mercoledì 27 luglio 2022

Recensione "Le origini di Dracula. Il capolavoro di Bram Stoker" - Sara Alice Manis

 

TRAMA

Dracula: sangue, denti aguzzi, terrore. Sono queste le prime parole che vengono in mente parlando del Conte, vero? Il grande schermo ha contribuito, pellicola dopo pellicola, a creare un immaginario collettivo ormai standardizzato e poco permeabile. Ma questo personaggio creato dal mondo del cinema che cosa ha in comune con quello ideato da Bram Stoker? E quest'ultimo quanto è frutto dell'immaginazione dell'autore e quanto invece ha mutuato dalla letteratura gotica e dal folklore? Stoker, padre e ideatore di questa mutevole creatura, è stato un grande scrittore, giornalista, critico e impresario teatrale che, per dare vita a Dracula, ha saputo unire tradizione, folkore, cultura popolare, anche grazie a un approfondito studio svolto in ambito storico. È lecito restituirgli dunque, partendo da questo saggio, l'autorevolezza letteraria che merita e che troppo spesso non gli viene riconosciuta.

RECENSIONE

Che cosa rende un'opera letteraria un capolavoro?
Quali sono le caratteristiche specifiche che rendono il personaggio di un romanzo, da quando viene creato in poi, un vero e proprio mito?
E soprattutto, perché non se ne parla mai abbastanza?

Quando Sara mi ha contattata per recensire il suo saggio su uno dei capolavori gotici per eccellenza (che poi definire solamente gotico è fuorviante dato che Dracula è un insieme perfettamente assortito di numerosi generi ben amalgamati tra loro, come potrete scoprire anche nel corso di questa esaustiva lettura), non ho potuto assolutamente tirarmi indietro, soprattutto perché mi ha beccata nel periodo in cui stavo leggendo in contemporanea proprio il celebre romanzo di Bram Stoker sul vampiro più famoso della storia.
Le origini di Dracula - Il capolavoro di Bram Stoker, edito dalla Bookabook che ringrazio per la collaborazione e la copia cartacea assieme all'autrice, si prefissa l'idea di descrivere e commentare a trecentosessanta gradi l'impronta che Dracula ha lasciato nel corso del tempo, sia in contesti ad esempio socio-politici, che in quelli folklorici ed ovviamente letterari.
Il saggio è suddiviso sostanzialmente in quattro grandi capitoli, che a loro volta vantano una serie di approfondimenti secondo l'argomento scelto, ovviamente il tutto corredato da fonti citate anche nella bibliografia che si trova alla fine della lettura.

Nella prima parte del libro troviamo una corposa introduzione alla figura del vampiro prima che venisse utilizzato in qualsivoglia opera di carattere poetico o letterario, e Sara ci guida quindi in un percorso oscuro lungo la storia che distingue questa creatura, dalle prime fonti in cui viene anche solo nominato qualcosa che ci fa presagire essere un succhiasangue, ma che ancora la gente ha paura di definire, fino al momento in cui finalmente gli si trova un nome adatto, frutto di centinaia di etimologie diverse e con significati differenti, ma accumunati da caratteristiche specifiche che lo rendono il vampiro che tutti oggi conosciamo.
Compiamo quindi un viaggio minuzioso e particolare alla scoperta del vampiro nel folklore dei vecchi popoli, che non saranno solo, come forse siamo portati a pensare, i popoli dell'Est Europa, ma anche quelli di stampo mediorientale, quelli egizi addirittura, fino ad arrivare ad un paragrafo molto interessante sul vampiro associato alle epidemie e al male assolutamente radicato che la Chiesa ha tentato in tutti i modi di estirpare.
Lo sapevate, ad esempio, che la Chiesa ha utilizzato la figura misteriosa del principe delle tenebre per intimorire i propri fedeli e convincerli a non peccare, altrimenti appena sopraggiunta la morte sarebbero divenuti essi stessi dei vampiri?
La capacità dell'autrice di immergerci totalmente nell'utero in cui il vampiro è stato concepito e cresciuto è qualcosa di strepitoso, perché, sostenuta da fonti che potete benissimo andarvi a cercare nel caso, Sara è in grado di snocciolare argomenti su argomenti senza sembrare noiosa o prolissa, ma risultando invece immediata, decisa, arrivando subito al lettore senza pesanti giri di parole.
Al termine di questo primo grande capitolo dedicato alla nascita, ai miti e al folklore di questa affascinante figura, nata in primo luogo per disgustare e non per far innamorare attenzione, troviamo anche alcune teorie razionali che ci spiegherebbero in chiave medica i numerosi fraintendimenti che hanno portato la gente delle epoche passate, obnubilate dalla superstizione e dalla paura, ad ignorare i tipici segnali di alcune malattie che hanno le stesse caratteristiche associate a chi veniva additato come vampiro, ma che invece di venir curato appunto da chi di competenza, era più facilmente impalato e bruciato, come da manuale.
Non era raro, infatti, che ai tempi si procedesse a disseppellire i corpi già tumulati con una certa facilità poiché si credeva fossero in realtà non-morti che la notte tornavano in vita a succhiare il sangue dei vivi, e quindi ci fosse la necessità di procedere col trattamento che spettava loro in quanto vampiri.

Tali credenze alla fine non hanno non potuto influenzare il panorama letterario dell'epoca, e qui arriviamo quindi alla seconda parte del saggio, forse quella più corposa, in cui ci immergiamo totalmente nel genere in cui la figura del vampiro ha trovato radici robuste da piantare, ovvero il gotico, ma non ancora sotto forma di romanzo, bensì nelle più delicate sembianze della poesia.
Ebbene, il nostro orrendo vampiro dall'alito mefitico, la carnagione mortalmente pallida e lo sguardo infuocato diviene invece il gentiluomo di estrazione nobile che attrae le sue vittime con modi seducenti e sensuali nella sua rete, per poi morderle e succhiarne così il prezioso liquido cremisi che scorre loro nelle vene.
Abbiamo quindi un'evoluzione da essere ripugnante che scoperchia le bare con le lunghe unghie sporche alla spasmodica ricerca di sangue, a uomo affascinante dai modi educati e gentili, misterioso al punto giusto e con una carica erotica degna di nota, che fa cadere tutte le donzelle innocenti ai propri piedi. 
Dicevamo quindi che il vampiro viene introdotto dapprima in campo poetico, per poi sbarcare nel romanzo, attraverso i precursori del Dracula di Stoker, come Il vampiro di Polidori, o Carmilla di Le Fanu, dove il vampiro non è esclusivamente di genere maschile, ma diventa donna (non per la prima volta se si pensa alla Sposa di Corinto di Goethe dove la ragazza che torna dalla tomba alla ricerca del suo fidanzato non viene definita vampiro, ma le analogie ci sono comunque tutte.)

Veniamo dunque alla terza e all'ultima parte del saggio, in cui Sara ci accompagna dapprima nella vita di Bram Stoker, con particolare attenzione ai suoi orientamenti socio-politici, alle sue origini, alla vita privata, nonché alla moltitudine di mestieri da lui stesso intrapresi, indice di una carriera lavorativa frenetica ma comunque sempre all'insegna della letteratura e del teatro, fino ad arrivare all'analisi del suo romanzo più famoso, il Dracula. 
Cercare di analizzare ed in qualche modo risalire alle fonti a cui lo stesso Stoker si è appigliato è un'ambizione bella tosta, eppure Sara è riuscita ancora una volta a, come dire, smembrare i vari argomenti inerenti al Dracula, sezionandoli accuratamente con precisione chirurgica, per poi servirceli su un vassoio d'argento con una forma nuova, con un significato più semplice e fluido.
Ripercorriamo così non solo l'intera esistenza dell'uomo che ha ideato e plasmato la figura della creatura a cui pensiamo per prima non appena il termine vampiro affiora alla nostra mente, un'esistenza tutt'altro che noiosa e statica ma ricca di spostamenti, viaggi, passioni ed altrettanti incontri nell'ambiente letterario-politico-teatrale, ma conosciamo anche ciò che si cela dietro al suo cavallo di battaglia, i simbolismi nascosti, i messaggi reconditi che l'autore vuole lanciare e lanciarci, la preparazione iniziale dietro la stesura del capolavoro, le influenze derivanti da altri stili, da altri autori e dalle diverse culture in cui Stoker si è imbattuto.

Questo saggio vuole essere un'opera di scoperta nei confronti di un romanzo che all'epoca venne addirittura bistrattato dalla critica, considerato troppo inquietante ed anche moralmente inaccettabile, dati i numerosi argomenti trattati da Stoker, come il ritorno dalla morte, già di per sé un abominio anche solo da pensare, la sete di sangue, anch'essa amorale poiché si crede che nel sangue risieda la propria anima e che quindi il personaggio del vampiro si porti via l'anima della vittima, oltre al sangue, un po' come fa il demonio con i patti, oppure per la presenza di figure sessualmente ambigue (come le tre vampire o addirittura la nostra Lucy in un certo punto della storia), quando gli appetiti sessuali venivano condannati piuttosto pesantemente in epoca vittoriana, e si preferiva tenerli sedati e nascosti.
Insomma, se cercate un manuale ricco di informazioni, che percorre la storia di una delle creature ancora oggi super utilizzate in campo non solo oramai poetico-letterario-teatrale, ma anche in quello cinematografico, che continua a stregarci con la sua sensualità e l'alta carica erotica, col portamento nobile e raffinato, ma col temperamento di un diavolo travestito da gentiluomo o gentildonna, allora Sara vi accompagnerà in un viaggio che sicuramente arricchirà il vostro bagaglio culturale in questo campo.

LA MIA VALUTAZIONE

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lunedì 20 giugno 2022

Recensione "Come in alto, così in basso. L'ossessione dell'imperatore" - Gee JR Amery

TRAMA

Il primo volume della trilogia Come in Alto, Così in Basso narra dei furti delle reliquie di Cristo da parte di Lucifer, di un equilibrio che si spezza quando due membri del suo Concilio Ristretto entrano a far parte del progetto Thoctar e di una guerra civile per abbattere la dittatura di Lucifer.

Gli stessi trovano aiuto in alcuni Arcangeli, rompendo le regole del millenario Patto delle Anime che prevede la separazione tra i tre mondi: Paradiso, Terra e Inferno.

Tutto ciò provocherà un risveglio collettivo che porterà alla lotta per la libertà da qualsiasi imposizione.

Il libro parla della ricerca della libertà, dell’abbattimento di “etichette” imposte dall’alto, di poter essere e amare chi si vuole.

Perciò dimenticate le concezioni comuni di Paradiso e Inferno, di bene e male, e lasciatevi trasportare in questo mondo oscuro.

RECENSIONE


"Questi umani!" sospirò lei, lanciando il testo sul letto. "Quando smetteranno di inventarsi puttanate per fregarsi a vicenda?"

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio piccolo mondo di carta, magia ed inchiostro!
Oggi nuova recensione su un libro che, per temi trattati e trama, mi ha incuriosita tantissimo, e che non vedevo l'ora di leggere per potermi fare così una mia opinione!
Sto parlando del primo volume della trilogia Come in alto, così in basso, L'Ossessione dell'imperatore, scritto da due ragazze con lo pseudonimo di Gee JR Amery, che ringrazio tantissimo per avermi inviato il file del libro in omaggio!

Partendo dal presupposto che le rivisitazioni delle battaglie epiche tra male e bene, angeli e demoni, che si ricollegano alla Bibbia, mi hanno sempre affascinata perché comunque non se ne trovano più di originali e ben strutturate, ma anzi la maggior parte delle volte si rischia di cadere in luoghi comuni anche piuttosto banali, devo ammettere che questo primo libro della trilogia mi ha invece sorpresa, anche se con qualche riserva.

La storia si apre con una bella scena spicy che non risulta per niente volgare e dà modo di capire con che stile le due autrici si propongono al lettore, uno stile privo di fronzoli, immediato, incisivo e diretto, che arriva subito, e che forse alcune volte risulta leggermente scarno di descrizioni, soprattutto nei momenti di suspance e di azione; tuttavia, invece, i personaggi sono caratterizzati molto bene, così come i luoghi da cui provengono, che sono meticolosamente spiegati, soprattutto quando vengono introdotti i loro ruoli e le loro gerarchie, siano essi appartenenti alle schiere infernali, che a quelle angeliche.

Tra personaggi che ho apprezzato particolarmente troviamo sicuramente l'angelo Gabriel, rappresentato come una montagna di muscoli, burbero, lunatico e poco incline alla socializzazione, ma fedele ai propri principi che, scoprirete, non sempre si rifanno a ciò che gli viene imposto da chi sta sopra di lui nella gerarchia del Paradiso. Guerriero coraggioso e leale, si troverà a collaborare con chi da sempre gli è stato insegnato essere il nemico da neutralizzare.

E qui, arriva l'altro mio personaggio preferito, ovvero la bella e sfacciata, nonché rossissima, Odry, demone che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, convinta fino in fondo delle ideologie con cui viene cresciuta all'inferno, soprattutto da Lucifer (che nonostante sia un pazzo narcisista omicida con manie di grandezza è difficile da odiare), e pronta a sacrificarsi per i propri compagni in nome di ciò che per lei è giusto.

Non aspettatevi, però, che la distinzione tra bene e male sia così netta, perché in questo libro gli angeli sono ben lungi dall'essere quelle creature celestiali e mansuete, armate di arpe e aureole dorate che tutti noi conosciamo, e i demoni, d'altro canto sono stronzi e cattivi, certo, ma combattono anche loro per amicizia, amore e senso di unità, per la lealtà verso il loro leader (anche se, diciamocelo, Lucifer non va a genio a molti dei suoi seguaci) , e per mantenere quell'equilibrio che da secoli regola i due schieramenti.

Gli angeli, guidati dal loro capo Chris, che di angelico non ha proprio un bel niente, se non le tipiche caratteristiche fisiche di questa specie, sono come vi ho già detto dei guerrieri, e non pensate che il luogo comune dell'angelo misericordioso faccia per loro, perché nel momento in cui si troveranno a dover fronteggiare degli strani furti di reliquie che minacciano l'equilibrio tra i due schieramenti, ricorreranno a mezzi cruenti, come le torture, per estorcere informazioni a chi toccherà la sfortunata sorte di finire nelle loro mani come prigionieri di guerra.

E' interessante notare come le due autrici abbiano deciso quindi di non identificare alcuni dei loro personaggi come totalmente buoni o totalmente cattivi, scegliendo invece di affidarsi alla cosiddetta morale grigia, che li dipinge invece come esseri che, nonostante appartengano ad un regno e lo servano, si trovino improvvisamente a dubitarne, spingendosi così alla ribellione, o a provare addirittura una sorta di empatia nei confronti del nemico.

Questo  fantasy dalle tinte dark può vantare la presenza di un worldbuilding ben strutturato, di scene di azione alternate a scene anche di stampo erotico, ma mai esplicite e volgari ripeto, mescolate alla perfezione con l'incedere della trama, che si snoda inizialmente un po' lenta per poi acquisire un ritmo incalzante che ci conduce dritti dritti al finale, dove assisteremo a due colpi di scena, uno piuttosto sorprendente, e l'altro che si può facilmente intuire in conseguenza al primo, e che ci lasciano quindi con quel pizzicore di curiosità per il secondo volume che non ci leveremo di dosso per qualche minuto buono (io devo ancora metabolizzare un pochino una delle due rivelazioni perché non me l'aspettavo.)

Forse, descrizioni un po' scarne a parte, uno dei punti più debolucci della storia è il fatto che alcune ship siano facilmente prevedibili (non dico nulla eh, non voglio fare spoiler) e che quindi perdano leggermente quel fuoco che ci si può aspettare da una storia tra due protagonisti un po' scoppiettante, rendendo la vicenda un po' più vivace, tuttavia questo non va in alcun modo ad intaccare lo svolgimento della vicenda.

Se quindi siete amanti dei riferimenti biblici, delle storie che narrano di battaglie tra bene e male, dei personaggi grigi, o semplicemente di storie che vi lasciano col fiato sospeso fino alla fine, con la voglia di sapere cosa succederà nel prossimo capitolo. Se come me avete amato film come Constantine o telefilm come Supernatural (se non l'avete ancora fatto recuperatelo subito!), questo libro fa proprio per voi! 

C'è un ottimo potenziale per una storia che secondo me ci farà uscire di testa!

Alla prossima,

Chiara.

LA MIA VALUTAZIONE

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giovedì 16 giugno 2022

Recensione "Moon rays" - Gea Petrini

 
TRAMA

L’oscurità stringe Talamh in una morsa. Liv ha perso la sua terra ma ha Niklas e la determinazione che la spinge a sfidare la notte per portare giustizia nel continente. Fiera e ostinata, Liv muove la sua magia oltre quello che la natura consente per avere la possibilità di sconfiggere gli oscuri. La dorata e Niklas, in un amore sempre messo alla prova, danno vita all'alleanza bianca nel palazzo di Aspera insieme alla casata dei Sander.

Il continente è in rovina. I gardon seminano il terrore nei villaggi del nord e le strade diventano cimiteri a cielo aperto dove banchettano i corvi. L'alleanza bianca e il nuovo ordine si preparano allo scontro richiamando però l'attenzione al di là dei mari. I predicatori degli uomini vogliono annientare gli eretici, e da ovest qualcosa di potente naviga in direzione di Aspera.

RECENSIONE

"Sai che Talamh non conosce sovrani."

Buon pomeriggio lettori e bentornati dopo moltissimo tempo nel mio piccolo angolo di carta, inchiostro ed un pizzico di magia! Oggi vi parlo di una lettura che sapevo già mi sarebbe piaciuta, vista la mia predilezione per i fantasy dai tocchi dark, ma che mi ha addirittura sorpresa, conquistandomi già dalle prime pagine!
Sto parlando del secondo volume della Darkness Chronicles di Gea Petrini, che ringrazio per la copia in omaggio, intitolato Moon Rays; se volete saperne di più, ho recensito il primo libro qui.

Veniamo quindi al sodo e parliamone un po'!
Già dalla splendida copertina si può intuire che in questo libro l'intera trama si tinge di colori più dark, di atmosfere cupe, oscure, di rituali volti alla notte, di sangue versato per compiere sacrifici e di passioni che non dovrebbero essere consumate.
Ciò che predomina in questa lettura è quindi quella sensuale inquietudine che ci accompagna in un vortice senza fine di intrighi, tradimenti, sotterfugi e relazioni impossibili, lungo le vicende dei vari protagonisti.
Tra loro ritroviamo, ovviamente, la nostra cara Liv Lars, ancora più temprata nel carattere, più testarda, più forte e più dura sia con sé stessa che con gli altri, e Niklas, il dorato suo compagno che non mancherà di sfoggiare anche lui una certa vena di virilità che nel primo libro un po' ci era mancata!
Devo dire che all'inizio, quando entrambi sono in fuga, non vi dico da chi perché potrei incappare nello spoiler più assoluto, Niklas mi è sembrato che volesse tenere Liv sotto controllo, imponendole le proprie idee e le proprie scelte, non sempre azzeccate, tentando di traviarla da decisioni che a mio parere lei avrebbe potuto prendere anche da sola.
Più avanti, invece, dopo una serie di vicissitudini, ho compreso che volesse solo proteggerla, in conseguenza al grande affetto che prova per lei, e che verrà puntualmente messo alla prova più e più volte, uscendone solo più solido.
Oltre a loro due, troviamo anche alcune nostre vecchie conoscenze, ovvero Freya la negromante, che io non smetterò mai di amare e che posso confermare come uno dei miei personaggi preferiti, Aaron Sander, l'ex amante di Liv, che sembra covare un profondo rancore nei confronti della ragazza e nei confronti del mondo in generale, assieme ad Alexander ed Ingrid, ovvero gli amici di una volta, e poi passiamo alla controparte che stringe Talamh nella morsa dell'oscurità dei figli della notte, i gardon capitanati da Brenda ( altra mia preferita, che vi posso dire? Mi piacciono  cattivi ops!) e da un personaggio che non voglio spoilerarvi, ma che avrà un ruolo fondamentale sia nel primo libro, sia in questo, dove spiccherà per efferata crudeltà ma raffinata intelligenza ad arguzia.
Il worldbuilding come sempre non manca di dare grande soddisfazione.
La penna di Gea ci proietta ancora una volta in luoghi paradisiaci, magici, ma anche in lande desolate abitate da individui così affamati da risultare quasi bestie, tra personaggi vecchi e nuovi, sempre con quella leggera sensualità che contraddistingue il suo stile di scrittura, fluido ed incalzante, che invoglia il lettore a proseguire lungo la lettura, spedito e curioso, nonostante la mole di circa 750 pagine!
Moon Rays è un secondo volume che promette un seguito ancora più scoppiettante, ricco di colpi di scena, legami indissolubili, passioni sfrenate, ancora più magia e, spero, anche nuovi interessanti personaggi e luoghi da scoprire!
Sicuramente questa è una saga da recuperare per tutti gli amanti del Dark Fantasy!
Alla prossima, e che ognuno segni la sua notte!

Chiara 

LA MIA VALUTAZIONE 

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mercoledì 27 aprile 2022

Review Party - Recensione "La legge dei lupi" - Leigh Bardugo

 


TRAMA

Mentre l’imponente esercito di Fjerda si prepara all’invasione, Nikolai Lantsov chiama a sé tutte le armi di cui dispone per opporsi all’inevitabile: il suo ingegno, il suo fascino, e persino il mostro che porta dentro. Una parte di lui, forse il corsaro, forse il demone, forse il principe che si è guadagnato il trono con le unghie e con i denti, lo anela addirittura, lo scontro. Ma per sconfiggere l’oscura minaccia che incombe su Ravka potrebbe non bastare nemmeno il coraggio di un giovane sovrano abituato a rendere possibile l’impossibile. Anche solo per sperare di riuscirci, il re ha bisogno di alleati, forti, leali e pronti a tutto.

In prima fila c’è Zoya Nazyalensky, fedele compagna di infinite battaglie, che, nonostante abbia perso tanto per colpa della guerra, e abbia visto morire i suoi uomini e risorgere il suo peggior nemico, non ha intenzione né di abbandonarlo né di arrendersi. Se sarà necessario abbracciare i suoi poteri per diventare l’arma di cui il suo paese ha bisogno, non si tirerà indietro. Costi quel che costi.

Il re di Ravka può contare anche su Nina Zenik, spia abile ma talvolta spericolata, che, per colpa del suo ossessivo desiderio di vendetta, rischia di giocarsi l’unica possibilità di libertà per la sua patria e di guarigione per il suo cuore ferito.

Re, generale e spia: insieme dovranno trovare il modo di strappare all’oscurità un futuro per sé e per il proprio paese. Oppure prepararsi ad assistere alla sua drammatica e definitiva caduta.


RECENSIONE

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio piccolo angolo di carta ed inchiostro!
Oggi, grazie al Review Party organizzato da Ale Raggywords e Mondadori, che ringrazio per avermi coinvolta, vi parlo finalmente del secondo volume della dilogia dedicata a Nikolai e al Grishaverse, ovvero La legge dei lupi.
La vicenda si apre con lo scoppio della guerra.
Fjerda si muove imperterrita verso Ravka, con l'intento di abbatterla ed abbattere ogni singolo Grisha presente sul territorio, la narrazione inizia già piuttosto rapidamente, anche se mi sembra che Bardugo abbia un po' allungato la minestra, infarcendo i primi capitoli con scene che avrebbero potuto tranquillamente essere evitate.
Dopo la metà, si ha una lenta trasformazione della trama, dove le due storyline che avanzano parallelamente una all'altra (da un lato quella di Nikolai e Zoya, dall'altra quella di Nina nella fredda terra del nemico), abbiamo finalmente l'azione che ci meritiamo, con colpi di scena che però mi hanno lasciata parecchio costernata, come la scomparsa di uno dei protagonisti (non rivelo nomi per non fare spoiler), che a parere mio risulta essere inserita solo per muovere compassione nel lettore e niente altro, dato che non porta risvolti particolari alla storia, ed è proprio palese che sia messa lì un po' a caso solo all'unico scopo di suscitare qualsivoglia tipo di reazione.
Io devo ammettere che sì, ci sono rimasta male, più che altro perché si è rivelata proprio una scelta da parte di Bardugo inutile e priva di senso alcuno, con tutti quelli che avrebbe potuto far morire, e che con la loro assenza avrebbero scatenato una deviazione interessante della trama, l'autrice ha deciso di eliminare una personalità che se ne stava bene nella storia senza nemmeno tante pretese.
Parlando invece dello sviluppo che hanno le relazioni all'interno del libro, come ad esempio quella tra Nikolai e Zoya, vorrei affermare con scioltezza che a me non ha trasmesso proprio un bel niente, perché è un legame il loro che a mio parere avrebbe dovuto rimanere relegato a ruolo di re-generale, dato che quando piglia il risvolto romantico diventa una sorta di trashata dove lui si spezza per lei e lei sostanzialmente fa la dura, super convinta che non sarebbe mai adatta a fare la regina, che sta bene nelle vesti di generale ( e su questo cara Zoya conveniamo tutti che lo sia), ma in realtà lo ricambia solo che non vuole ammetterlo.
Devo dire che invece il punto di vista di Nina, dopo la prima metà del libro, dove sostanzialmente giriamo a vuoto attorno alle stesse scene scritte in maniera diversa, troviamo un punto di svolta interessante dove conosciamo meglio il regno di Fjerda e chi lo comanda, le regole a cui sono vincolati tutti i druskelle, i cacciatori di streghe, e la politica interna del paese.
Il legame con la figlia di Jarl Brum, la coraggiosa Hanne, rende Nina forse il personaggio che più si merita il lieto fine di questo sfortunata dilogia, poiché almeno la nostra Grisha dal temperamento focoso, dopo tanto soffrire e tanta sete di vendetta, riesce alla fine a rimettere assieme tutti i pezzi del puzzle per poter finalmente permettersi un momento di pace che viene inteso come piuttosto duraturo.
A differenza della storia tra Nikolai e Zoya, che ha tutta l'aria di apparire sintetica, costretta e vagamente fittizia, quella tra Hanne e Nina è secondo me fatta di tenerezza e delicatezza, nonché di una fiducia disarmante che le due hanno, nonostante siano quasi delle sconosciute, l'una nei confronti dell'altra.
Abbiamo quindi un volume sì ricco di azione, guerra, combattimenti e morte, ma una cosa che non sono riuscita a digerire, tra le altre , è il ritorno dell'Oscuro, assieme alla brevissima comparsa\ritorno di Alina e Mal, che si può inserire nella lista delle scene da cancellare tranquillamente assieme, forse, anche all'intera dilogia. 
Alla fine l'Oscuro farà una cosa che sicuramente vi farà storcere il naso, dato che, almeno nella mia modesta opinione, non è una cosa che ci si aspetterebbe da lui (proprio per niente) e cade quindi tutta la stima che avevo nel suo personaggio, come è caduta anche nei confronti di Nikolai, d'altronde, che da re temerario, che affronta e solca i mari sotto le mentite spoglie di corsaro, che governa un paese sull'orlo della crisi con astuzia ed intelligenza, si trasforma in un cucciolo mansueto di fronte alla kefta blu del suo generale. Non è credibile.
Unica nota che ho apprezzato, ma solo perché sono affezionata a quella dilogia e non perché sia una cosa che rimane coerente con la vicenda, è l'unione del mondo Grishaverse con quello di Sei di corvi, dato che ad un certo punto del libro compaiono anche Kaz e i suoi bastardi, belli nella loro sfacciataggine, snobbati da Zoya, perché lei si considera la più bella e saggia del reame, ovviamente, ma senza il cui aiuto non possono portare a termine una delle missioni più importanti della storia.

Cosa posso dire quindi?
Questa dilogia dedicata al re di Ravka, che poi rimane comunque un po' in sordina, quindi direi che è più una dilogia dedicata a Zoya, che come personaggio qui mi è calata da morire ma non facciamoci troppo caso, è una dilogia che avrebbe avuto del potenziale, ma che è stata sviluppata in modo molto frettoloso, e sono d'accordo con tutte le persone le quali sostengono che nel secondo volume l'autrice abbia dato vita ad una sorta di storiella scritta come contentino per i fans nostalgici, piuttosto che troncare il tutto sul nascere.
Sono rimasta delusa ed arrabbiata, perché credevo che Bardugo fosse una garanzia, ma, ripeto, anche i grandi scrittori commettono scivoloni plateali, e questa volta la buccia di banana era davvero molto grossa ed inevitabile.

LA MIA VALUTAZIONE

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Ps. Nel banner sopra in alto, trovate anche tutte le altre splendide tappe delle mie compagne di viaggio in questo Review Party! Vi invito a leggere anche le loro recensioni!
Alla prossima!

Chiara

giovedì 21 aprile 2022

Recensione "La bambina di cera" - Roberta Castelli

 

TRAMA

Lo splendido e immaginario paese di Lachea fa da sfondo alle avventure del commissario Vanedda, un uomo controcorrente che ha deciso di sfidare pregiudizi e diffidenze e di fare il poliziotto in Sicilia, nonostante la sua omosessualità.

In questa seconda indagine Vanedda, oltre a dover risolvere un intricato e misterioso caso che, tra presunti incidenti, messaggi misteriosi e strane sparizioni, vede coinvolta la famosa “mummia” di Rosalia Lombardo, dovrà fare i conti anche con i turbamenti del proprio cuore…

Una storia avvincente che profuma di agrumi come la terra in cui è ambientata e di cui l’autrice ci fa sentire tutte le contraddizioni.

RECENSIONE

"L'amore, Angiluzzu miu, non è cosa che puoi programmare e controllare; lo devi solo vivere."

Buon pomeriggio miei cari lettori!
Spero che la vostra settimana stia scivolando meglio della mia, dato che l'età e i suoi acciacchi si stanno facendo sentire (dannate cervicali!), ma questo non mi proibisce di parlarvi delle mie letture!
La settimana scorsa ho terminato di leggere La bambina di cera, di Roberta Castelli, edito Golem Edizioni che ringrazio molto per la copia, e devo dire che tornare a Lachea, la calda ed assolata Lachea, mi ha davvero risollevata.
Se vi siete persi la recensione del primo libro delle indagini del commissario Vanedda, potete recuperarla qui! Ma ora ciancio alle bande e parliamo di questa piccola perla di mare!

In questo libro Vanedda è alle prese con la scomparsa di una donna e lo strano ritrovamento di una bambola nella spiaggia di Lachea, che ha tutta l'aria di sembrare uguale identica alla famosa mummia della piccola Rosalia, custodita realmente nelle catacombe di Palermo.
Ed è in questo preciso momento che il giallo si tinge di nero nel secondo volume dedicato allo scorbutico commissario siciliano, una sfumatura intrigante ed interessante devo dire, che mi ha piacevolmente colpita.
Ovviamente Vanedda è rimasto tale e quale a come lo abbiamo conosciuto: reticente, lunatico, imprevedibile nel suo essere estremamente abitudinario, "odiatore" seriale di tutto ciò che si può ricollocare nella categoria germi e\o batteri, tuttavia troviamo un piccolo cambiamento nello snocciolarsi della vicenda.
Se infatti, ne La traccia del pescatore la storia procede piuttosto lineare, con Vanedda e il timoroso assistente Vaccaro che indagano sui vari casi, i testimoni o gli indagati che vengono interrogati, il ritrovamento del cadavere e la scoperta del colpevole, qui il libro prende una piega più sentimentale.

Ciò che balza all'occhio di un lettore attento è infatti la presenza più forte di sentimenti come la nostalgia, che si nasconde nei momenti in cui Vanedda va a trovare la madre al cimitero, in cui la pensa e rievoca ricordi che gliela restituiscono viva nella mente e che portano anche a chi legge quei profumi tipici dell'infanzia ormai dimenticata, che quando si ritrovano in età adulta, quasi in modo spontaneo e fulmineo, non mancano di farci viaggiare indietro nel tempo. Ai bei vecchi tempi.
Oppure, ed è una cosa che mi ha compiaciuta perché non sempre è facile parlarne, il fatto di nutrire dubbi nei confronti della propria relazione. 
Non voglio fare spoiler, sia chiaro, ma Roberta ha inserito un elemento di cui alcune volte si legge poco, e l'ha fatto con una delicatezza ed un'ironia che lo rendono ancora più palpabile e credibile.
Cosa accade se nel corso della nostra relazione, appare improvvisamente una persona che ci attrae, così, dal nulla? Perché ci vengono dei dubbi sul fatto che sia immorale o addirittura una sorta di tradimento vedere una persona, che non sia la nostra persona, con gli stessi occhi che riserviamo solo ad un determinato individuo?
E alla fine, il nodo verrà al pettine, e la risposta, che comunque poi ognuno sarà libero di interpretare, ci viene data in modo pacato, semplice e privo di fronzoli, una risposta che scalda, che rende consapevoli: forse, dopotutto, essendo fatti di carne, ossa ed emozioni, essendo umani, può essere che si possano amare in contemporanea, anche se in modo diverso, due persone nello stesso momento?
Ai posteri l'ardua sentenza, mi dicono dalla regia.
Ad ogni modo, come ho già avuto premura di riferire anche all'autrice, non solo di questo si parla, poiché varie e vaste sono le tematiche portate alla luce attraverso la ricerca della risoluzione del caso, tra le quali spiccano l'elaborazione del lutto, questo argomento considerato evidentemente ancora un tabù per stretta vicinanza al tabù stesso della morte, viene sconfitto da Vanedda che nel suo modo bonario, camminando fiero tra le lapidi del campo santo in cui riposa la madre, parla a tutti i suoi morti, portando loro sempre dei fiori freschi, o viene invece affrontato da un altro personaggio del libro in maniera tutt'altro che semplice, portando il peso della perdita sulla schiena come un macigno, e rimanendone schiacciato senza la forza di reagire, ma con la rabbia che preme per avere la propria vendetta; la quasi totale assenza di lavoro in un paese come la Sicilia, povero di risorse, dove chi ci è nato, la maggior parte delle volte, è costretto a trasferirsi al Nord per poter portare a casa onestamente il pane, il cuore che pesa di nostalgia e il profumo del mare e del sole che torna a scaldarlo quando ci si permette di ricordarlo; l'omosessualità condannata in un paese di mentalità ristretta, come può essere Lachea, dove non si può essere liberi di amare una persona dello stesso sesso perché il giudizio della gente è più importante del riuscire ad essere sé stessi di fronte agli altri, dove alcune volte le barriere ce le creiamo noi dopo tanta sofferenza e ci rifiutiamo di vedere che forse, qualcosa, è cambiato ma non siamo ancora in grado di accettarlo; la vecchiaia, come ci dimostra il padre di Angelo, e la consapevolezza che non si può tornare indietro, che la vita ci scivola via come sabbia tra le mani, impalpabile, stronza e anche vagamente divertita dai nostri vani tentativi di farla andare come vorremmo.

Un libro all'insegna del giallo, quindi, ma che abbraccia i sentimenti, una sfumatura di colore che io personalmente ho apprezzato molto, poiché ci mostra, seppur sommariamente, un lato del commissario Vanedda che non avremmo mai pensato di vedere, più caloroso, più umano, forse, che cede alle debolezze, che cede alle tentazioni.
Mio caro Angelo, sapessi quanto fortunato sei a poter vantarti di provare ancora sensazioni così forti in un mondo che gira alla velocità della luce e che non si ferma nemmeno un secondo a farci riprendere fiato!

Ovviamente, poteva mancare lo sfondo della calda Sicilia?
No, neanche per sogno.
Roberta, vorrei dirti questo, ma forse te l'ho già detto, comunque fa niente.
Quando leggo ciò che scrivi io non sono sul divano di casa mia, con la tv accesa che ronza in sottofondo, le macchine che passano ed affollano la strada, il cielo grigio e l'aria che sa di pioggia, no, io sono a Lachea, in spiaggia, con le dita dei piedi affondate nella sabbia rovente, il sole che mi scotta la pelle e il sapore del sale sulla pelle, la gente che nuota in mare, i gabbiani che volano in cerchio sopra la mia testa, il profumo di leccornie fritte che sale dal chiosco alle mie spalle, il profilo dei fichi d'India che si staglia contro il cielo azzurro.
Io non sono a casa. Sono dove vuoi che il tuo lettore sia.
E questo mi basta.
Grazie Roberta.

LA MIA VALUTAZIONE

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venerdì 15 aprile 2022

Recensione "Dark Wings - Ali di fuoco" - Krisha Skies


TRAMA

La guerra incombe tra gli Alati di Azra e gli umani dei Paesi federati del Patto Meridionale. La giovane umana Lyan Alba, dopo gli eventi di quattro anni prima vissuti nella capitale azrariana, per sfuggire a un passato difficile da gestire ha deciso di lasciare la sua famiglia per cominciare una nuova vita nella città-Stato di Cartago. Ma un nuovo conflitto sta per travolgerla e un attacco inatteso arriva dal cielo, facendo iniziare una guerriglia urbana tra invasori e Milizia per la Resistenza umana. La forza latente che Lyan ha sempre cercato di tenere nascosta e inerte dentro di sé si risveglia prepotentemente, richiamando l’attenzione dei membri della società segreta azrariana delle Ali di Fuoco. Così il passato torna a perseguitarla e nuove avventure la coinvolgeranno, costringendola a intrecciare il suo destino ancora una volta con quei trascorsi da cui era fuggita invano. Dovrà quindi fare i conti con un amore che sembra impossibile e con un destino che le chiederà di compiere delle scelte che potrebbero segnare per sempre la sua esistenza e quella delle persone che ama. Dopo Dark Wings, è finalmente disponibile il secondo capitolo della saga "Il ciclo delle Ali Oscure".


RECENSIONE

Buon pomeriggio lettori! Benvenuti o bentornati nel mio piccolo angolino di carta ed inchiostro!
Oggi, vi voglio parlare del secondo volume di una saga che ho iniziato l'anno scorso e di cui aspettavo con ansia il seguito, perché è stata una bellissima ed inaspettata sorpresa!
Sto parlando di Dark Wings - Ali di fuoco, di Krisha Skies, edito dalla CE Horti di Giano, che ringrazio tantissimo per il file in omaggio!
Ma bando alle ciance ed iniziamo!

"Una volta mi era stato detto che ero attratta dalla fiamma che mi avrebbe distrutta e io sapevo bene che questa fiamma aveva un nome: Azalel di Mahasiah."

A dispetto dell'idillio, se così lo vogliamo chiamare per indicare comunque un periodo di "pace" seppur apparente, del primo libro, in Ali di fuoco ci troviamo in un contesto post-bellico, dove la guerra ha devastato gran parte del territorio esterno alla città degli alati di Azra, dove i conflitti tra alati ed umani si intensificano giorno dopo giorno, portando caos e distruzione.
Lyan Alba, la nostra protagonista, dopo una serie di eventi che hanno destabilizzato il suo equilibrio fisico e mentale, e dopo alcune rivelazioni piuttosto pesanti da digerire, decide di abbandonare la sua famiglia e di iniziare daccapo una nuova vita a Cartago, città stato ancora quasi del tutto intoccata dalla guerra, in cui trova impiego presso un centro di accoglienza per azrariani che allo scoppio della guerra vivevano e lavoravano all'interno dei confini dei Paesi del Patto meridionale.
Per prima cosa notiamo la differenza colossale tra i protagonisti del primo libro e gli stessi protagonisti nel secondo capitolo, poiché il cambiamento radicale che li ha colti in seguito a varie vicissitudini è davvero imponente.
A dispetto della Lyan che abbiamo conosciuto all'inizio, infatti, troviamo qui una ragazza maturata, perché comunque sono passati quattro anni e sono successe un sacco di cose  non del tutto piacevoli dal libro precedente, una ragazza segnata da eventi di grande portata, che ha rinunciato alla sua famiglia per provare ad iniziare una nuova vita, lontana da Azra, e che ha tantissimi segreti da tenere nascosti.
Non specifico ciò che Lyan desidera tenere per sé per evitare spoiler, tuttavia alla fine ogni nodo verrà al pettine e lei si troverà a fronteggiare, oltre al suo potere che minaccia sempre di più di esplodere e di andare fuori controllo, anche la rottura dell'equilibrio precario che viene a crearsi dopo l'arrivo del generale Yeratel al centro di accoglienza, seguito dai suoi luogotenenti appartenenti alle Ali di fuoco.
E chi ci ritroviamo tra questi fascinosi e tenebrosi luogotenenti?
Esatto, avete pensato bene! Torna anche il nostro affascinante e misterioso Azalel, l'alato dagli occhi dell'ametista, che se nel primo libro si era comportato in alcune occasioni in modo piuttosto discutibile, qui avrà modo di farsi perdonare (soprattutto verso la fine)!
Anche lui è cambiato molto.
Inizialmente, quando rivedrà Lyan dopo quattro anni sembra quasi indifferente alla cosa, almeno in modo esterno, ma dentro di sé cela la più tremenda delle tempeste. 
Essendo uno dei due luogotenenti del generale delle Ali di fuoco, ha un ruolo da rispettare e mantenere, quindi cercare di mantenere un certo aplombe attorno alla persona che comunque ama e che non vede da anni, potete ben capire quanto sia complicato insomma.
Invece lui non solo riesce nell'intento (più o meno perché i momenti di debolezza ce li hanno tutti, soprattutto quando si tratta di sentimenti), ma per una buona parte del libro ho creduto quasi che volesse trascinare Lyan nelle Ali di fuoco (che sono da sempre additati come dei fanatici inclini alla violenza) e che la volesse costringere a rientrare nella schiera dei "cattivi" se così li possiamo definire, per usarla assieme al suo potere molto particolare, se non unico nel suo genere.
Quindi capirete bene che la componente romance in questo libro è davvero preponderante, e l'autrice mi aveva pure avvertita sapendo che non impazzisco per tale genere, eppure sapete cosa vi dico?
Che mi è piaciuto!
Il romance presente qui non è stucchevole, si amalgama bene alla storia ed è soprattutto contestualizzato alla trama, perché in fin dei conti qui si parla di due persone che si ritrovano dopo essersi perse di vista per anni, dopo aver iniziato (o provato ad iniziare) nuove vite, anche con altri individui, di conseguenza la parte romantica ci sta, ma non risulta pesante.
Non credo di dover parlare di triangolo, poiché sia Lyan che Azalel, credendo di non incontrarsi più, sono partiti da zero assieme ad altre persone, di conseguenza ritroviamo il primo amore della ragazza, il dolce alato Kerubin, che fa parte della resistenza e che vorrebbe convincere lei e Azalel a passare dalla sua parte, e Malaya, che invece sta con Azalel, è una sensualissima Lungimirante che farebbe di tutto per lui, ma che nel suo profondo sa che non verrà mai ricambiata nel modo in cui lei vorrebbe.

Premesso ciò, passiamo al worldbuilding del romanzo.
Nel primo libro eravamo circondati dai fasti di Azra, da una città bianca e quasi paradisiaca in cui la convivenza tra alati ed umani, anche se fra alti e bassi, scorreva piuttosto facilmente, tuttavia l'ambientazione in questo secondo libro cambia in modo esponenziale.
Ci troviamo a Cartago, una città indipendente e comunque minata dalla guerra, in cui sorge il Centro di Accoglienza in cui lavora Lyan, assieme ad altre persone che ha imparato a conoscere nel corso della sua sosta lì, come la conversa Rose, divenuta ben presto un'amica e una confidente per la ragazza, o la direttrice Murph, donna tutta d'un pezzo che gestisce il centro con pugno di ferro, tentando di tenere assieme ogni membro che ne fa parte.
Al centro poi troviamo anche Kamael, un giovane alato con genitori umani la cui natura rimane un mistero fino a buona metà del libro, e che sembra aver instaurato con Lyan un legame particolarmente morboso che come una calamita li attrae e nel contempo li fa soffrire.
Devo ammettere che inizialmente credevo che questo legame sfociasse nel romantico, ma di romantico non c'è nulla, poiché l'attrazione che li accumuna è più che altro frutto dell'influenza che il potere di Lyan ha su Kamael e viceversa.
Molto apprezzato anche il contesto post bellico in cui viene ambientata la storia, che ci fa calare maggiormente nella parte, con cenni al proibizionismo (perché il centro di accoglienza vive di sussistenza e per guadagnarsi da vivere deve per forza rivolgersi al mercato nero), alla resistenza e alle milizie umane che tentano di soverchiare il potere alato con ogni mezzo possibile, attraverso anche l'uso di termini tecnici e ricercati che l'autrice ha mostrato di saper padroneggiare.
Ovviamente non manca la parte diciamo più cruenta che ben si abbina allo snocciolarsi della vicenda, poiché in guerra esistono vincitori e vinti, nonché civili ed innocenti coinvolti, di conseguenza il sangue c'è, ma non è disturbante né inquietante, ma esattamente come per il romance la parte cruda è ben contestualizzata.
Unica piccola nota stonata è, forse, l'inizio un po' lento, ma che poi si riprende con l'incedere della storia che diventa via via più avvincente ed attraente, ma tuttavia necessario per spiegare la situazione complessa in cui ci troviamo.
Come sempre Krisha riesce a destreggiarsi molto bene tra momenti di suspense alternati a momenti più tranquilli e romantici, in cui non mancherà di stupirvi ed emozionarvi, nonché di farvi immaginare proprio quello che lei ha in mente di mostrarvi.
Se vi ispira la trama di Ali di fuoco, vi invito a leggere anche la mia recensione sul primo libro che trovate qui, ovviamente senza spoiler perché sapete che odio farli sorry not sorry.
Date una possibilità quindi a Lyan, ad Azalel e alla loro storia!
Vi catturerà.

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂🍂,5 \ 🍂🍂🍂🍂🍂











martedì 29 marzo 2022

Recensione "The magician" - Francesca Ignizio

 
TRAMA 

Il nuovo millennio, l'anno 3000 e un'epoca del tutto nuova.
La caduta di alcuni detriti di Luna, in contatto con la Terra, donò l'opportunità ad alcuni esseri umani di acquisire nuovi e strabilianti poteri, l'uno diverso dall'altro.
I Magician, così vennero marchiati.
Ma il resto dell'umanità non fu clemente con loro, e invidiosi di ciò che loro non avevano ottenuto, diedero vita alla fazione che cercò in ogni modo di contrastarli: gli M-Fighters.
In questo mondo, Alyssa Mooley non è altro che una Magician costretta a vivere nell'ombra, timorosa di finire nel mirino sbagliato.
Ma il fato si sa, può essere beffardo, e le sue poche certezze verranno presto spazzate via come polvere nel vento.
Quello, unito a una serie di strani e loschi avvenimenti, la farà uscire finalmente dal suo guscio, fronteggiando una realtà non sempre facile. 
Le scelte che dovrà compiere la potrebbero condurre alla rovina, o potrebbero salvarla. 
Dovrà solo avere il coraggio di rischiare tutto, smettendo di sopravvivere e cominciando finalmente a vivere.


RECENSIONE

«Tutto ruota attorno a un'unica domanda, caparbia Lys. Quanto sei disposta a rischiare?»
«Ogni cosa.»

Buongiorno lettori e bentornati o benvenuti nel mio piccolo angolino di carta ed inchiostro!
Oggi sono qui per parlarvi di una lettura che mi ha accompagnato da inizio anno e che ho preferito gustarmi un po' per volta, per godermela e godermi sia storia, sia ambientazione!
Sto parlando di The magician di Francesca Ignizio che ringrazio tantissimo per la copia cartacea, la gentilezza e la disponibilità, nonché della pazienza e della fiducia! 
Bando alle ciance ed iniziamo!

Quando Francesca mi ha proposto di leggere il suo libro ho pensato che probabilmente avrei dovuto andarci coi piedi di piombo, perché come alcuni di voi già sapranno, i distopici ed in generale le storie  ambientate nel futuro, non sono mai stati tra i miei generi preferiti.
Però, c'è un però.
La trama mi ha attirata da subito nel momento in cui ho letto di strani poteri conferiti da misteriosi detriti lunari caduti sulla Terra e che hanno reso alcuni esseri umani "speciali", dotati di particolari capacità collegate appunto all'astro argenteo.
Ero curiosa, quindi, di leggere come Francesca avesse deciso di gestire la cosa, di come avesse ambientato la vicenda, del worldbuilding, che per me sapete essere mega importante in un romanzo, di come avesse caratterizzato i suoi personaggi e di come avesse sviluppato l'intera trama.
Perciò, cosa penso di The magician?

"Guarda la luna. Splende per te."

Partiamo dal presupposto che il libro inizia leggermente lento, ma ci sta.
Ci sta a pennello perché l'autrice ha scelto di sfruttare le prime pagine per descrivere il suo intero mondo, per impostare l'ambientazione e presentare tutti i personaggi e le loro peculiarità.
Non fatevi spaventare, quindi, dal ritmo dolce e pacato dell'inizio, poiché la storia prenderà piede dopo il primo centinaio di pagine e prometto che poi sarete talmente avvolti in un vortice sempre più crescente ed incalzante di colpi di scena e momenti di suspense, da non accorgervi nemmeno di essere arrivati al termine della lettura.
Vorrei porre quindi la mia attenzione sul worldbuilding.
Francesca ha creato un futuro a cui, durante la lettura, io ho sempre e solo associato due colori, ovvero il grigio e il blu elettrico. 
Siamo in una realtà in cui coesistono nello stesso spazio due fazioni contrapposte, ovvero i Magician, coloro che dopo la caduta dei detriti lunari sulla Terra hanno acquisito poteri straordinari e tutti diversi tra loro, e gli M-Fighters, umani che, molto probabilmente invidiosi del fatto di non aver ottenuto tali poteri o che ne sono altamente spaventati, hanno deciso di dedicare la loro esistenza alla caccia e all'abbattimento dei Magician, appunto.
Siamo quindi in un futuro iper tecnologico dove gli M-fighters reggono un clima di terrore attraverso l'istituzione di una sorta di regime totalitario, tirato su a odio e pregiudizio, che sotto forma di pseudo esercito si arroga il diritto di poter mantenere l'ordine un po' a modo suo, attraverso maniere di dubbia morale, creando una propaganda offensiva nei confronti dei Magician.
C'è di fatto questo razzismo che si respira quindi nei confronti di chi, contro la propria volontà, ha ottenuto dei poteri speciali che se da una parte potrebbero sembrare una cosa magnifica e fuori dal comune, un dono immenso, dall'altra si rivelano un'arma a doppio taglio per la maggior parte di chi li padroneggia, dato che se utilizzati in modo esagerato potrebbero essere distruttivi e pericolosi.
Di fatto, la stessa protagonista, Alyssa, possiede un potere che lei fatica a tenere sotto controllo e che soltanto dopo averlo accettato ed essersi resa consapevole della sua portata, nonché con una buona dose di esercizio, riesce a manovrare e plasmare come lei desidera, ma ancora con molte riserve.
Ad ogni modo, concludendo il discorso sull'ambientazione, potete ben immaginare che creare un universo futuristico non sia una cosa particolarmente facile, soprattutto se si vuole dare l'impronta distopica, eppure Francesca ci è riuscita in modo davvero sorprendente!
Mi sono immaginata una Fengaris sempre dominata da un cielo perennemente grigio e nuvoloso, con questi grattacieli ultramoderni che svettano alti alti, le strade larghe e spaziose percorse da veicoli di ultima generazione super silenziosi e monopattini e skateboard che sfrecciano sollevati da terra, fiori blu e luminosi che decorano i marciapiedi e quella sensazione di sintetico e finto, di quiete e ordine sopra un sistema invece marcio e corrotto, razzista e specista.
E poi, fuori dal cuore pulsante della città, distese di radure e boschi in cui esistono le specie più disparate di piante e fiori, sempre dotati di una luce blu elettrica che illumina la notte senza stelle, come diamanti in una miniera. L'universo che l'autrice ha creato è qualcosa di silenzioso e dolce, di letale e pericoloso, dotato di questo timido alone bluastro di elettricità statica che pulsa costantemente, che vive, profuma, che incanta.
Non è da meno poi la caratterizzazione dei personaggi, partendo proprio da Alyssa, forte e fragile allo stesso tempo, che ha le sue insicurezze, certo, ma che rischia il tutto e per tutto per proteggere chi ama, per passare poi da Leon, l'amore della sua vita che lei crede essere eterno, ma che compirà una scelta che la spiazzerà e la annienterà e la fortificherà, ragazzo dalle idee ben chiare e i piedi ben saldi a terra, che sbaglia, come sbagliano tutti, ma che non per questo smetterà di amare e riprovarci.
Se poi parliamo dei miei personaggi prediletti, Julyan sicuramente occupa il secondo posto sul podio. Magician e combattente perfetto, nonché sfrontato e sempre pronto al confronto e alle battute sarcastiche, è un ragazzo dal passato torbido e segnato da sofferenze piuttosto pesanti, da paure (come del resto tutti loro) che si porta dietro da anni e che dovrà per forza di cose affrontare a testa alta.
Se saliamo sul gradino più alto del podio, invece, troviamo Edwin, il capo degli M-fighters, occhi di ghiaccio e carattere focoso e gelido al contempo, si merita il titolo di stronzo più sexy dell'anno e nemico giurato dei Magician, ma anche di componente della ship che in questo libro mi ha fatto perdere la testa, una ship che sprizza proibito, fuoco e fiamme da tutti i pori!
Personaggio femminile del mio cuore non poteva che essere la fiammeggiante Dahlia, caratterino impetuoso e per nulla facile, darà del filo da torcere a qualcuno di nostra conoscenza (non faccio spoiler he he ) e gli farà perdere testa, ragione, pazienza e anche il buon senso, il tutto condito da scintille esplosive di sensualità e passione brucianti.

Abbiamo quindi tutti gli ingredienti perfetti per una lettura col botto!
Lo stile di Francesca, anche se ricco di descrizioni dettagliate, non è prolisso e pesante, anzi, si presenta con una struttura scorrevole, che invoglia il lettore a voler saperne sempre di più, a voler conoscere la sorte che toccherà ad ogni singolo personaggio, nonché, ovviamente, come andrà a finire, passando per colpi di scena che ve lo dico io, vi lasceranno a bocca aperta e non vi sarà dato nemmeno il tempo per metabolizzarli!
Ci sono amicizia, amore, odio, dolore, passione e quel pizzico di spicy che non guasta mai, ma anche una buona dose di messaggi velati che l'autrice attraverso le sue parole, o almeno è l'impressione che ho avuto io, ci tiene a trasmetterci e regalarci, per poter fare poi nostri, come, ad esempio, il non aver mai paura di affrontare e mostrare cosa ci faccia più timore, poiché solo nel momento in cui conosciamo le nostre vere paure, accettandole. abbiamo anche poi il fegato di affrontarle.

Una lettura che quindi consiglio a tutti gli amanti del genere o a chi, come me, non lo ama particolarmente ma cerca sempre una lettura in grado di fargli cambiare idea, che stimoli e sorprenda. Promossa e consigliata!



LA MIA VALUTAZIONE 

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