle vite dei protagonisti, rendendoli ebbri di conoscenza e speranza, speranza per un futuro in cui il loro amore non potrà essere proibito ed ostacolato, e magari approvato dalla società.
Ma per ora sono costretti a nascondersi.
E non sempre celarsi agli altri può essere una cosa positiva.
Se nella prima parte del libro Will e Lewis, ancora giovani ed inconsapevoli, vivono il loro sentimento tutto sommato in modo leggero e spensierato, anche se ogni tanto minati da picchi di gelosie ed ossessioni, nella seconda parte troveremo due uomini che stanno crescendo e che assistono agli orrori di ciò che l'essere umano può arrivare a fare.
Le carte sono scoperte (o quasi ma non vi svelo nulla per non fare spoiler) e ormai non c'è nulla da perdere. O c'è tutto da perdere.
Wonderland sembra crollare come un castello di sabbia sotto le onde violente del mare.
Will e Lewis si perdono per quello che sembra un tempo immemore, ma entrambi continuano ad amare.
Nonostante gli anni tremendi di guerre, vessazioni, ricatti assurdi, costrizioni, ruoli da rispettare contro la volontà, delusioni, notti in bianco, morte e disperazione, loro due continuano a sperare di ritrovarsi e finalmente amarsi come mai abbiano mai fatto.

"La verità, Will, è che io non riesco a lasciarti andare, a smettere di amarti, perché amare te è quanto di più vero e reale e giusto ci sia mai stato e ci sarà mai nella mia esistenza."


A parte il fatto che lo stile di Rossana mi si è incollato addosso come una seconda pelle e che leggerei anche la lista della spesa scritta da lei, ho trovato che il romanzo sia strutturato in modo davvero affascinante, poetico e vagamente aulico, con descrizioni che non si disperdono in situazioni prolisse e noiose, ma che vanno dritte al punto e che soddisfano l'immaginazione del lettore.
L'evolversi della vicenda è graduale, non affrettato, e questa è una cosa che ho apprezzato molto, poiché mi ha permesso di conoscere meglio le dinamiche di alcune scene; si parte infatti dai tempi in cui i ragazzi frequentano il college, per poi passare dagli anni che precedono la Seconda guerra mondiale a quelli in cui effettivamente il mondo è preda dell'orrore che tutti noi conosciamo, fino alla fine degli anni '50.
Ci viene quindi presentato un lasso di tempo bello ampio in cui succedono tantissime cose, in cui compaiono molti personaggi che nonostante vengano solo accennati, hanno un loro ruolo, seppur marginale, nello srotolarsi della storia. Ci sono persone che vanno e che vengono, che rimangono nonostante tutto, che scompaiono ed all'improvviso, così di sorpresa, appaiono dal nulla stringendo tra le mani rivelazioni e verità sconcertanti.

"Quella notte ci guardammo ricordandoci in altre mille vite precedenti."

Cos'altro potrei aggiungere quindi?
Niente. Non c'è nulla da aggiungere a qualcosa che è già completo di suo.
Ancora adesso, dopo mesi che ho terminato Come anima mai, rileggo le citazioni che mi sono segnata, versando ogni volta una fottuta lacrima per quell'amore che Lewis e Will condividono e custodiscono come qualcosa di segreto e prezioso, puro e vero.
Ancora adesso penso che questo libro sia arrivato a me in un momento della mia vita in cui stavo iniziando a brancolare nel buio, a perdere fiducia in alcune cose, a perdere la speranza, e Will e Lewis mi hanno in qualche modo insegnato che non devo mai smettere di rincorrere ciò che mi fa stare bene, anche al costo di star male in qualche determinato momento.
Dopo la sofferenza, il raggiungimento della vetta sarà più sublime.
Ecco cosa ho imparato da loro due.
Perché Will e Lewis non sono supereroi. Sono esseri umani comuni come me e voi, con sentimenti negativi e positivi, con pregi e difetti, ma con la voglia di amare e vivere liberi.
A qualche mese di distanza dalla lettura, loro due sono ancora qui con me, tangibili, concreti come non mai, e mi sorridono finalmente sereni dalla loro Wonderland.

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martedì 14 settembre 2021

Review Party "Le streghe in eterno" - Alix E. Harrow

 




TRAMA

Nel 1893 non esistono streghe. Un tempo sì, c'erano, negli oscuri giorni selvaggi prima che iniziassero i roghi, ma adesso la stregoneria è solo una questione di graziosi incantesimi e filastrocche e vecchi racconti per bambini. Se le donne vogliono avere una qualsivoglia forma di potere, devono cercarla nell'urna elettorale. Ma quando le sorelle Eastwood - James Juniper, Agnes Amaranth e Beatrice Belladonna - entrano nell'Associazione per le Donne di New Salem, iniziano a chiedersi se, recuperando antiche parole dimenticate, non sia possibile trasformare quello delle suffragette da un movimento di donne a un movimento di streghe. Inseguite da ombre e morbi, perseguitate da forze che vogliono impedire a una strega di votare - e forse persino di vivere -, le sorelle dovranno immergersi nell'antica magia, tessere nuove alleanze e recuperare il legame che le unisce. Perché le streghe non esistono, ma esisteranno. 'Le streghe in eterno' è un racconto potente che parla di sfide, sorellanza, e del diritto di voto.


RECENSIONE

"Le streghe sono tornate, e camminano tra noi."

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio magico e caotico angolino di carta ed inchiostro!
Oggi sono qui a parlarvi di una recente uscita targata Oscarvault Mondadori che ringrazio per avermi omaggiato della earc, oltre a Nia di Reinsdelivres che mi ha permesso di partecipare al Review Party dedicato a questo libro!

Da dove cominciare?
Premetto che quando ho saputo dell'uscita di Le streghe in eterno mi sono precipitata a leggere la trama e ne sono rimasta folgorata in modo istantaneo, tanto che quando ho avuto in mano il file non ho saputo resistere e mi sono buttata a capofitto in questa magica lettura.
Peccato che di magico qui dentro ci sia gran poco, e mi piacerebbe spiegarvi anche il motivo di questa mia affermazione.

Ci troviamo in un contesto storico in cui le donne faticano a far sentire la propria voce.
La stregoneria esiste, non è un segreto, ma è proibita, sembra essere un ricordo lontano perso nel tempo, eppure tutte le donne sanno benissimo quali sono le parole giuste per evocarla, ma spesso mancano quelli che sono i mezzi.
Se c'è una cosa quindi che si rifà al concetto pagano di stregoneria, è proprio l'uso delle parole per fare la magia; ad ogni inizio capitolo troveremo infatti una sorta di filastrocche che richiamano una sensuale forma di potere dalla quale scaturisce la scintilla magica.
Sembrano filastrocche totalmente inventate per far muovere le labbra a bambine ingenue, ma coi mezzi giusti ci accorgeremo che invece sono esattamente quelle stesse parole la matrice della forza delle sorelle Eastwood e delle donne a loro vicine.

"Un tempo le streghe erano libere come corvi e impavide come volpi, perché la magia ardeva abbagliante e loro erano le padrone della notte."

Nel corso della lettura impareremo a conoscere meglio queste tre sorelle, una più diversa dall'altra, da Juniper, fiera e ribelle, a Belladonna, introversa ed amante di vecchie pagine ingiallite, ed infine Agnes, donna bellissima e desiderata, ma anche forte ed indipendente.
Nel libro le sorelle Eastwood sono rappresentate esattamente come la Dea nella sua forma triplice di vecchia, fanciulla e madre nella religione pagana, e per me amante dell'esoterismo e dell'occulto è stata una bella sorpresa trovare riferimenti ad argomenti reali e tangibili di una religione che ancora oggi viene praticata e che sembra mettere radici sempre più profonde in molte parti del mondo.
In Le streghe in eterno, infatti, la stregoneria praticata dalle donne viene vista come fonte di impudicizia, come un potere che se non controllato potrebbe prendere il sopravvento e risultare pericoloso per una società di stampo prettamente maschilista e patriarcale.
Ed è proprio questo il fulcro della lettura.
L'argomento del femminismo viene trattato in modo ampio e risoluto sotto diversi aspetti.
Le voci delle donne vengono messe a tacere, gli uomini hanno il controllo su tutto e quando la magia perpetrata da Juniper e le sue sorelle viene messa in atto, la società puritana ne viene spaventata a morte.
La stregoneria qui viene vista come la fonte di libertà ed indipendenza di donne che per troppo tempo hanno vissuto nell'ombra dell'individuo maschile, viene vista come la possibilità di cambiamento, di mutamento che porterà il femminile allo stesso livello della sua controparte, portando un nuovo equilibrio nella società dell'epoca.

Attorno alla tematica femminista ne ruotano altre di altrettanta forte importanza, come l'emancipazione sessuale femminile, la violenza , l'aborto o la possibilità di attuarlo attraverso l'ingerimento di sostanze adatte allo scopo, il diritto di voto o di parola per le donne, la differenza salariale tra donne e uomini, il concetto di donna vista come individuo sottomesso e debole, incapace di combattere per i propri ideali, e per ultima ma non meno importante, viene affrontata, attraverso alcuni personaggi che non rivelo per non fare spoiler, la tematica sull'amore Lgbt+.

Insomma, gli argomenti imbastiti dalla Harrow non sono di certo leggeri, ma attraverso il suo stile di narrazione poetico ed in qualche modo ipnotico, questa lettura scivola sotto i nostri occhi quasi come l'acqua di un torrente: limpida, cristallina e fresca.
E quindi mi chiederete: ma allora per quale motivo non ti ha entusiasmata del tutto?

C'è da dire che oggettivamente il libro è davvero scritto bene, tanto che in alcuni punti sembra di trovarsi in una fiaba macabra ed inquietante in pieno stile fratelli Grimm, le parole usate dall'autrice negli incantesimi che vi troviamo all'interno sono parole piene di magia e nostalgia di vecchi tempi andati, e hanno l'odore delle pagine ingiallite di antichi Grimori, tuttavia l'elemento fantasy qui dentro è un po' troppo carente, almeno per i miei gusti.

"Esistono racconti di intere città addormentate, di reami congelati in inverni senza fine, eserciti tramutati in ruggine e cenere."

Forse non ho ben compreso il modo di scrivere della Harrow. 
Forse non sono riuscita ad entrare in empatia con le tre sorelle, anche se ammetto che ci sono stati dei momenti in cui dentro di me si è accesa una scintilla che subito dopo si è spenta in un buio nulla di fatto.
Forse mi ero costruita un muro di aspettative troppo alto che non è stato superato. 
Forse credevo di imbattermi in un libro in cui la stregoneria viene continuamente messa in pratica attraverso strani rituali ed incantesimi dove l'azione viene prima di tutto e dove la magia vortica come un tornado inarrestabile.
Probabilmente mi sono fatta io un'idea sbagliata di tutta la storia, ma sta di fatto che leggere questo libro è stato come guardare un meraviglioso tramonto con un paio di occhiali dalle lenti sporche: ho visto i colori e i riflessi, ma non ho colto i contorni ben precisi di tutto il contesto e un po' mi è dispiaciuto.
All'inizio sono anche partita con entusiasmo, anche se nei primi capitoli mi è quasi parso di rivedere in modo sempre ripetitivo e monotono le stesse, interminabili scene. 
Gli stessi discorsi triti e ritriti.
Le stesse situazioni con annessi colpi di scena piuttosto prevedibili.

Nel complesso posso affermare che sia stata una lettura comunque piacevole, ricca di parole splendide ed evocative, non c'è che dire, inoltre le caratteristiche fisiche e caratteriali delle tre sorelle vengono delineate in modo impeccabile, così come anche quelle di personaggi marginali alla vicenda che comunque vi sono inseriti per un ruolo ben preciso.
Tuttavia la magia come viene intesa tutta pozioni ed incantesimi qui non la troverete.
La forza di Le streghe in eterno sta proprio nelle parole.
La magia delle parole è un concetto pericoloso, temibile, ma al contempo seducente ed inebriante.
Con le parole si può uccidere, ma si può anche salvare.
Se da una parte sono rimasta delusa dal fatto che la componente fantasy non sia propriamente così audace, ritengo che la storia delle donne in questo libro sia l'esempio di come ancora oggi si sentono molte di noi. E di come, a volte, la società abbia bisogno di etichettarci per farci appartenere ad un preciso tipo di categoria dal quale non si può scappare.
Tanta verità quindi in questa storia della Harrow, ma dall'altro lato poca stregoneria intesa come arte pratica magica.

Per come sono fatta io, mi aspettavo qualcosa di diverso, ma dopotutto ognuno ha i suoi gusti no?


LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂 ,5  \ 🍂🍂🍂🍂🍂


Ps. Passate anche sugli altri profili per altre succose recensioni!!