giovedì 21 aprile 2022

Recensione "La bambina di cera" - Roberta Castelli

 

TRAMA

Lo splendido e immaginario paese di Lachea fa da sfondo alle avventure del commissario Vanedda, un uomo controcorrente che ha deciso di sfidare pregiudizi e diffidenze e di fare il poliziotto in Sicilia, nonostante la sua omosessualità.

In questa seconda indagine Vanedda, oltre a dover risolvere un intricato e misterioso caso che, tra presunti incidenti, messaggi misteriosi e strane sparizioni, vede coinvolta la famosa “mummia” di Rosalia Lombardo, dovrà fare i conti anche con i turbamenti del proprio cuore…

Una storia avvincente che profuma di agrumi come la terra in cui è ambientata e di cui l’autrice ci fa sentire tutte le contraddizioni.

RECENSIONE

"L'amore, Angiluzzu miu, non è cosa che puoi programmare e controllare; lo devi solo vivere."

Buon pomeriggio miei cari lettori!
Spero che la vostra settimana stia scivolando meglio della mia, dato che l'età e i suoi acciacchi si stanno facendo sentire (dannate cervicali!), ma questo non mi proibisce di parlarvi delle mie letture!
La settimana scorsa ho terminato di leggere La bambina di cera, di Roberta Castelli, edito Golem Edizioni che ringrazio molto per la copia, e devo dire che tornare a Lachea, la calda ed assolata Lachea, mi ha davvero risollevata.
Se vi siete persi la recensione del primo libro delle indagini del commissario Vanedda, potete recuperarla qui! Ma ora ciancio alle bande e parliamo di questa piccola perla di mare!

In questo libro Vanedda è alle prese con la scomparsa di una donna e lo strano ritrovamento di una bambola nella spiaggia di Lachea, che ha tutta l'aria di sembrare uguale identica alla famosa mummia della piccola Rosalia, custodita realmente nelle catacombe di Palermo.
Ed è in questo preciso momento che il giallo si tinge di nero nel secondo volume dedicato allo scorbutico commissario siciliano, una sfumatura intrigante ed interessante devo dire, che mi ha piacevolmente colpita.
Ovviamente Vanedda è rimasto tale e quale a come lo abbiamo conosciuto: reticente, lunatico, imprevedibile nel suo essere estremamente abitudinario, "odiatore" seriale di tutto ciò che si può ricollocare nella categoria germi e\o batteri, tuttavia troviamo un piccolo cambiamento nello snocciolarsi della vicenda.
Se infatti, ne La traccia del pescatore la storia procede piuttosto lineare, con Vanedda e il timoroso assistente Vaccaro che indagano sui vari casi, i testimoni o gli indagati che vengono interrogati, il ritrovamento del cadavere e la scoperta del colpevole, qui il libro prende una piega più sentimentale.

Ciò che balza all'occhio di un lettore attento è infatti la presenza più forte di sentimenti come la nostalgia, che si nasconde nei momenti in cui Vanedda va a trovare la madre al cimitero, in cui la pensa e rievoca ricordi che gliela restituiscono viva nella mente e che portano anche a chi legge quei profumi tipici dell'infanzia ormai dimenticata, che quando si ritrovano in età adulta, quasi in modo spontaneo e fulmineo, non mancano di farci viaggiare indietro nel tempo. Ai bei vecchi tempi.
Oppure, ed è una cosa che mi ha compiaciuta perché non sempre è facile parlarne, il fatto di nutrire dubbi nei confronti della propria relazione. 
Non voglio fare spoiler, sia chiaro, ma Roberta ha inserito un elemento di cui alcune volte si legge poco, e l'ha fatto con una delicatezza ed un'ironia che lo rendono ancora più palpabile e credibile.
Cosa accade se nel corso della nostra relazione, appare improvvisamente una persona che ci attrae, così, dal nulla? Perché ci vengono dei dubbi sul fatto che sia immorale o addirittura una sorta di tradimento vedere una persona, che non sia la nostra persona, con gli stessi occhi che riserviamo solo ad un determinato individuo?
E alla fine, il nodo verrà al pettine, e la risposta, che comunque poi ognuno sarà libero di interpretare, ci viene data in modo pacato, semplice e privo di fronzoli, una risposta che scalda, che rende consapevoli: forse, dopotutto, essendo fatti di carne, ossa ed emozioni, essendo umani, può essere che si possano amare in contemporanea, anche se in modo diverso, due persone nello stesso momento?
Ai posteri l'ardua sentenza, mi dicono dalla regia.
Ad ogni modo, come ho già avuto premura di riferire anche all'autrice, non solo di questo si parla, poiché varie e vaste sono le tematiche portate alla luce attraverso la ricerca della risoluzione del caso, tra le quali spiccano l'elaborazione del lutto, questo argomento considerato evidentemente ancora un tabù per stretta vicinanza al tabù stesso della morte, viene sconfitto da Vanedda che nel suo modo bonario, camminando fiero tra le lapidi del campo santo in cui riposa la madre, parla a tutti i suoi morti, portando loro sempre dei fiori freschi, o viene invece affrontato da un altro personaggio del libro in maniera tutt'altro che semplice, portando il peso della perdita sulla schiena come un macigno, e rimanendone schiacciato senza la forza di reagire, ma con la rabbia che preme per avere la propria vendetta; la quasi totale assenza di lavoro in un paese come la Sicilia, povero di risorse, dove chi ci è nato, la maggior parte delle volte, è costretto a trasferirsi al Nord per poter portare a casa onestamente il pane, il cuore che pesa di nostalgia e il profumo del mare e del sole che torna a scaldarlo quando ci si permette di ricordarlo; l'omosessualità condannata in un paese di mentalità ristretta, come può essere Lachea, dove non si può essere liberi di amare una persona dello stesso sesso perché il giudizio della gente è più importante del riuscire ad essere sé stessi di fronte agli altri, dove alcune volte le barriere ce le creiamo noi dopo tanta sofferenza e ci rifiutiamo di vedere che forse, qualcosa, è cambiato ma non siamo ancora in grado di accettarlo; la vecchiaia, come ci dimostra il padre di Angelo, e la consapevolezza che non si può tornare indietro, che la vita ci scivola via come sabbia tra le mani, impalpabile, stronza e anche vagamente divertita dai nostri vani tentativi di farla andare come vorremmo.

Un libro all'insegna del giallo, quindi, ma che abbraccia i sentimenti, una sfumatura di colore che io personalmente ho apprezzato molto, poiché ci mostra, seppur sommariamente, un lato del commissario Vanedda che non avremmo mai pensato di vedere, più caloroso, più umano, forse, che cede alle debolezze, che cede alle tentazioni.
Mio caro Angelo, sapessi quanto fortunato sei a poter vantarti di provare ancora sensazioni così forti in un mondo che gira alla velocità della luce e che non si ferma nemmeno un secondo a farci riprendere fiato!

Ovviamente, poteva mancare lo sfondo della calda Sicilia?
No, neanche per sogno.
Roberta, vorrei dirti questo, ma forse te l'ho già detto, comunque fa niente.
Quando leggo ciò che scrivi io non sono sul divano di casa mia, con la tv accesa che ronza in sottofondo, le macchine che passano ed affollano la strada, il cielo grigio e l'aria che sa di pioggia, no, io sono a Lachea, in spiaggia, con le dita dei piedi affondate nella sabbia rovente, il sole che mi scotta la pelle e il sapore del sale sulla pelle, la gente che nuota in mare, i gabbiani che volano in cerchio sopra la mia testa, il profumo di leccornie fritte che sale dal chiosco alle mie spalle, il profilo dei fichi d'India che si staglia contro il cielo azzurro.
Io non sono a casa. Sono dove vuoi che il tuo lettore sia.
E questo mi basta.
Grazie Roberta.

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂🍂🍂 \ 🍂🍂🍂🍂🍂




venerdì 15 aprile 2022

Recensione "Dark Wings - Ali di fuoco" - Krisha Skies


TRAMA

La guerra incombe tra gli Alati di Azra e gli umani dei Paesi federati del Patto Meridionale. La giovane umana Lyan Alba, dopo gli eventi di quattro anni prima vissuti nella capitale azrariana, per sfuggire a un passato difficile da gestire ha deciso di lasciare la sua famiglia per cominciare una nuova vita nella città-Stato di Cartago. Ma un nuovo conflitto sta per travolgerla e un attacco inatteso arriva dal cielo, facendo iniziare una guerriglia urbana tra invasori e Milizia per la Resistenza umana. La forza latente che Lyan ha sempre cercato di tenere nascosta e inerte dentro di sé si risveglia prepotentemente, richiamando l’attenzione dei membri della società segreta azrariana delle Ali di Fuoco. Così il passato torna a perseguitarla e nuove avventure la coinvolgeranno, costringendola a intrecciare il suo destino ancora una volta con quei trascorsi da cui era fuggita invano. Dovrà quindi fare i conti con un amore che sembra impossibile e con un destino che le chiederà di compiere delle scelte che potrebbero segnare per sempre la sua esistenza e quella delle persone che ama. Dopo Dark Wings, è finalmente disponibile il secondo capitolo della saga "Il ciclo delle Ali Oscure".


RECENSIONE

Buon pomeriggio lettori! Benvenuti o bentornati nel mio piccolo angolino di carta ed inchiostro!
Oggi, vi voglio parlare del secondo volume di una saga che ho iniziato l'anno scorso e di cui aspettavo con ansia il seguito, perché è stata una bellissima ed inaspettata sorpresa!
Sto parlando di Dark Wings - Ali di fuoco, di Krisha Skies, edito dalla CE Horti di Giano, che ringrazio tantissimo per il file in omaggio!
Ma bando alle ciance ed iniziamo!

"Una volta mi era stato detto che ero attratta dalla fiamma che mi avrebbe distrutta e io sapevo bene che questa fiamma aveva un nome: Azalel di Mahasiah."

A dispetto dell'idillio, se così lo vogliamo chiamare per indicare comunque un periodo di "pace" seppur apparente, del primo libro, in Ali di fuoco ci troviamo in un contesto post-bellico, dove la guerra ha devastato gran parte del territorio esterno alla città degli alati di Azra, dove i conflitti tra alati ed umani si intensificano giorno dopo giorno, portando caos e distruzione.
Lyan Alba, la nostra protagonista, dopo una serie di eventi che hanno destabilizzato il suo equilibrio fisico e mentale, e dopo alcune rivelazioni piuttosto pesanti da digerire, decide di abbandonare la sua famiglia e di iniziare daccapo una nuova vita a Cartago, città stato ancora quasi del tutto intoccata dalla guerra, in cui trova impiego presso un centro di accoglienza per azrariani che allo scoppio della guerra vivevano e lavoravano all'interno dei confini dei Paesi del Patto meridionale.
Per prima cosa notiamo la differenza colossale tra i protagonisti del primo libro e gli stessi protagonisti nel secondo capitolo, poiché il cambiamento radicale che li ha colti in seguito a varie vicissitudini è davvero imponente.
A dispetto della Lyan che abbiamo conosciuto all'inizio, infatti, troviamo qui una ragazza maturata, perché comunque sono passati quattro anni e sono successe un sacco di cose  non del tutto piacevoli dal libro precedente, una ragazza segnata da eventi di grande portata, che ha rinunciato alla sua famiglia per provare ad iniziare una nuova vita, lontana da Azra, e che ha tantissimi segreti da tenere nascosti.
Non specifico ciò che Lyan desidera tenere per sé per evitare spoiler, tuttavia alla fine ogni nodo verrà al pettine e lei si troverà a fronteggiare, oltre al suo potere che minaccia sempre di più di esplodere e di andare fuori controllo, anche la rottura dell'equilibrio precario che viene a crearsi dopo l'arrivo del generale Yeratel al centro di accoglienza, seguito dai suoi luogotenenti appartenenti alle Ali di fuoco.
E chi ci ritroviamo tra questi fascinosi e tenebrosi luogotenenti?
Esatto, avete pensato bene! Torna anche il nostro affascinante e misterioso Azalel, l'alato dagli occhi dell'ametista, che se nel primo libro si era comportato in alcune occasioni in modo piuttosto discutibile, qui avrà modo di farsi perdonare (soprattutto verso la fine)!
Anche lui è cambiato molto.
Inizialmente, quando rivedrà Lyan dopo quattro anni sembra quasi indifferente alla cosa, almeno in modo esterno, ma dentro di sé cela la più tremenda delle tempeste. 
Essendo uno dei due luogotenenti del generale delle Ali di fuoco, ha un ruolo da rispettare e mantenere, quindi cercare di mantenere un certo aplombe attorno alla persona che comunque ama e che non vede da anni, potete ben capire quanto sia complicato insomma.
Invece lui non solo riesce nell'intento (più o meno perché i momenti di debolezza ce li hanno tutti, soprattutto quando si tratta di sentimenti), ma per una buona parte del libro ho creduto quasi che volesse trascinare Lyan nelle Ali di fuoco (che sono da sempre additati come dei fanatici inclini alla violenza) e che la volesse costringere a rientrare nella schiera dei "cattivi" se così li possiamo definire, per usarla assieme al suo potere molto particolare, se non unico nel suo genere.
Quindi capirete bene che la componente romance in questo libro è davvero preponderante, e l'autrice mi aveva pure avvertita sapendo che non impazzisco per tale genere, eppure sapete cosa vi dico?
Che mi è piaciuto!
Il romance presente qui non è stucchevole, si amalgama bene alla storia ed è soprattutto contestualizzato alla trama, perché in fin dei conti qui si parla di due persone che si ritrovano dopo essersi perse di vista per anni, dopo aver iniziato (o provato ad iniziare) nuove vite, anche con altri individui, di conseguenza la parte romantica ci sta, ma non risulta pesante.
Non credo di dover parlare di triangolo, poiché sia Lyan che Azalel, credendo di non incontrarsi più, sono partiti da zero assieme ad altre persone, di conseguenza ritroviamo il primo amore della ragazza, il dolce alato Kerubin, che fa parte della resistenza e che vorrebbe convincere lei e Azalel a passare dalla sua parte, e Malaya, che invece sta con Azalel, è una sensualissima Lungimirante che farebbe di tutto per lui, ma che nel suo profondo sa che non verrà mai ricambiata nel modo in cui lei vorrebbe.

Premesso ciò, passiamo al worldbuilding del romanzo.
Nel primo libro eravamo circondati dai fasti di Azra, da una città bianca e quasi paradisiaca in cui la convivenza tra alati ed umani, anche se fra alti e bassi, scorreva piuttosto facilmente, tuttavia l'ambientazione in questo secondo libro cambia in modo esponenziale.
Ci troviamo a Cartago, una città indipendente e comunque minata dalla guerra, in cui sorge il Centro di Accoglienza in cui lavora Lyan, assieme ad altre persone che ha imparato a conoscere nel corso della sua sosta lì, come la conversa Rose, divenuta ben presto un'amica e una confidente per la ragazza, o la direttrice Murph, donna tutta d'un pezzo che gestisce il centro con pugno di ferro, tentando di tenere assieme ogni membro che ne fa parte.
Al centro poi troviamo anche Kamael, un giovane alato con genitori umani la cui natura rimane un mistero fino a buona metà del libro, e che sembra aver instaurato con Lyan un legame particolarmente morboso che come una calamita li attrae e nel contempo li fa soffrire.
Devo ammettere che inizialmente credevo che questo legame sfociasse nel romantico, ma di romantico non c'è nulla, poiché l'attrazione che li accumuna è più che altro frutto dell'influenza che il potere di Lyan ha su Kamael e viceversa.
Molto apprezzato anche il contesto post bellico in cui viene ambientata la storia, che ci fa calare maggiormente nella parte, con cenni al proibizionismo (perché il centro di accoglienza vive di sussistenza e per guadagnarsi da vivere deve per forza rivolgersi al mercato nero), alla resistenza e alle milizie umane che tentano di soverchiare il potere alato con ogni mezzo possibile, attraverso anche l'uso di termini tecnici e ricercati che l'autrice ha mostrato di saper padroneggiare.
Ovviamente non manca la parte diciamo più cruenta che ben si abbina allo snocciolarsi della vicenda, poiché in guerra esistono vincitori e vinti, nonché civili ed innocenti coinvolti, di conseguenza il sangue c'è, ma non è disturbante né inquietante, ma esattamente come per il romance la parte cruda è ben contestualizzata.
Unica piccola nota stonata è, forse, l'inizio un po' lento, ma che poi si riprende con l'incedere della storia che diventa via via più avvincente ed attraente, ma tuttavia necessario per spiegare la situazione complessa in cui ci troviamo.
Come sempre Krisha riesce a destreggiarsi molto bene tra momenti di suspense alternati a momenti più tranquilli e romantici, in cui non mancherà di stupirvi ed emozionarvi, nonché di farvi immaginare proprio quello che lei ha in mente di mostrarvi.
Se vi ispira la trama di Ali di fuoco, vi invito a leggere anche la mia recensione sul primo libro che trovate qui, ovviamente senza spoiler perché sapete che odio farli sorry not sorry.
Date una possibilità quindi a Lyan, ad Azalel e alla loro storia!
Vi catturerà.

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂🍂,5 \ 🍂🍂🍂🍂🍂











martedì 29 marzo 2022

Recensione "The magician" - Francesca Ignizio

 
TRAMA 

Il nuovo millennio, l'anno 3000 e un'epoca del tutto nuova.
La caduta di alcuni detriti di Luna, in contatto con la Terra, donò l'opportunità ad alcuni esseri umani di acquisire nuovi e strabilianti poteri, l'uno diverso dall'altro.
I Magician, così vennero marchiati.
Ma il resto dell'umanità non fu clemente con loro, e invidiosi di ciò che loro non avevano ottenuto, diedero vita alla fazione che cercò in ogni modo di contrastarli: gli M-Fighters.
In questo mondo, Alyssa Mooley non è altro che una Magician costretta a vivere nell'ombra, timorosa di finire nel mirino sbagliato.
Ma il fato si sa, può essere beffardo, e le sue poche certezze verranno presto spazzate via come polvere nel vento.
Quello, unito a una serie di strani e loschi avvenimenti, la farà uscire finalmente dal suo guscio, fronteggiando una realtà non sempre facile. 
Le scelte che dovrà compiere la potrebbero condurre alla rovina, o potrebbero salvarla. 
Dovrà solo avere il coraggio di rischiare tutto, smettendo di sopravvivere e cominciando finalmente a vivere.


RECENSIONE

«Tutto ruota attorno a un'unica domanda, caparbia Lys. Quanto sei disposta a rischiare?»
«Ogni cosa.»

Buongiorno lettori e bentornati o benvenuti nel mio piccolo angolino di carta ed inchiostro!
Oggi sono qui per parlarvi di una lettura che mi ha accompagnato da inizio anno e che ho preferito gustarmi un po' per volta, per godermela e godermi sia storia, sia ambientazione!
Sto parlando di The magician di Francesca Ignizio che ringrazio tantissimo per la copia cartacea, la gentilezza e la disponibilità, nonché della pazienza e della fiducia! 
Bando alle ciance ed iniziamo!

Quando Francesca mi ha proposto di leggere il suo libro ho pensato che probabilmente avrei dovuto andarci coi piedi di piombo, perché come alcuni di voi già sapranno, i distopici ed in generale le storie  ambientate nel futuro, non sono mai stati tra i miei generi preferiti.
Però, c'è un però.
La trama mi ha attirata da subito nel momento in cui ho letto di strani poteri conferiti da misteriosi detriti lunari caduti sulla Terra e che hanno reso alcuni esseri umani "speciali", dotati di particolari capacità collegate appunto all'astro argenteo.
Ero curiosa, quindi, di leggere come Francesca avesse deciso di gestire la cosa, di come avesse ambientato la vicenda, del worldbuilding, che per me sapete essere mega importante in un romanzo, di come avesse caratterizzato i suoi personaggi e di come avesse sviluppato l'intera trama.
Perciò, cosa penso di The magician?

"Guarda la luna. Splende per te."

Partiamo dal presupposto che il libro inizia leggermente lento, ma ci sta.
Ci sta a pennello perché l'autrice ha scelto di sfruttare le prime pagine per descrivere il suo intero mondo, per impostare l'ambientazione e presentare tutti i personaggi e le loro peculiarità.
Non fatevi spaventare, quindi, dal ritmo dolce e pacato dell'inizio, poiché la storia prenderà piede dopo il primo centinaio di pagine e prometto che poi sarete talmente avvolti in un vortice sempre più crescente ed incalzante di colpi di scena e momenti di suspense, da non accorgervi nemmeno di essere arrivati al termine della lettura.
Vorrei porre quindi la mia attenzione sul worldbuilding.
Francesca ha creato un futuro a cui, durante la lettura, io ho sempre e solo associato due colori, ovvero il grigio e il blu elettrico. 
Siamo in una realtà in cui coesistono nello stesso spazio due fazioni contrapposte, ovvero i Magician, coloro che dopo la caduta dei detriti lunari sulla Terra hanno acquisito poteri straordinari e tutti diversi tra loro, e gli M-Fighters, umani che, molto probabilmente invidiosi del fatto di non aver ottenuto tali poteri o che ne sono altamente spaventati, hanno deciso di dedicare la loro esistenza alla caccia e all'abbattimento dei Magician, appunto.
Siamo quindi in un futuro iper tecnologico dove gli M-fighters reggono un clima di terrore attraverso l'istituzione di una sorta di regime totalitario, tirato su a odio e pregiudizio, che sotto forma di pseudo esercito si arroga il diritto di poter mantenere l'ordine un po' a modo suo, attraverso maniere di dubbia morale, creando una propaganda offensiva nei confronti dei Magician.
C'è di fatto questo razzismo che si respira quindi nei confronti di chi, contro la propria volontà, ha ottenuto dei poteri speciali che se da una parte potrebbero sembrare una cosa magnifica e fuori dal comune, un dono immenso, dall'altra si rivelano un'arma a doppio taglio per la maggior parte di chi li padroneggia, dato che se utilizzati in modo esagerato potrebbero essere distruttivi e pericolosi.
Di fatto, la stessa protagonista, Alyssa, possiede un potere che lei fatica a tenere sotto controllo e che soltanto dopo averlo accettato ed essersi resa consapevole della sua portata, nonché con una buona dose di esercizio, riesce a manovrare e plasmare come lei desidera, ma ancora con molte riserve.
Ad ogni modo, concludendo il discorso sull'ambientazione, potete ben immaginare che creare un universo futuristico non sia una cosa particolarmente facile, soprattutto se si vuole dare l'impronta distopica, eppure Francesca ci è riuscita in modo davvero sorprendente!
Mi sono immaginata una Fengaris sempre dominata da un cielo perennemente grigio e nuvoloso, con questi grattacieli ultramoderni che svettano alti alti, le strade larghe e spaziose percorse da veicoli di ultima generazione super silenziosi e monopattini e skateboard che sfrecciano sollevati da terra, fiori blu e luminosi che decorano i marciapiedi e quella sensazione di sintetico e finto, di quiete e ordine sopra un sistema invece marcio e corrotto, razzista e specista.
E poi, fuori dal cuore pulsante della città, distese di radure e boschi in cui esistono le specie più disparate di piante e fiori, sempre dotati di una luce blu elettrica che illumina la notte senza stelle, come diamanti in una miniera. L'universo che l'autrice ha creato è qualcosa di silenzioso e dolce, di letale e pericoloso, dotato di questo timido alone bluastro di elettricità statica che pulsa costantemente, che vive, profuma, che incanta.
Non è da meno poi la caratterizzazione dei personaggi, partendo proprio da Alyssa, forte e fragile allo stesso tempo, che ha le sue insicurezze, certo, ma che rischia il tutto e per tutto per proteggere chi ama, per passare poi da Leon, l'amore della sua vita che lei crede essere eterno, ma che compirà una scelta che la spiazzerà e la annienterà e la fortificherà, ragazzo dalle idee ben chiare e i piedi ben saldi a terra, che sbaglia, come sbagliano tutti, ma che non per questo smetterà di amare e riprovarci.
Se poi parliamo dei miei personaggi prediletti, Julyan sicuramente occupa il secondo posto sul podio. Magician e combattente perfetto, nonché sfrontato e sempre pronto al confronto e alle battute sarcastiche, è un ragazzo dal passato torbido e segnato da sofferenze piuttosto pesanti, da paure (come del resto tutti loro) che si porta dietro da anni e che dovrà per forza di cose affrontare a testa alta.
Se saliamo sul gradino più alto del podio, invece, troviamo Edwin, il capo degli M-fighters, occhi di ghiaccio e carattere focoso e gelido al contempo, si merita il titolo di stronzo più sexy dell'anno e nemico giurato dei Magician, ma anche di componente della ship che in questo libro mi ha fatto perdere la testa, una ship che sprizza proibito, fuoco e fiamme da tutti i pori!
Personaggio femminile del mio cuore non poteva che essere la fiammeggiante Dahlia, caratterino impetuoso e per nulla facile, darà del filo da torcere a qualcuno di nostra conoscenza (non faccio spoiler he he ) e gli farà perdere testa, ragione, pazienza e anche il buon senso, il tutto condito da scintille esplosive di sensualità e passione brucianti.

Abbiamo quindi tutti gli ingredienti perfetti per una lettura col botto!
Lo stile di Francesca, anche se ricco di descrizioni dettagliate, non è prolisso e pesante, anzi, si presenta con una struttura scorrevole, che invoglia il lettore a voler saperne sempre di più, a voler conoscere la sorte che toccherà ad ogni singolo personaggio, nonché, ovviamente, come andrà a finire, passando per colpi di scena che ve lo dico io, vi lasceranno a bocca aperta e non vi sarà dato nemmeno il tempo per metabolizzarli!
Ci sono amicizia, amore, odio, dolore, passione e quel pizzico di spicy che non guasta mai, ma anche una buona dose di messaggi velati che l'autrice attraverso le sue parole, o almeno è l'impressione che ho avuto io, ci tiene a trasmetterci e regalarci, per poter fare poi nostri, come, ad esempio, il non aver mai paura di affrontare e mostrare cosa ci faccia più timore, poiché solo nel momento in cui conosciamo le nostre vere paure, accettandole. abbiamo anche poi il fegato di affrontarle.

Una lettura che quindi consiglio a tutti gli amanti del genere o a chi, come me, non lo ama particolarmente ma cerca sempre una lettura in grado di fargli cambiare idea, che stimoli e sorprenda. Promossa e consigliata!



LA MIA VALUTAZIONE 

🍂🍂🍂🍂 \ 🍂🍂🍂🍂🍂




lunedì 21 marzo 2022

Recensione "My Policeman" - Bethan Roberts

TRAMA

Marion e Patrick: così simili nella loro presunzione romantica di ottenere ciò che desiderano. Per entrambi, l'oggetto del desiderio si chiama Tom Burgess, un giovane uomo dal fascino irresistibile e imperscrutabile. 

Tom è il fratello maggiore della migliore amica di Marion. Si conoscono da adolescenti e per lei è amore a prima vista. Di lì a poco, Tom parte per il servizio militare e poi per l'accademia di polizia, ma Marion è decisa ad aspettarlo, a conquistarlo, sperando in una proposta di matrimonio. Quando finalmente arriva, lei è al settimo cielo, incurante dei segnali che dovrebbero metterla in guardia. 
Convinta che il suo amore basterà per entrambi. 
Ignara che Tom ha un'altra vita. Patrick è un artista e lavora come curatore al museo di Brighton. Anche per lui Tom è stato un colpo di fulmine, una folle beatitudine per cui sarebbe disposto a rischiare tutto. Ma nell'Inghilterra di fine anni Cinquanta, in cui l'omosessualità è condannata dalla società e dalla legge, il matrimonio resta per Tom un nascondiglio sicuro. E così, Marion e Patrick dovranno dividersi l'amore di Tom, fino a quando uno di loro non resisterà più. E le loro tre vite saranno spezzate. 
Liberamente ispirata alla vicenda dello scrittore E. M. Forster e raccontata attraverso i punti di vista alternati di Marion e Patrick, una storia struggente di amori impossibili e speranze deluse.

RECENSIONE

"Le parole che mi vengono in mente quando penso al mio poliziotto sono luce e delizia."

Buongiorno lettori e buon inizio weekend!
Spero che per voi questo Lunedì sia iniziato nel migliore dei modi, perché io sento il peso del cambio stagione sulla schiena come un masso di cemento armato. E sono anche piuttosto di umore instabile, quindi NO. Questo Lunedì non s'ha da fare. Passiamo direttamente a domani che ho il giorno libero?
Ah, non posso? Vabbè, parliamo di cose belle.
Cose belle ed immensamente tristi, aggiungerei.

Oggi vi porto una lettura che mi ha trascinata in un vortice di emozioni in un solo giorno, un Venerdì sera di una settimana fa, in cui ho aperto questo libro per curiosità sfogliando e leggendo le prime pagine, per poi ritrovarmi il Sabato dopo nell'ultima pagina con un senso di vuoto pazzesco e gli occhi pieni di lacrime e malinconia.
Ebbene sì, parlo proprio di My Policeman, il libro di Bethan Roberts che tra poco diventerà anche film dove nei panni del fantomatico Policeman ci sarà niente di meno che il cantante\attore Harry Styles in tutto il suo splendore, affiancato da Emma Corrin, che interpreterà la moglie Marion, e David Dawson, che vestirà invece i panni del curatore Patrick.

Allora, cosa mi ha donato questo libro?
Partiamo dal presupposto che lo stile dell'autrice è lungi dall'essere complesso e ricco di descrizioni, io stessa alle volte ho faticato ad immaginarmi nella testa i personaggi, se non che ogni tanto viene fatto cenno a qualche loro segno particolare, come ad esempio i capelli rossi per Marion o i boccoli biondi di Tom, per il resto il testo è fluido e si lascia leggere con una rapidità impressionante.
Il libro viene raccontato essenzialmente dal punto di vista di Marion, sotto forma di diario o anzi, più che altro un diario-lettera, destinato proprio a Patrick, dove lei piano piano racconterà tutta la storia che la vede coinvolta da quando ha conosciuto il marito Tom, dal principio, fino al presente, mentre l'altro punto di vista risulta essere proprio quello di Patrick, che mette per iscritto sotto forma di diario vero e proprio tutto quello che gli succede da quando incontra Tom al museo di Brighton, di cui è il curatore.
L'oggetto del desiderio di entrambi, come avrete intuito, è proprio Tom Burgess, uomo tutto d'un pezzo che ottiene il posto di poliziotto nella città in cui è cresciuto e che cattura l'attenzione dei due narratori sin dal primo momento in cui le loro vite entrano in collisione.

Partiamo da Marion.
Marion è una ragazza semplice, senza molte pretese, a detta di Patrick nemmeno così bella, che ambisce a diventare maestra (e alla fine lo diventa pure) nella cittadina in cui ha sempre abitato coi genitori.
La sua migliore amica ha un fratello, un ragazzo affascinante, carismatico, bello da morire con questi due occhi azzurri e i riccioli biondi a cui non si può resistere, un uomo dal fisico statuario pronto ad intraprendere la carriera militare per mettersi al servizio della società.
Per Marion è un colpo di fulmine.
Lui la attira in modo irrazionale, le fa pensare cose che le ragazze per bene della sua età non dovrebbero pensare, eppure tenta in tutti i modi di entrare in contatto con quel ragazzo misterioso e silenzioso, chiedendogli addirittura di insegnarle a nuotare, visto che scopre essere un nuotatore provetto.

Tom accetta, e Marion inizia una serie di castelli mentali che cinema levati proprio.
Il punto è proprio questo.
Se siete lettori attenti, scorgerete lungo le pagine i primi segnali che indicano il vero orientamento sessuale di Tom, perché Marion sarà pure innamorata, all'inizio, e anche un po' cieca, tuttavia a voi, a noi esterni, certe cose sono così lampanti da risultare quasi evidenziate con un bel pennarello giallo.
Se lo leggerete e non li coglierete all'inizio, anche se sono praticamente palesi, vi basti arrivare alla scena della loro prima notte di nozze e, forse, tutto vi apparirà un po' più chiaro.
Tom non sembra entusiasta. Tom la accontenta laddove può, ma in modo molto costretto. Tom non è libero quando si tratta di stare con Marion, perché in fin dei conti la donna non gli piace. Perché Tom, in realtà, ama un altro. Un uomo.
E quando Tom utilizzerà il pretesto di un matrimonio per coprire ciò che lui in realtà è, Marion se ne renderà conto un po' alla volta, inerme di fronte ad una scoperta che piano piano, grazie anche all'aiuto di stimoli esterni, la porterà sull'orlo della follia, costringendola a compiere un atto per cui si pentirà tutta la vita.
Nel punto di vista narrato da Marion, quindi, possiamo intravedere quel rimorso e anche quell'amarezza che la donna possiede nei confronti dell'amante del marito, perché in fin dei conti è proprio per colpa sua che lui non l'ha mai amata, ma si intuisce anche quel pentimento dato dal fatto che non si sia mai accorta dei veri desideri del marito, costringendolo a vivere una vita non sua, ma costruita sulla base dell'egoismo e la pretesa di avere una vita felice e perfetta tutta per sé.
Marion si è resa cieca per l'amore, e nonostante tutto ha continuato a stare con Tom convinta che in futuro le cose avrebbero potuto sistemarsi, che loro avrebbero potuto fare finta di nulla e ricominciare daccapo, che il suo affetto per il marito bastasse per tenere in piedi la loro relazione, non contando il fatto che Tom, probabilmente, per lei non abbia mai provato nulla, o quasi.
Una sorta di annientamento sentimentale ecco.

"Ti dico tutto questo, Patrick, perché tu sappia com'era tra me e Tom. Perché tu sappia che ci fu tenerezza, non solo dolore. Perché tu sappia che sì, abbiamo fallito, entrambi, però ci abbiamo provato."

Passiamo al punto di vista di Patrick, invece.
Patrick è un omossessuale convinto.
Frequenta locali per incontri omosessuali, ovviamente sempre stando attento a non essere scoperto, poiché la vicenda è ambientata nell'Inghilterra di fine anni '50, in cui l'omosessualità viene punita e condannata dalla legge, nonché dalla società.
Se si venisse a sapere che il curatore del museo di Brighton è gay, sarebbe la fine per la sua reputazione  e il suo lavoro.
Quelli come lui sono da evitare. Quelli come lui sono invertiti sessuali.
La parola gay non viene ancora menzionata, tuttavia potete immaginare per bene gli epiteti con cui Patrick e quelli come lui vengono apostrofati ogni volta che qualcuno, soprattutto uomini, li incrocia per strada o all'uscita da quei famosi locali in cui avvengono gli incontri segreti.
Ma quando Patrick incontra Tom è la fine. Lui è quello giusto. Lui è il suo capolinea.
Però Tom fa il poliziotto, e quale disonore sarebbe per il suo ruolo essere scoperto omosessuale?
Sta di fatto che anche per Patrick è un colpo di fulmine, ma Tom non è il freddo marito con cui Marion deve avere a che fare ogni giorno, perché anche Tom ama Patrick, nella maniera più brutale e profonda possibile, e il suo legame con l'affascinante curatore del museo diviene via via più profondo mano a mano che si conoscono. Patrick porta una ventata di aria fresca e arte nella vita di Tom, una ventata di amore, di riscoperta, di tutto.
Il loro amore non è facile, ma qui arriva il compromesso: Patrick è disposto a condividerlo con Marion, piuttosto che perderlo. Inizia così una torbida e tormentata storia d'amore, in cui Patrick ama Tom, Tom ricambia, Marion ama Tom, ma Tom per lei prova solo un'enorme tenerezza.
Quando Marion si renderà conto che Patrick e Tom si amano, di quell'amore che a lei viene negato dal suo stesso marito, che lei ha sempre bramato e che è conscia di non poter mai ottenere, compie l'innominabile. E tutto finisce. 

"Come fai"
"A fare cosa?"
"A vivere...questa vita."
"Ah. Certo."
"...cioè la mia vita. La vita degli altri. Di chi è moralmente dissoluto. Di chi infrange la legge con il suo orientamento sessuale. Di chi viene condannato dalla società all'isolamento, alla paura e al disprezzo di sé."

Cosa mi ha donato quindi questo libro?
Confesso che ho provato empatia sia per Marion che per Patrick.
Nonostante la sua ultima scelta sbagliata, sbagliatissima, da pigliarla a schiaffi, ho potuto comprendere il perché Marion abbia agito come ha agito.
Rimane pur sempre una donna che si è innamorata di un uomo. Che aveva grandi aspettative per loro due, un bel matrimonio felice, una casa grande in cui far crescere i loro figli (che non hanno mai avuto), ma che invece viene delusa in tutto e per tutto, perché di fatto Tom con lei non è sincero proprio per niente. Il pov di Tom non c'è, ma posso assicurarvi che anche lui ha giocato sporco in questo gioco.
Il fatto di non essere al cento per cento sincero con la moglie, ma solo alla fine, quando ormai viene messo con le spalle al muro, trattandola come una stupida e dandole della visionaria per più di metà libro, ammetto che un po' me l'ha fatto odiare.
Capisco anche che però la sua posizione sia delicata.
Diciamo che hanno sbagliato entrambi sin dall'inizio.
Marion per aver cercato un legame senza sentimento, ignorando i segnali palesi dell'orientamento di Tom. Tom per aver cercato un matrimonio riparatore per coprire il suo essere omosessuale, giocando di fatto coi sentimenti di Marion.
L'unico che a parere mio ha amato senza pretendere nulla in cambio, ferendo a sua volta ed uscendone ferito più di tutti, è sicuramente Patrick.
Patrick rimane il più coerente, quello che si fa carico di una sofferenza immane pur di stare insieme all'uomo che ama, ma sempre in sordina, rispettando la doppia vita di Tom e rispettando anche Marion, sotto ad un certo punto di vista, dato che non farà mai nulla che le arrechi del male.

"Dovremmo venire a vivere qui." 
E la risposta di Tom fu "Dovremmo andare sulla luna."
Ma sulle sue labbra c'era un sorriso.

Cos'è quindi questo libro?
My Policeman è aspettativa, delusione ed illusione, struggimento, passione, amore, delicatezza, brutalità, attesa. Attesa di un lieto fine che non arriverà mai e che anzi, lascia al lettore l'immaginazione di un finale sereno, ma che lascia l'amaro in bocca, proprio come l'ha lasciato a me.
Questa è una lettura che si lascia leggere tutta d'un fiato, che tratta temi come la discriminazione sessuale con un approccio semplice, ma incisivo, che trasmette al lettore le sensazioni di Marion, la frustrazione ed il fallimento, quelle di Patrick, l'amore incondizionato, il desiderio di una vita normale, fuori dai dogmi bigotti di una società che ancora non è pronta ad accettare quelli come lui, e quelli di Tom, la rassegnazione, il senso di colpa, la speranza di poter vivere qualcosa di bello ed intenso in un mare di marciume e corruzione.
Sono davvero curiosa di vedere come sarà l'adattamento cinematografico, se sarà fedele al libro o se cambieranno qualcosa. Ho sentito che ci sarà anche il punto di vista di Tom, che qui non è presente, e sono alquanto bramosa di sapere dove andrà a parare nel caso lo mettessero davvero in atto!
Non ci resta che aspettare il film, quindi, per poter avere un termine di paragone.
Ma, se cercate una lettura delicata e malinconica, che vi lascia con quella sensazione di vuoto dopo aver voltato l'ultima pagina, dove la realtà crudele di una società mette in risalto prima la reputazione, oscurando tutto il resto, nonché la volontà dell'individuo per il ben pensare comune, allora fatevi un regalo, e leggete My Policeman.
E poi venite a parlarne con me, ovviamente!

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂🍂 \ 🍂🍂🍂🍂🍂



mercoledì 16 marzo 2022

Review Party - Recensione "Il re delle cicatrici" - Leigh Bardugo

 



TRAMA

Nikolai Lantsov, sovrano di Ravka, corsaro, soldato, secondogenito di un re disonorato, ha sempre avuto un’innata propensione alle situazioni difficili, ma questa volta sembra dover fare i conti con qualcosa di impossibile, qualcosa che nessuno, tra la popolazione di Ravka, potrebbe mai immaginare. Come se non bastasse, per arrestare l’avanzata dei nemici che si assiepano lungo i confini del regno, il giovane re deve trovare un modo per riempire le casse dello Stato, stipulare nuove alleanze e fermare il nuovo pericolo che minaccia quello che un tempo è stato il glorioso esercito Grisha.

Al suo fianco, però, c’è la fedele Zoya Nazyalensky, leggendario generale Grisha, che non si fermerà di fronte a nulla pur di aiutare Nikolai ad affrontare e sconfiggere il potere oscuro che alberga nelle profondità del suo cuore e che, rafforzandosi di giorno in giorno, minaccia di distruggere tutto quello che ha costruito. Zoya sa infatti che, come i Grisha non possono sopravvivere senza Ravka, tantomeno Ravka può sopravvivere a un re tanto indebolito.

Nello stesso momento, nelle terre fredde del Nord, Nina Zenik sta combattendo la sua personale guerra contro coloro che vorrebbero spazzare via per sempre i Grisha. Ma per sconfiggere i pericoli che la attendono, sarà costretta a scendere a patti con il proprio terrificante potere e ad affrontare il dolore profondo e lacerante che porta nel cuore.

Re, generale e spia di Ravka: tutti e tre nel corso del loro viaggio dovranno spingersi oltre i confini tra scienza e superstizione, magia e fede, rischiare il tutto per tutto per salvare una nazione spezzata, e accettare che alcuni segreti non sono fatti per restare sepolti e che certe ferite non sono destinate a guarire.

RECENSIONE

"Sono stato fatto per proteggerti. Anche nella morte troverò un modo."

Buongiorno lettori e buon Mercoledì!
Oggi torno finalmente con una delle mie recensioni a parlarvi di un libro senza infamia senza lode, peccato che sia di un'autrice che io adoro ma che in questo volume sembra abbia voluto mantenere un profilo basso e sottotono rispetto magari ad un Sei di Corvi o alla Trilogia del Grishaverse, che comunque ritengo essere anch'essa debole rispetto alla dilogia di Kaz Brekker e dei bastardi del Barile, my personal opinion!
Ad ogni modo ringrazio Mondadori per avermi dato la possibilità di leggere in anteprima Il re delle cicatrici (sì, lo so, la traduzione lascia un po' l'amaro in bocca, ma per Nikolai possiamo anche soprassedere), e Alessandra di Raggywords per avere organizzato l'evento!
Nel banner qui sopra potete trovare anche le altre partecipanti coi nomi dei loro blog, così potrete anche sbirciare le loro recensioni e i loro pareri!
Ma bando alle ciance ed iniziamo!

Il contesto in cui si svolge il libro è piuttosto semplice: ci troviamo nel dopoguerra, dopo il caos assurdo che l'Oscuro ha portato nel regno di Ravka a causa della sua smania di potere.
Ravka è un regno all'apparenza potente, che sembra essere uscito dal conflitto in modo piuttosto intoccato, ma che in realtà cela crepe profonde che il giovane re Nikolai tenta di camuffare grazie alla sua parlantina disinvolta e al modo singolare di gestire la diplomazia con i sovrani degli altri popoli.
Ma Nikolai, dopo la battaglia contro il Santo senza Stelle, non ne è uscito del tutto illeso, anzi, in lui l'Oscuro ha lasciato una specie di impronta che sembra risalire in superficie al calare delle tenebre e che getta lunghe ombre sul destino del suo regno e sul sovrano stesso, che si ritrova a combattere, e non in modo metaforico, il lato oscuro che si nasconde dentro di lui ormai da tre anni e che sembra prendere via via il sopravvento.
E questa potrebbe essere una cosa interessante per lo snodarsi della vicenda, se non fosse che per buona metà ( e oltre) del libro, non succede quasi niente.
La storia viene raccontata in terza persona ma da diversi punti di vista, tra cui quello di Nikolai, appunto, quello di Zoya, suo fidato generale Grisha, ed infine quello di Nina, che viene incaricata di diventare una spia per conto di Ravka nel regno di coloro che ha in passato disprezzato ed amato assieme, ovvero i Fjerdani.
Come già accennato, fino alla metà non succede quasi nulla.
Mi è sembrato di leggere un compendio sulle strategie di guerra, nonché una serie di eventi inutili allo svolgimento della trama che spingono sì il lettore a volerne sapere di più, a rimanere in attesa per quel colpo di scena che tanto aspetta, ma che non arriverà mai, tuttavia a me è parso come un tentativo dell'autrice di allungare il brodo e girare attorno al punto per poi arrivarci a poche pagine dalla fine.
Ed è per questo che credo nel fatto che Il re delle cicatrici sia un libro che, forse, avrebbe potuto essere più corto e più concentrato di eventi, piuttosto che lungo com'è ed essenzialmente banale e sempliciotto.
Un punto a favore va, invece, sicuramente, alla caratterizzazione dei personaggi, poiché conosceremo molto meglio Nikolai e il suo rapporto con sé stesso e il suo ruolo di sovrano, ma anche di persona umana che si ritrova a combattere contro un lato di sé più animalesco ed irrazionale, e che lui detesta non saper tenere sotto controllo, soprattutto perché in modo indiretto è un legame con l'Oscuro, colui che ha quasi distrutto il suo regno.
Per quanto riguarda Zoya, devo ammettere che inizialmente l'ho trovata insopportabile, saccente, arrogante e acida, una so tutto io che avrei volentieri preso a vangate sui denti, ma mano a mano che si procede con la lettura e che si viene a conoscenza della sua storia passata, ci si ritrova ad empatizzare col suo personaggio e a comprendere il perché di alcuni suoi atteggiamenti piuttosto che di altri. Credo sia stata una mossa piuttosto furba da parte di Bardugo inserire un carattere spinoso, antipatico e difficile da capire per poi far cadere il lettore nel tranello e ribaltare la situazione, facendo entrare Zoya tra i personaggi più odiati e poi amati del libro.
Sta di fatto che io ancora non riesco a digerirla nonostante mi sia lievemente commossa nella parte in cui si accenna al suo passato, alla sua perdita e tutto il resto che non sto qui a raccontarvi per evitare spoiler.
Alla fine, c'è lei. Nina Zenik.
Con Nina ho sempre avuto gli occhi a cuore.
Sin da Sei di Corvi è stata il mio personaggio preferito. 
Dissoluta, dissacrante, a tratti pazzerella (qui di pazzia ne troviamo un bel po' in lei fidatevi), in Nina mi rivedo molto soprattutto all'inizio del libro, in cui si racconta la modalità con cui affronta un brutto lutto (non dico di chi per non rovinare la lettura a chi magari non ha ancora letto Soc anche se questa dilogia andrebbe letta dopo tutti gli altri volumi di Bardugo), e per questo ho trovato l'argomento dell'elaborazione del lutto molto interessante, ma perché probabilmente è una cosa che mi ha toccata da vicino e con cui mi sento affine, non per altro.
Posso dire che questo libro mi ha entusiasmata? No.
Mi è piaciuto? Ni?
Sapete ormai che io per Leigh provo un amore sconfinato. Di lei ho letto quasi tutto e adoro il modo in cui scrive, incisivo, a volte crudo e sporco, ma efficace, nostalgico, a ricordare qualche vecchia fiaba di stampo russo, di quelle che si trovano in vecchi tomi impolverati, tuttavia in questo libro non ho riconosciuto quella scintilla, quella fiamma che invece anima tutti gli altri suoi libri.
Ho trovato che questa prima storia dedicata a Nikolai sia leggermente sottotono rispetto a tutte le altre, e mi dispiace dirlo anche a tratti noiosa ed allungata come un brodo riscaldato, un tentativo (quasi fallito) di Bardugo di tornare a Ravka per evocare tutti i ricordi che hanno suscitato appunto gli altri volumi, con poca azione e tanta, troppa introspezione e strategia.
La flebile speranza che ho nel cuore è quella di trovare una storia risollevata, più fresca e dal ritmo serrato nel secondo volume, uno sviluppo delle ship che si sono venute a creare e di cui una ammetto sia particolarmente intrigante (sì parlo di Zoya e Nikolai bellini loro ma ancora non sanno di esserlo) e qualche colpo di scena che non sia facilmente prevedibile come lo sono stati in questo libro.
Come dicevo, non è né carne né pesce, ma una storia che si fa leggere tranquillamente ( a parte l'inizio un po' lento) e che non aggiunge nulla di nuovo ( o quasi) a quello che già sappiamo.

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂 \ 🍂🍂🍂🍂🍂


martedì 22 febbraio 2022

Recensione The chosen one vol. II - "La maledizione della regina" - Daphne Stalwart

 

TRAMA

Stagione della Luna.

Karidian Wingdragon, Comandante dell'Esercito Supremo, deve vendicare il rapimento di Victoria Legendragon nel Regno di Saildragon. 
Dopo la nefasta guerra contro i Centauri, gli animi umani sono cambiati e la magia è tornata più forte che mai: con un clima gelido e nevoso, nuove minacce e nuovi tornei oscuri sono all'orizzonte.

Magie, streghe, draghi, Fae e animali sovrannaturali si intrecciano con le problematiche dei reami e l'imminente matrimonio tra Victoria e William. 
Nulla è come sembra... e anche la stessa profezia porterà la futura regina a fare scelte indelebili: vita o morte.

Amore o dovere.

Rovina o leggenda.

RECENSIONE 

Buongiorno lettori e bentornati nel mio blog con una nuova, esplosiva recensione!
Oggi sono così contenta e fiera di parlarvi di un libro che ha lasciato dentro di me un solco profondo che difficilmente riuscirò a limare e a cui mi sono affezionata probabilmente più del volume precedente.
Il libro in questione è La maledizione della regina, secondo volume della saga di The chosen one, medieval fantasy scritto da quella birichina di Daphne Stalwart che ringrazio infinitamente per la mastodontica copia e per la fiducia, nonché per tutti gli scleri che ha dovuto sopportare in direct da parte della sottoscritta (un giorno sarai premiata Daf promesso!).
Se siete curiosi di recuperare la trama del primo volume con annessa recensione SPOILER FREE, vi lascio qui il link ! E ora bando alle ciance e partiamo! Ci sono moltissime cose da dire e proverò ad essere veloce e coincisa (non è nelle mie corde, quindi se uscirà un pippone portate pazienza ma leggete fino alla fine perché ne vale la pena!).

Premessa: anche questa recensione sarà rigorosamente SPOILER FREE!
Detesto gli spoiler e nelle mie recensioni, a meno che non sia super strettamente necessario, non ne troverete MAI

L'urlo straziante l'aveva cambiata. In quella stanza, Victoria aveva percepito il vento degli Inferi entrarle nell'anima e il dolore penetrarle il cuore di fuoco.
La sua era un'anima impura, peccaminosa e colpevole che era stata ferita con il più affilato dei pugnali. 
E su quella nave costellata di sogni e avventure, Victoria ipotizzò la fine...ma era solo l'inizio.

Dopo la mitica guerra dei Centauri, la magia bandita dal continente torna a galla a minacciare l'equilibrio degli otto regni, e con essa tornano alla ribalta anche due nuove realtà introdotte con mostruosa prepotenza: sto parlando dei regni di Faedragon e Wickedragon, rispettivamente governati dai Fae e da streghe e stregoni.
Come ho già accennato anche all'autrice, i due nuovi regni sono davvero una bomba, non solo per quanto riguarda l'ambientazione (ho amato quella di Wickedragon, tetra ed oscura come una sorta di Sleepy Hollow maledetta, con gli edifici scuri e la perenne penombra) , ma soprattutto perché con essi vengono intrecciati alla storia anche dei nuovi personaggi, più o meno rilevanti.
Se penso ai Fae, il mio pensiero schizza immediatamente alla temeraria Aeghena Windothynn, combattente spietata, sarcastica e tagliente come pochi, è divenuta già dalle prime volte in cui l'ho incontrata, una dei miei personaggi preferiti, soprattutto per il suo percorso e la sua evoluzione.
In questo secondo volume di più di 700 pagine, infatti, non troveremo moltissima azione, anzi la troviamo a sprazzi certo, ma la caratteristica preponderante del romanzo è l'introspezione dei personaggi.
L'autrice ha voluto scendere nelle viscere dei protagonisti per portarci su un vassoio d'argento i loro lati nascosti, quelli che nel primo libro ci è stato concesso soltanto di sbirciare, e quindi vedremo la storia da diversi punti di vista e probabilmente succederà che in alcuni momenti rivaluteremo alcuni di loro, così come non ci aspetteremo mai certi tipi di atteggiamento da altri.
La maledizione della regina è un inno all'essere umano, alle sue forze e alle sue debolezze, ai suoi peccati, ai suoi desideri più efferati e alle sue disillusioni, ma anche ai suoi dolori e agli orrori del passato che tornano ad infestare i sogni del presente.
E riferendomi a tale introspezione, ci terrei a fare due parole sui personaggi che più mi hanno emozionata o che mi hanno un po' stupita, sia dal punto di vista negativo che positivo.
Partiamo da quelli che a parere mio hanno avuto un percorso evolutivo più importante rispetto agli altri, ovvero Dario e Victoria.
Nel primo volume il principe Wealthagon viene dipinto come uno stronzo senza compassione, calcolatore e manipolatore, cinico e meschino (ma ha anche dei difetti tranquilli), eppure qui in questo secondo libro la corazza metallica che lo protegge subisce degli urti così forti che affiorano alcune crepe. 
Scopriremo lati di lui di cui ignoravamo completamente l'esistenza, quasi alieni rispetto alla sua persona, visto che siamo abituati a vederlo in una certa prospettiva che lo vede come il bad boy per eccellenza, ma comunque pregno di una preponderante morale grigia.
Dario è l'esempio perfetto di personaggio grigio, ambiguo, che non si sa bene da che parte vuole stare (sicuramente la sua è il posto giusto ma dettagli) e che teme come molti quel sentimento che stravolge interi mondi e divampa come disastrosi incendi: l'amore.
Ora, non voglio dilungarmi troppo su come si sviluppi Dario nel corso della storia, ma imparerete a conoscerlo e a conoscere la sua vita, nonché il suo passato, comprendendo poi (o forse no?) il perché di alcuni atteggiamenti che lo contraddistinguono e che lo rendono celebre nel continente.
La cosa è una: o finirete per amarlo ancora di più, o probabilmente qualcosa si incrinerà e lo guarderete con occhio diverso, rendendovi conto che forse il nostro magnetico Dario non cambierà mai i peggiori lati di sé. Lo scoprirete solo leggendo!

"Per essere un re bisogna anche versare il sangue delle persone che si amano di più"

Parlando di Victoria, invece, anche lei ha un'evoluzione non del tutto indifferente.
Nel Richiamo del drago incontriamo una ragazza ancora un po' acerba, forse leggermente spaventata dalle responsabilità che implicano il futuro ruolo da regina, eppure in lei esiste quella fiammella che se alimentata potrebbe divenire un fuoco dirompente.
E quel fuoco esplode proprio in questo libro.
Victoria è consapevole di tutto ciò che le si trova attorno.
Prenderà decisioni. Farà scelte. Sbaglierà. 
Ma tutto ciò che fa, lo fa in virtù dello stesso sentimento che Dario teme: l'amore.
Ed è proprio l'amore che aiuta Victoria a rendersi conto che per diventare la persona che vuole diventare, nel bene o nel male, deve poter accoglierlo e lasciarlo germogliare dentro di sé, che sia l'amore per Karidian, o quello per il suo regno e la sua gente, i suoi amici: Victoria prenderà consapevolezza del fatto che nel continente in cui vive c'è poco spazio per questo sentimento, ma al contempo ce n'è anche un forte bisogno.

"Sono Victoria Adelaide Legendragon. Voi mi avete creata. Voi mi avete dannata. E ora, dal vostro Olimpo, ammirerete la mia rovina."

Il bisogno d'amore sferza anche il cuore del mio personaggio preferito del libro, ovvero Isabella Saildragon, la regina malinconica.
La regina di Saildragon viene costretta ad assumere le redini del regno di suo padre contro la propria volontà, poiché è lo stesso regno che la costringe ad una muta solitudine.
Non mi sento di giudicarla per alcune scelte che compirà soprattutto verso la fine, piuttosto preferisco compatirla, perché Isabella è pur sempre una donna sola col peso di un regno e molte responsabilità sulle spalle, nonché una persona in ricerca costante di affetto, un affetto che cercherà esattamente nella persona più sbagliata del continente.
Se dovessi pensare ad Isabella come ad un sentimento, direi che la prima parola che mi viene in mente è dolore, il dolore di un amore non corrisposto, il dolore della solitudine che brucia come sale su una ferita ancora aperta, il tormento di non poter scegliere il meglio per sé stessa, il dolore per un desiderio di cambiamento che però lei sa che infine non arriverà mai.
Isabella è una commistione di malinconia, arte, seduzione, intelligenza, ingenuità e frustrazione.
Un mare dalle acque scure nei minuti che precedono la tempesta.
Tutto ciò che lei fa, lo fa smossa da tutto questo, di conseguenza non me la sento di puntarle contro il dito, ma di capirla e comprenderla, perché alla fine anche questi stati d'animo sono parte del nostro essere umano.
Tutti sbagliamo. Tutti ad un certo punto della nostra vita ci sentiamo soli. Tutti proviamo dolore.

"E quella notte lunga e gelida, in confronto alla pericolosità dei suoi pensieri abitudinari, fu il nulla."

Personaggi rivalutati in modo positivo anche e soprattutto Eric Wealthagon, fratello quasi timido ed introverso di Dario, sempre pacato e risoluto, ma che si trasformerà radicalmente mostrando la faccia della luna oscura a tutti coloro che hanno anche solo l'idea di mettergli i bastoni tra le ruote, Evan Wealthagon (ma perché la mia vita letteraria qui dentro gira attorno a questa famiglia? Bah!) , coerente nella sua ambiguità, costretto da un passato tenebroso a mostrarsi per ciò che in realtà non è, Evan è quel tipo di persona che per amore potrebbe anche redimersi, ma senza fretta.

"Nessun uomo diventa l'ombra di sé stesso se non è la vita a metterlo a dura prova."

Personaggi rivalutati in modo negativo? 
Nonostante sporadici comportamenti da vero gentleman, Dario si assume la presuntuosità di trattare alcune persone come delle pezze sporche e questo è un atteggiamento che mi ha fatto un po' storcere il naso anche dopo aver scoperto i retroscena del suo passato, perché credo che in certi momenti anche lui abbia contribuito al tracollo generale (in alcune circostanze ci ha dato una bella spinta eh) e il passato non è una giustificazione.
Un punto in meno va anche a Kailja Goldrosagon, che continuo ad ammirare moltissimo, ma su cui ho avuto modo di cambiare leggermente ottica, poiché credo che un po' di correttezza non avrebbe guastato, soprattutto nei confronti delle persone che lei reputa essere amiche.
Altro personaggio assolutamente detestato: William Wingdragon.
Professa di non assomigliare assolutamente al dispotico padre, ne è la fotocopia sputata.
Incoerente ed ipocrita, credo che ne vedremo delle belle nel prossimo volume e io voglio essere in prima fila!

Come già detto anche dalle stories di qualche settimana fa su Instagram, questo libro dà più spazio al romance, e di conseguenza le pagine si infuocano e alcune scene si fanno più spicy, mooolto più spicy.
Diciamo che come non-amante del genere le ho tollerate piuttosto bene, anche se i momenti intimi tra i vari protagonisti forse in alcune circostanze avrebbero potuto essere un po' più brevi, tuttavia sono ben amalgamati alla storia e non risultano essere finti o fuori luogo.
L'erotismo c'è, ma non è pesante e credo che Daphne abbia saputo gestirlo al meglio!

Per quanto riguarda il worldbuilding non aggiungo altro su quello che ho già detto anche in precedenza.
L'autrice sa equilibrare in modo ben pensato le descrizioni, i momenti di azione ed introspezione con le scene di sesso e i dialoghi.
Ho apprezzato davvero molto il fatto che una volta aperto un argomento, Daphne si sia impegnata a trovare una spiegazione per tutto, senza lasciare parentesi aperte o situazioni poco chiare, nonché ho adorato l'inserimento di alcuni dibattiti politici dai risvolti religiosi che possiedono una logica e che non sono campati per aria.
Gestiti molto bene anche le profezie che vedono coinvolti diversi personaggi risalenti al passato, i salti temporali che ci aiutano a comprendere a che punto della storia siamo senza cadere nella confusione più totale, e i numerosi punti di vista in terza persona.
Riuscire a modellare più personaggi, a caratterizzarli e a gestirli tutti assieme potrebbe portare ad un inevitabile minestrone, ma a parere mio la scrittrice ha saputo tirare i fili delle sue marionette in modo magistrale, soprattutto per quanto riguarda i vari intrighi di corte, i tradimenti e i colpi di scena.
Daphne mi ha confessato che nel corso del libro ha seminato qualche indizio qui e là su eventuali risvolti catastrofici della vicenda, ma alcuni colpi di scena, soprattutto nel finale poiché è lì che si concentrano, sono imprevedibili e progettati per lasciare a bocca aperta.

Che cosa posso aggiungere ancora?
Nulla. Leggetelo. Ve lo posso consigliare col cuore perché il mondo creato da Daphne è un mondo duale, che si crogiola nella luce, ma che si sollazza anche con la tenebra, che possiede le mille sfumature di colore che cercate sicuramente in una lettura.
I temi trattati sono lontani dall'essere superficiali.
Gli scontri religiosi tra pagani e monoteisti, la depressione, il passato di abusi e violenze, l'omosessualità in un tempo in cui viene vista come un abominio, la frustrazione di un amore non corrisposto, gli obblighi di corte, l'amore proibito, regni piegati dalla guerra che tentano di risorgere, regnanti che trascurano il proprio popolo per il denaro e la corruzione.
Se ci pensate bene, non sono cose prettamente relegate alla letteratura, anzi, sono purtroppo situazioni che si vivono anche e soprattutto ai giorni nostri.
Fatevi un favore e leggete questa saga.
Vi affezionerete ai personaggi, ai loro modi di fare, ai loro sorrisi, alle loro lacrime, alle loro urla, alle loro imprecazioni, alle loro volgarità, alle loro piccole reazioni, alle piccole e grandi cose.
Vi affezionerete ad ogni regno del Continente, troverete probabilmente una casa, io l'ho trovata dopo tanto pellegrinare a Firedragon dal buon re David, dal pragmatico Caspen e dallo svergognato Brandon, troverete un pezzo di voi stessi in tutti i protagonisti. Vi perderete e vi ritroverete. Ma sarete a casa.

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂🍂,5 \ 🍂🍂🍂🍂🍂








giovedì 10 febbraio 2022

Recensione "Obscurity" - Gea Petrini

 
TRAMA

Tra intrighi politici, inganni e tormentate storie d'amore, cinque casate governano Talamh, un continente dominato dalla magia. Liv Lars è una ragazza dotata di un potere unico che ha sempre nascosto su ordine della famiglia per mantenere la pace nei cinque stemmi. Le mani di Liv sono ricoperte di cicatrici, segni delle torture inflitte dalla madre per non farle sviluppare la magia dorata. Un’infanzia di orrori che ha spinto Liv a cercare l’amore lontano dalle montagne di Mantor, con il suo ragazzo Aron e gli amici dell’accademia di magia. Solo con il fratello maggiore Finn conserva un legame speciale tra le mura del castello dei Lars.

 Il segreto di Liv però adesso rischia di essere svelato e tutte le sue certezze sono sul punto di crollare proprio mentre a Tentor, la capitale, prendono forza le cospirazioni dei gardon. Sono i guardiani delle scuole e delle città costretti da tre secoli a non praticare la magia. La voglia di rivalsa dei gardon, creature che si nutrono di sangue, infiamma Brenda la giovane visionaria che li guida verso la rivolta contro le casate nel sogno di tornare a essere gli oscuri.

 A Talamh divampa il conflitto e l’amore come l’odio arriva a condizionare le regole del gioco: cosa si è disposti a sacrificare per il potere? 
Obscurity è un fantasy che racconta tradimenti e speranze. E ci mostra le ombre dove sembra esserci solo la luce.

RECENSIONE

"Vedi Niklas io sono questa. Io sono le mie ferite. Sono le mie cicatrici, quelle che vedi e quelle che non si possono vedere."

Buongiorno lettori e benvenuti nel mio caotico angolino di carta ed inchiostro!
Oggi torno con una recensione e nel farlo vorrei parlarvi di un dark fantasy, il primo di una saga intitolata Dark Chronicles, scritta da Gea Petrini che ringrazio davvero tanto per avermi inviato la copia cartacea!
Obscurity è un fantasy oscuro tinto di magia e sangue.
Partiamo dal fatto che ho trovato davvero interessante il mondo che Gea ha creato, e se volete ambientarvi ed orientarvi al meglio nel corso del libro, trovate anche una mappa ben fatta all'inizio, in cui sono raccolti tutti i regni nominati  e che possiedono per ognuno delle peculiarità che li contraddistinguono dagli altri.
Ci troviamo in un tempo in cui la magia viene considerata o solo nera o solo bianca nella maggior parte dei luoghi (nel regno di Hulda ad esempio la connotazione che viene associata alla magia è puramente neutra), le sfumature non esistono e la magia esercitata col favore delle tenebre viene vista come un tipo di potere oscuro al quale hanno accesso le creature più pericolose ed efferate.
La vicenda viene narrata da diversi punti di vista, di cui i principali sono quello della protagonista Liv Lars, principessa temeraria e testarda figlia di uno dei maghi più forti ma anche più meschini di tutti i regni, quello di Aron Sander, il ragazzo di cui Liv è innamorata, erede di una casata di maghi anch'essi potenti, ma più flessibili e razionali dello spietato Dag Lars, ed infine quello di Brenda, una gardon che della magia nera ha tessuto il suo personale vestito.
Parliamo un secondo dei gardon, dato che sono le creature che mi hanno più affascinata dell'intera storia.
Creature nate dalla magia più nera, ovvero la negromanzia, i gardon sono dipinti dall'autrice come una sorta di vampiri che si indeboliscono alla luce del giorno e ricavano forze invece dal momento in cui calano le tenebre. Custodi di un potere immenso come lo può essere la magia della notte, i gardon cospirano per tornare ai fasti di un tempo e prendere il comando di Talamh, sconfiggendo le casate di maghi più forti e piegandoli al loro volere.

"Il dominio del terrore aveva gli occhi neri e i capelli fluenti di una giovane spietata e bellissima."

A capo di questo gruppo di rivoluzionari troviamo la sensuale Brenda attorniata dalla sua schiera di fedeli servitori disposti a tutto pur di servirla ed assicurarsi il suo appoggio, perché in realtà Brenda non può dare amore, o forse non vuole, e risulta essere quindi un personaggio misterioso, calcolatore e restìo ad ogni genere di legame (forse perché si vuole semplicemente tutelare o forse perché le relazioni per lei non hanno la priorità tanto quanto l'ascesa al potere); Brenda rimane tuttavia uno dei miei personaggi preferiti assieme a Liv e sua zia Lacerta, la visionaria di casa Lars.

"Lacerta ricordò quei momenti. Pensò alla sua vita, a tutto quello che le era stato negato solo perché era una donna."

Una cosa che ho apprezzato di questo libro è sicuramente il fatto che le donne descritte dall'autrice sono dotate di una forte morale e di un temperamento ribelle e coraggioso, ognuna a modo proprio.
Se parliamo di Liv, in cui mi sono ritrovata moltissimo, possiamo subito notare che il suo carattere sia per il padre inflessibile una sorta di sfida e crucio per la casata, nonché una cosa da correggere in modo da poterla plasmare a proprio piacimento.
Peccato che Liv non sembra propensa ad essere manovrata dal padre o da qualsiasi altro uomo della storia. Lei è libera, selvaggia, cocciuta e custode di una sofferenza ed un dolore che purtroppo ha conosciuto da molto piccola, ma anche di un potere che, a parte lei, possiede solo un altro mago in tutto il continente e che risulta essere una seria minaccia per il clan dei gardon ( e non solo) : la magia dorata.

"La magia della luce permette di guarire ogni tipo di ferita, ma non le malattie e la morte.
Alcuni di noi nell'antichità però avevano ricevuto un dono speciale: quello di ridare la vita..."

Concentrandoci sugli altri personaggi femminili della vicenda, troviamo Lacerta, maga nostalgica dotata della chiaroveggenza, nonché zia di Liv e sorella di Dag, donna saggia e all'apparenza imperturbabile, necessaria confidente della casata di Mantor ( quella a cui appartiene Liv per capirci), con la quale è impossibile non entrare in empatia, dato che fa parte dell'unica famiglia in cui la parola delle donne non conta e dove regna incontrastata la misoginia.
Questo è un aspetto che non passerà inosservato, dato che più si procede con la storia, più ci si rende conto che tra i Lars solo gli uomini potranno fare strada , mentre gli individui di sesso femminile sono destinati a rimanere sempre un passo indietro, a subìre e tacere.
Una menzione speciale va anche alla giovane e bellissima Freya, indomabile negromante dalla chioma infuocata, pacata ed apparentemente statica, ma che nasconde dietro alla sua facciata un animo burrascoso e vagamente ingannevole, volto a tessere trame per ottenere una posizione di rilievo tra le casate ( non faccio spoiler ma se lo leggerete capirete il perché!).

Se vogliamo parlare dei personaggi maschili, sicuramente uno dei miei protetti è Elias, migliore amico di Brenda, gardon leale e che per il capo dei rivoluzionari sarebbe disposto a vendere anima e corpo, nonché combattente spietato ed amante focoso, e il mago Niklas, uomo tormentato dal passato spinoso che riuscirà a scalfire la corazza che Liv si è costruita attorno, scavando nel suo profondo e portando a galla una sensibilità e sentimenti che la ragazza teneva assopiti dentro di sé.

Personaggio più odiato della storia? Dag Lars, padre di Liv. 
Maschilista, dispotico, viscido e crudele in modo gratuito, viene descritto talmente bene che sarà difficile tollerarlo anche solo per due pagine. Probabilmente l'unico pregio che possiede è il fatto che sappia utilizzare bene la magia per i suoi scopi e per proteggere la sua casata, ma per tutto il resto rimane un vile bastardo.

"Un'altra vita condizionata dalle regole dei Lars. 
Le maestre dei mestieri, l'erborista, l'alchimista, la bibliotecaria, la tessitrice del grimorio, dovevano consacrare la propria esistenza alla ricerca e alla casata.
Non c'era spazio per i sentimenti. Niente marito e niente figli.
-Sono sempre le maghe a pagare-"

Come vi ho già accennato il worldbuilding su cui si basa questo libro viene costruito in modo lineare ed asciutto, senza tanti fronzoli e con particolare attenzione all'azione piuttosto che alle descrizioni.
Ogni casata possiede un tipo di magia, ad esempio, e in base al regno in cui ci si trova, si incontrano diversi ecosistemi che lo caratterizzano.
Vi porto un esempio pratico: Mantor, il luogo da cui proviene Liv, governato appunto dai Lars, è un luogo rigido e freddo, dove l'Inverno governa sovrano e le tenebre giungono presto ad accorciare le giornate. Mi sono immaginata per un attimo Grande Inverno, il regno del Trono di Spade in cui comanda la casata degli Stark, luogo asettico e gelato in cui non esiste il calore del sole, dove le donne non hanno particolare rilevanza e devono farsi valere in qualche modo nei confronti di una gerarchia che le disprezza.
Se invece pensiamo all'ambientazione che vede protagonisti i gardon, possiamo immaginare un luogo permeato di odori e profumi sensuali, colori accesi come il rosso e l'arancio intenso, il velluto nero, tessuti pesanti di tonalità che richiamano il sesso e il sangue, la lussuria e la brama di potere, la spietatezza e la crudeltà, ma anche l'onore, l'orgoglio e la ribellione.

Lo stile di Gea riesce a calarci piuttosto bene nella storia, come vi ho già detto le descrizioni non sono lunghe e pesanti, la prosa risulta fluida ed immediata, e per certi versi alcune situazioni sono raccontate così velocemente che non ci si riesce a concentrare su ciò che provano i protagonisti, alcune emozioni rimangono in superficie e non vanno in profondità, tuttavia ci sono delle scene in cui si può ben intuire lo stato d'animo di alcuni di loro, nonostante l'autrice non ci si soffermi troppo.
Ci sono dei colpi di scena che vi faranno rimanere a bocca aperta, questo ve lo posso assicurare, e tradimenti da parte di persone che sicuramente non vi aspettereste mai, nonché momenti in cui rivaluterete alcuni personaggi che all'inizio potrebbero esservi risultati ostili.

Obscurity è una lettura veloce e gradevole, ci sono scene piuttosto cruente (ma d'altronde stiamo parlando di un dark fantasy quindi ci stanno a pennello) e anche scene piccanti che però non sfociano mai nel volgare e che ben si inseriscono nella storia, rendendo il tutto più omogeneo.
In conclusione, vi consiglio questo libro se siete amanti del genere, se vi piacciono le letture immediate, rapide ed incisive, se cercate personaggi che volete vi rimangano impressi, se vi piacciono i plot twist e i colpi di scena che non avete nemmeno tempo di metabolizzare.

Ringrazio Gea per avermi spedito la splendida copia cartacea in cui troviamo anche le illustrazioni dei maghi più influenti delle casate, così abbiamo anche chiara in mente l'immagine dei personaggi in cui ci imbattiamo, e non vedo l'ora di conoscere il proseguo della storia, soprattutto per conoscere la sorte di Liv, dei Lars e dei miei amatissimi gardon (mi piacciono troppo i cattivi in questa vicenda, sorry not sorry).

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂🍂 \ 🍂🍂🍂🍂🍂