sabato 24 aprile 2021

Recensione "Dark wings" - Krisha Skies

 
TRAMA 

“Precaria è la pace che da una ventina d'anni perdura tra la Repubblica di Azra, terra della Gente Alata, e le città-stato della federazione del Patto Meridionale, abitate da esseri umani. 
La giovane universitaria Lyan Alba decide di trasferirsi nella Città Bianca, capitale di Azra, dove vive già suo padre, interprete presso l'ambasciata. 
Scopre presto a sue spese, tuttavia, che laggiù la vita per i pochi esseri umani presenti non è affatto facile. 
Due culture così diverse difficilmente possono coesistere. Le discriminazioni razziali e un conflitto nelle vicine terre dei coloni umani gettano un’ombra sulla permanenza di Lyan, che però è intenzionata a restare. 
Lei è lì per rintracciare un giovane Alato, conosciuto anni prima, rimasto nel suo cuore. 
Ma un'altra ingombrante presenza turba le sue emozioni, nonostante i pregiudizi. 
Sentimenti contrastanti, condizionati dal destino, la porranno di fronte a una scelta che, malgrado le apparenze, si rivelerà la più difficile della sua vita: volare o cadere…”

RECENSIONE

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio caotico angolino di carta ed inchiostro!
Oggi approfitto del mio giorno libero per parlarvi di un fantasy che mi ha conquistata sin dalle prime pagine e che spalanca il sipario su una saga dall'enorme potenziale: sto parlando di Dark Wings di Krisha Skies, il primo volume del Ciclo delle Ali Oscure edito da Hortidigiano che ringrazio tantissimo per avermi omaggiato della copia digitale!

In merito a questo libro c'è davvero molto da dire, quindi bando alle ciance ed iniziamo!

"Erano i visi angelici e imperturbabili degli Alati, in contrasto con le atrocità raffigurate nel dipinto.
Essi uccidevano, mutilavano e divoravano senza perdere la bellezza ultraterrena che faceva di loro angeli splendidi e terribili demoni al tempo stesso."

Non farò spoiler sulla trama, dato che preferisco concentrarmi su ciò che la storia mi ha trasmesso e sui principali temi trattati dall'autrice nel corso della vicenda, tuttavia sappiate che questo fantasy, nonostante la mole massiccia di più di cinquecento pagine, scorre come l'acqua, grazie allo stile semplice e fluido di Krisha, che contribuisce ad attirare il lettore come una calamita fino al finale in cui assisteremo a degli inaspettati colpi di scena e ad alcune rivelazioni che sicuramente ritroveremo più sviluppate nel secondo volume.
All'inizio ci troviamo catapultati ad Azra, il regno con capitale la Città Bianca, nonché terra d'origine del popolo degli Alati, dove la protagonista umana Lyan Alba sta intraprendendo il suo percorso di studi all'università, destreggiandosi tra vita di tutti i giorni ed il cocente desiderio di ritrovare Kerubin, un alato di cui si è perdutamente innamorata ai tempi in cui viveva nella sua città, Agri, e che per una lunga serie di motivi che scoprirete nel corso della storia è stato poi costretto ad allontanarsi senza lasciare dietro di sé alcuna traccia, fatta eccezione per un ciondolo con una pietra nera molto particolare a cui la ragazza è molto legata e che indossa tuttora, come una sorta di doloroso ricordo.

"In passato gli Alati erano stati considerati dagli esseri umani, a seconda dei casi, creature angeliche o esseri demoniaci; molti di loro erano stati perseguitati e condannati a subire torture atroci per la loro diversità. Alla fine avevano deciso di ritirarsi nella propria terra d'origine, fondando la Città Bianca, uno dei più antichi centri fortificati della Gente Alata."

I primi capitoli sono quindi un'introduzione alla Città Bianca e in generale al regno in cui vive la Gente Alata, dove l'autrice si sbizzarrisce arricchendoli con descrizioni minuziose e particolari dei luoghi frequentati da questa gente, luoghi su misura soprattutto per le loro maestose ali, il più delle volte troppo grandi ed ingombranti per potersi infilare in posti solitamente riservati a noi esseri umani.
Ed ecco che entreremo con Lyan nel campus dell'università di Azra, dove si svolgerà buona parte della trama e dove conosceremo numerosi personaggi, sia umani che Alati, che ricopriranno ruoli di diversa importanza e contribuiranno a ricomporre i pezzi di un puzzle molto più complesso di quel che sembra.
Qui salta subito all'occhio la differenza tra umani ed Alati, e viene così introdotto un tema molto presente in questo libro, ovvero il razzismo. Sì perché gli umani non sono ben visti nella terra degli Alati, dove vivono in una specie di ghetto a loro dedicato (dove abita anche la stessa Lyan) e dove sono costretti ad indossare una complicata struttura alata per poter confondersi e passare così inosservati sotto gli occhi giudici della razza alata; tuttavia, al di fuori di Azra, gli stessi Alati vengono discriminati ed addirittura torturati ed uccisi per via della loro condizione dagli esseri umani, di conseguenza la convivenza tra le due razze esiste ma dalla maggioranza viene poco tollerata, fino a sfociare in episodi di odio razziale anche piuttosto pesanti.
Il fatto che Lyan sia umana, quindi, non la aiuta nella sua esperienza al campus, dove sarà vittima di scherzi piuttosto cattivi sia da parte di chi dovrebbe entrare in empatia con lei, i suoi compagni umani, sia di chi la disprezza per la sua natura, ovvero gli Alati, ed anche in qualche occasione dagli adulti che ricoprono i ruoli di insegnanti all'interno della scuola e che dovrebbero essere i primi a mantenere una certa neutralità.

Questo, tuttavia, è solo un puntino nella realtà globale in cui è ambientato Dark Wings, dato che al di fuori delle mura della Città Bianca, nella Zona Demilitarizzata, gli scontri tra umani ed Alati rischiano di intaccare anche le zone in cui si vive in una pace sempre più precaria, minacciata dalle continue tensioni, fomentando così ancora di più l'odio che una razza prova per l'altra.

"Gli Dei Alati che venerano, che veneriamo, non sono misericordiosi come il vostro Unico Dio."

Devo ammettere che mi è piaciuto molto il modo in cui la scrittrice ha saputo mescolare tematiche importanti come il razzismo ed il bullismo in un fantasy dove il worldbuilding viene inventato di sana pianta ed è davvero ben caratterizzato e costruito. 
Credo che la presenza di tali tematiche renda il tutto più credibile e realistico, nonostante la presenza di creature fantastiche come gli Alati, in quanto rende questi esseri dalle caratteristiche eteree più simili agli umani che tanto disprezzano, capaci di provare sentimenti negativi come l'odio, che viene canalizzato attraverso atti di razzismo vero e proprio e addirittura propaganda anti-umani, alle volte sostenuti, anche se non direttamente, da coloro che governano su Azra.
Inoltre, il modo in cui i luoghi vengono descritti sottolinea un'idea di base che parte dalle esperienze di viaggio dell'autrice che ha saputo rendere nitide e ben figurative tutte le immagini rievocate attraverso edifici dai tetti altissimi, città bianche, lucenti ed antiche che ricordano un po' quelle greche, oppure villaggi colorati dove abbondano mercati di spezie e profumi che riportano alla mente l'India o il Nord Africa.
Oltre a tutto ciò ho trovato che anche gli usi e i costumi degli Alati siano stati ben esposti, soprattutto la loro storia, costellata di guerre per l'indipendenza e tantissime sofferenze perpetrate proprio dagli umani, e la storia delle loro divinità, che viene rivelata un po' alla volta e che affonda le proprie origini in tempi ormai dimenticati e lontani, ma che ancora sembrano influenzare il modo di vivere e pensare di questo particolare popolo.

"Ci sono giorni" mi sussurrò, premendo una guancia contro la mia, "in cui vorrei  non doverti mai incontrare. E poi ci sono tutti gli altri, in cui prego gli Dei Alati di non esaudire il mio desiderio."

E ora parliamo un po' dei personaggi.
Eh sì, perché Lyan Alba è il mio spirito guida, se non altro per la sua propensione a compiere gaffe su gaffe a livelli esorbitanti. Starete pensando che il tutto risulti quasi forzato...e invece no!
Qui la protagonista non è la solita ingenuotta che se ne sta a girarsi i pollici in attesa che il belloccio di turno arrivi e la salvi da qualsiasi situazione di pericolo in cui si trova. Lyan è tutt'altro che debole ed indifesa. Sa cos'è la sofferenza, l'ha provata in diverse occasioni, venendo anche spesso umiliata, e quindi si è costruita attorno una corazza con la quale interfacciarsi sul mondo, una corazza fatta di rabbia bollente che preferisce tenere sopita dentro di sé, dando quasi l'impressione di non essere in grado di reagire. Nel corso del libro, invece, il suo sviluppo sarà davvero importante, datò che arriverà ad ottenere una consapevolezza maggiore di sé e delle sue capacità che la porteranno ad interrogarsi su cosa sia giusto e cosa sbagliato, dato che porta sulle spalle il peso di un potere straordinario e sconosciuto che potrebbe portarla alla rovina.
Lyan è molto critica nei propri confronti, forse anche troppo, ma sa affrontare le varie situazioni con ironia e forza, una caratteristica che ho amato di lei, sommata anche al fatto che è una ragazza normalissima che va a scuola, che ha una famiglia e che ogni giorno deve sbattere contro la realtà grigia del razzismo nei confronti della sua umanità, oltre che ai suoi problemi da diciottenne impacciata.
Attorno a lei ruotano diverse figure, come quella di Izmael, un Alato mezzosangue che tenta in tutti i modi di farla entrare nella sua cerchia di amicizie prettamente alate, o la figura piuttosto protettiva del padre, che fa di tutto per evitare che venga a contatto con la gente sbagliata. Sbagliati come possono essere i membri delle Ali Nere, di cui fa parte Azalel, amico di Izmael, dal passato torbido e misterioso che non appena verrà a galla ribalterà per la milionesima volta l'idea che Lyan si è fatta della gente alata.

Azalel è il cliché del ragazzo bello e tenebroso, con un paio d'ali brunite e soffici e lo sguardo d'ametista conturbante, tuttavia molto schivo ed introverso, quasi restìo a parlare con quelli che appartengono alla razza umana, Lyan inclusa.
Eppure, il loro rapporto nasce proprio grazie a questa diffidenza reciproca che poi si trasformerà col tempo in un legame piuttosto peculiare e strano, ma che shipperete con ogni molecola del vostro corpo ve l'assicuro!
Infatti, nonostante la figura del bello e dannato venga utilizzata in diversi libri, in modo trito e ritrito, Azalel ha tutti i motivi di questo mondo per essere un ragazzo problematico e diffidente, data la sua infanzia disastrosa ed il fatto che sia un simbolo importante per la gente alata (scoprite voi il perché io non dico nulla).
Fatto sta che la storia con Lyan verrà costruita un po' alla volta e non sarà precipitosa, cosa che ho approvato molto dato che le storie col classico colpo di fulmine ormai mi fanno salire una certa dose di orticaria!

"Lyan decidi adesso...se volare o cadere..."

Detto questo, come avrete ben immaginato, la parte romance è molto presente e si fa più sentire dalla metà del libro in poi, tuttavia non risulta melensa e stucchevole, condita da dialoghi assurdi e non-sense, di conseguenza per me che non sono amante del genere manco per tutto l'oro del mondo, è stato un sollievo non dover scontrarmi con una relazione fatta di baci struggenti, abbracci ogni due secondi e tante belle cose, ANZI, sappiate che la storia tra Lyan e Azalel non sarà una storia convenzionale ma piuttosto...hate to love, ecco, un guilty pleasure che io personalmente adoro!

Per tutto il resto, quindi, mi sento di consigliarvi questo fantasy dalle sfumature romantiche perché abbonda di tematiche importanti che non sono state trattate in modo superficiale e leggero, ma al contrario, sono state ben approfondite e pensate, diventando parte integrante del contesto e della trama, senza mai uscire dal seminato.
I personaggi sono caratterizzati e descritti davvero nei minimi particolari, anche quelli che fungono solo da comparse, come se l'autrice si fosse preoccupata di dover far rimanere impressi nel lettore anche i volti di chi alla storia serve solo come contorno (è una scelta stilistica che mi piace perché personalmente se trovo un personaggio anche solo in una scena vorrei poterlo immaginare per bene nella mia testa), anche se in una particolare scena di combattimento ho avuto un momento dispersivo in cui non ho ben percepito chi facesse o dicesse cosa, tuttavia mi è bastato tornare sui miei passi per comprendere meglio la situazione e continuare pacificamente con la lettura.
La trama sembra semplice e lineare, ma non lo è proprio per nulla.
Ci sono sotto trame e sviluppi inaspettati che trasportano il lettore in un vortice di rivelazioni e colpi di scena che vi faranno rimanere sicuramente a bocca aperta, un intrico di concetti e sotterfugi che vi faranno arrovellare il cervello, spingendovi a volerne sapere sempre di più!
E poi alla fine boom! Arriva qualcosa di inaspettato che spiana il terreno per un seguito ancora più ricco di azione e romanticismo!
Certo che poi vi starete chiedendo: ma alla fine questa povera ragazza troverà questo Kerubin?
Ragazzi, leggete Dark Wings e fatevi un giro ad Azra. 
Scoprirete questo ed anche di più!

"Una promessa"
Una speranza.

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂🍂, 5 \ 🍂🍂🍂🍂🍂








martedì 20 aprile 2021

Review Party "Dark and light" - Legami di sangue - Sabrina Pennacchio

 



TRAMA

Elizabeth Heaterfield è ormai in età da marito da un po’ di tempo, quando i suoi genitori sembrano aver trovato il perfetto sposo per lei, il Duca Edmond Danneville.

Nonostante il suo destino sembri già scritto, lei continua a sognare l’amore romantico narrato nei romanzi, ed è proprio prima di fidanzarsi che l’incontro con un uomo misterioso sconvolge la sua vita: con Erik Logan nasce una tenera amicizia, ma non è solo l’appartenenza a una diversa classe sociale a ostacolarli nel loro amore.

Tutto viene messo in discussione, però, quando Erik sembra cambiare radicalmente, e un mondo segreto di creature oscure e pericolose sembra uscire allo scoperto agli occhi dei due sfortunati amanti.

Riuscirà Elizabeth ad andare oltre quello che Erik è diventato, in nome del loro amore?

E chi è il Re dei Vampiri, che sembra seguire con enorme interesse le vicende dei due amanti, e poi della loro famiglia?

Può l’Amore vincere i limiti della… morte?

In questo attesissimo Prequel di Dark and Light: Amore impossibile, Sabrina Pennacchio ci rivela le origini dei suoi fantastici personaggi, delle loro passioni, dei loro rancori e segreti reconditi nelle trame del tempo…

Ne rimarrete… estasiati!


RECENSIONE


"Era passato troppo tempo da quando lui, Caino, era il suo vero nome, aveva ucciso suo fratello Abele, e Dio lo aveva punito, rendendolo un vampiro.
Aveva scelto una vita sontuosa, anziché miserabile.
I discendenti di Abele erano stati mutati in quelli che alcuni chiamavano Lupi Mannari, in modo tale da poterlo contrastare se avesse fatto di nuovo del male a qualcuno."


Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio caotico angolino di carta ed inchiostro!
Oggi, in occasione del Review Party organizzato da Sabrina e Giulia che ringrazio moltissimo, vi parlo del secondo volume della serie Dark and Light di Sabrina Pennacchio, in questo caso il prequel, intitolato Legami di sangue.

Se avete già letto Amore impossibile, conoscerete allora l'affascinante Alexander Logan, tuttavia in questo libro la vicenda si svolge molto tempo prima della sua nascita, quando i suoi genitori si sono incontrati ed innamorati, non conoscendo le nefaste conseguenze del loro delicato amore.
Ci troviamo infatti nel Seicento inglese, dove la giovane Elizabeth, ragazza di estrazione nobile, è pronta a maritarsi col pretendente più prestigioso, secondo i desideri dei genitori, soprattutto dell'esigente e calcolatrice madre, che ignorano invece la sua fatale attrazione per il giovane Erik, un misterioso ragazzo che le porterà via il cuore non appena i loro sguardi si incrociano.

La parte prevalente del romanzo, infatti, è proprio la storia d'amore tra i due, inizialmente tormentata e mal vista, che poi troverà terreno fertile quando una terribile disgrazia si abbatterà proprio sulla famiglia di Elizabeth, costringendola ad aggrapparsi all'unica cosa bella che le sia rimasta, Erik appunto.
Ma anche se inizialmente, dopo aver sofferto molto, la loro relazione sembra destinata a scivolare in modo sereno, alcuni eventi e soprattutto alcuni personaggi che compariranno nel corso della storia, stravolgeranno completamente la situazione, facendola precipitare.
Non voglio svelarvi altro per non cadere nella trappola spoiler, tuttavia mi aspettavo qualcosa di più da questo prequel, dato che Amore impossibile mi era piaciuto molto, sia dal punto di vista del worldbuilding, che di quello emozionale.

Essendo ambientato in epoca seicentesca-settecentesca, in un Inghilterra tetra e cupa, mi sarei aspettata la presenza di più descrizioni dei luoghi, degli abiti, degli usi e dei costumi del tempo, dato che per me è molto importante la struttura che sta dietro ad una vicenda, e quindi anche l'ambientazione che le fa da sfondo, invece mi è sembrato di leggere un libro che se non fosse per la presenza di alcuni elementi tipici di tale epoca, sembrerebbe ambientato ai giorni nostri.

Per quanto riguarda le emozioni, invece, purtroppo questa volta la storia mi ha trasmesso ben poco.
Ho trovato alcuni dialoghi piuttosto forzati e poco credibili, nonché la presenza di alcuni refusi che mi hanno rallentato nel proseguimento della lettura.
Ciò che invece ho apprezzato è stata l'idea di collegare le origini di vampiri e licantropi alla concezione biblica di Caino e Abele, dato che anche in questo libro troviamo due fratelli gemelli che non possono essere più diversi l'uno dall'altro, uno estremamente impulsivo, che si lascia consumare dalla sete di potere e che non teme la propria natura spregiudicata, e l'altro più dolce e pacato, che si farà trascinare in una storia d'amore pericolosa, che fa da sfondo ad una delle guerre più epiche di sempre: quella tra i principi immortali della notte, i vampiri, e la loro controparte meno raffinata ma ugualmente letale, i licantropi.

In conclusione, posso dire che lo stile di Sabrina è come sempre scorrevole ed incalzante, uno stile semplice, non stucchevole, che invoglia il lettore a proseguire nella storia che si fa mano a mano sempre più attraente e magnetica; ogni pezzo del puzzle tornerà al proprio posto, soprattutto se avete letto Amore impossibile molte cose vi saranno più chiare e meno confuse!
Questa è una storia dove l'amore è il fulcro, ma non sempre può rendere migliori, e dove bisogna anche saper accettare le proprie sconfitte ed i propri limiti.
Per questo motivo, se siete amanti dei fantasy romance dove ancora una volta ci ritroviamo ad assistere alla storica battaglia tra vampiri e lupi mannari, dove esistono storie d'amore proibite od impossibili, e dove i tradimenti e i sotterfugi servono al raggiungimento di torbidi scopi, allora questa storia fa proprio per voi!

LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂🍂 , 5 \ 🍂🍂🍂🍂🍂


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venerdì 16 aprile 2021

Review Party "Rabbia e rovina" - Harbinger series #2 - Jennifer L. Armentrout

 


TRAMA

Trinity e Zayne, il Guardiano gargoyle incaricato di proteggerla, stanno combattendo insieme ai demoni per salvare il mondo dall’apocalisse che minaccia di abbattersi sull’umanità, ma concentrarsi sulla missione non è affatto semplice, perché ciò che provano l’uno per l’altra, anche se la natura del loro legame lo proibisce, si sta inesorabilmente trasformando in amore.

Così, cercando di tenere a bada il desiderio che cova sotto la cenere, ogni notte i due ragazzi pattugliano le strade cercando tracce del Messaggero, la misteriosa entità che nessuno ha mai visto e che sta uccidendo Guardiani e demoni senza distinzione…e soprattutto senza alcuna logica.

Quando Trinity e Zayne si rendono conto che da soli non possono farcela, chiedono rinforzi a un alleato a dir poco particolare: Roth e la sua coorte.

Poi, mentre il numero dei morti continua a salire, viene alla luce un sinistro complotto che coinvolge la scuola locale e una persona molto cara a Zayne, e Trin si rende conto di essere stata ingannata e manipolata per un qualche oscuro fine. Allora la rabbia esplode, i sentimenti sfuggono al controllo…e questo potrebbe essere la rovina per tutti loro.

Secondo capitolo della serie The Harbinger, Rabbia e rovina è un urban fantasy appassionante e romantico in puro stile Armentrout, con un susseguirsi di colpi di scena che tengono con il fiato sospeso fino all’inaspettato cliffhanger finale.


RECENSIONE

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio caotico angolino di carta ed inchiostro!
Oggi sono qui in vostra compagnia per parlarvi di un libro che aspettavo quasi più del Natale, ovvero il secondo volume della Harbinger Series di Jennifer Armentrout, seguito di Tempesta e Furia, intitolato "Rabbia e rovina" edito da Harper Collins!


"Sei dentro di me, sotto la mia pelle e nel mio sangue. Non posso farci niente."

Se avete già letto la Dark Elements series, allora conoscerete di certo i personaggi che incontreremo nel corso della vicenda, o almeno alcuni di loro, se invece non l'avete letta, sappiate che questo è uno spin-off incentrato su Zayne, un Guardiano super figo e super palestrato, e la sua nuova protetta Trinity, di cui è divenuto il Difensore.

Non mi dilungherò sulla trama, poiché vorrei evitare qualsivoglia tipo di spoiler, tuttavia in questo secondo volume della saga ho trovato un lieve rallentamento della storia rispetto al primo libro, dove l'azione era il fulcro principale attorno al quale ruotavano le varie scene.

Nella prima metà di Rabbia e Rovina, infatti, c'è un breve riassunto di ciò che è successo in Tempesta e Furia (che dovete per forza leggere se volete proseguire con questo altrimenti non capirete niente), di conseguenza non succede granché, Trinity e Zayne girano alla ricerca di questo fantomatico Messaggero, che uccide Guardiani e demoni di Alto Rango con un semplice battito di ciglia, ogni tanto si lasciano andare a qualche effusione di cui poi si pentiranno perché dopotutto per un Difensore ed il suo protetto un sentimento come l'amore non è destinato ad essere, visto che è proibito.
Quindi, per metà libro la storia si snoda in modo abbastanza statico, ma tuttavia scorrevole, grazie anche allo stile della scrittrice che predilige la presenza di dialoghi a quella di descrizioni troppo dettagliate o stucchevoli.

Dopo le prime cento-centocinquanta pagine, invece, arriva la svolta!
E questo si deve anche ad un agognato ritorno, ovvero quello del Principe Infernale più affascinante ed egocentrico di sempre: il conturbante Roth, chiamato da Zayne e Trinity ad "indagare" su questa presunta creatura invincibile che miete sempre più vittime, soprattutto tra i ranghi dei Guardiani.

Vi posso solo dire che non riuscirete a staccarvi nemmeno per un secondo!
Nonostante la zia Jennifer sia famosa per le sue saghe che profumano di trash, ma di quel trash leggero che non sfocia nel banale e che nonostante tutto non spicca per originalità, questa è una lettura che vi acchiapperà e vi trascinerà verso il finale che, ve lo dico, terminerà con un cliffhanger spietato che vi farà rimanere di sasso, bramandone il seguito!

Per quanto riguarda il lato romance, ne troverete a bizzeffe, ma non sarà mai esagerato dato che viene integrato e mescolato in modo piuttosto omogeneo alla prosecuzione della storia, ma soprattutto ci sarà uno sviluppo rilevante dei due protagonisti principali.
Trinity dovrà fare i conti, oltre che con un nemico che sembra stare sempre davanti a loro di un passo, anche con la sua sempre più grave malattia oculare, che le impedisce di avere una visione periferica decente e che la rallenterà non poco durante le scene di azione.
Di contro, Zayne si renderà conto che proprio quella ragazza cocciuta, dannatamente impulsiva e spericolata che si mette continuamente in pericolo e che lo porta quasi ogni giorno sull'orlo di una crisi di nervi, sarà, forse, la sua rovina, eppure questo non lo fermerà dal provare ciò che prova: un sentimento proibito, che non dovrebbe nemmeno essere pensato o concepito.

L'elemento principale di questa storia è infatti la tensione sensuale che crepita come una nuvola di scintille tra i due ogni volta che si trovano vicini.
Non possono farci nulla, perché il sentimento è troppo forte, ma saranno disposti a sfidare e trasgredire le regole di un sistema a loro superiore per amore?
Questo lo lascio scoprire a voi!

Vi basti sapere che ancora una volta la Armentrout ha fatto centro, creando un mondo in cui angeli e demoni entreranno ad affrontarsi nell'ennesimo conflitto dove la minaccia di un'Apocalisse fa capolino da dietro un angolo e dove non sempre chi viene etichettato come "cattivo" lo è veramente, e chi invece viene considerato "buono" opera per giusta causa.
A volte il bene non si fa scrupoli ad usare mezzi che solitamente associamo al male per raggiungere i propri scopi.

Per chi conosce la serie tv Supernatural ( se mi seguite da un po' sapete che è una delle mie droghe preferite) saprete  che anche la Armentrout ne é una fan sfegatata e che di conseguenza alcuni elementi ricorrenti in essa li troverete pure in Rabbia e Rovina, dove ad esempio le creature angeliche si appoggiano alla loro grazia per combattere il nemico, o bruciano gli occhi degli avversari per eliminarli. Sono dettagli che per un'amante del genere come me possono solo far piacere ed attirano di più nella lettura.

In conclusione: perché dovreste leggere la Harbinger series?
Perché vi innamorerete! E non solo della trama. O degli accenni biblici. O delle battaglie epiche.
Vi innamorerete dei personaggi e della loro storia, delle loro emozioni, delle loro paure, dei loro dubbi.
Ma soprattutto di Roth. Sarà impossibile non innamorarsi di lui!
Grazie ad Harper Collins per avermi coinvolta in questo splendido evento e per avermi omaggiato della copia digitale!

LA MIA VALUTAZIONE

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mercoledì 31 marzo 2021

Recensione "Rovina e ascesa" - Leigh Bardugo

TRAMA

L’Oscuro ha ormai esteso il suo dominio su Ravka grazie al suo esercito di creature mostruose. Per completare i suoi piani, gli manca solo avere nuovamente al suo fianco Alina, la sua Evocaluce. La giovane Grisha, anche se indebolita e costretta ad accettare la protezione dell’Apparat e di fanatici che la venerano come una Santa, non ha perso però le speranze: non tutto è perduto, sempre che un certo principe, sfacciato e fuorilegge, sia sopravvissuto, e che lei riesca a trovare la leggendaria creatura alata di Morozova, la chiave per liberare l’unico potere in grado di sconfiggere l’Oscuro e distruggere la Faglia. Per riuscirci, la potente Grisha dovrà tessere nuove alleanze e mettere da parte le vecchie rivalità. Nel farlo, verrà a conoscenza di alcuni segreti del passato dell’Oscuro che getteranno finalmente luce sulla natura del legame che li unisce e del potere che l’uomo esercita su di lei. Con una nuova guerra alle porte, Alina si avvia verso il compimento del proprio destino, consapevole che opporsi all’ondata di crescente oscurità che lambisce il suo paese potrebbe costarle proprio quel futuro per cui combatte da sempre.

RECENSIONE

"Non siamo noi tutte le cose?"

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio caotico angolo di carta ed inchiostro!
Oggi sono qui a farvi compagnia con la recensione del terzo libro della trilogia di Tenebre e Ossa dedicata all'Evocaluce Alina Starkov, che ho potuto leggere in anteprima grazie a Mondadori e alla super Alessandra di Raggywords!

Ci siamo! Tutto finisce ed in questo caso posso dire che il finale di questa storia mi ha lasciata quasi del tutto soddisfatta!
La Bardugo come sempre mi ha strappato il cuore dal petto, l'ha calpestato senza pietà e poi me l'ha rimesso nella cassa toracica senza aggiustarlo, lasciandomi sì contenta, ma anche piuttosto malinconica.
Ovviamente questa sarà una recensione senza spoiler, dato che già la trama di per sé lo è per chi non ha letto i primi due, quindi prendete una tazza, riempitela con del buon tea bollente ed iniziamo!

"Chiusa nella sua cella, con solo lo sgocciolio dell'acqua e il lento battito del suo cuore a tenerle compagnia, la ragazza sapeva che le storie su Izumrud erano vere. Lei era stata inghiottita tutta intera e divorata e, nella riecheggiante pancia di alabastro della Cattedrale Bianca, rimaneva solo la Santa."

Chi ha già letto Assedio e Tempesta sa!
Siamo giunti ad un punto cruciale della vicenda, in cui Alina si ritrova distrutta e spezzata dopo il suo ultimo confronto con l'Oscuro, sottoterra assieme a quell'ambiguo essere che è l'Apparat ed anche piuttosto confusa riguardo ai suoi stessi compagni: fidarsi o no di questo o quello?
Nonostante l'inizio sia piuttosto lento e pacato, ho trovato che i personaggi siano cresciuti molto rispetto a come li avevamo lasciato nel libro precedente, come ricchi di nuova consapevolezza ed anche sotto certi aspetti rassegnati a ciò che potrebbe loro succedere in futuro: il regno di Ravka è preda del caos, diviso tra l'inquietante potere dell'affascinante Oscuro e le continue e scomode incursioni di coloro che si sono schierati dalla parte di quel gran bel pezzo di Nikolai Lantsov, il principe dalla lingua tagliente.

Ma se il principio potrebbe risultare vagamente "noioso", aspettate che i nostri amici ritornino in superficie per subire il corso degli eventi a mo' di schiaffone in faccia.
Dalla metà in poi, infatti, assistiamo ad una catastrofe di avvenimenti che ci lascerà piuttosto esterrefatti e nemmeno col tempo di reagire ad una certa massiccia dose di rivelazioni scioccanti: praticamente resterete con la bocca aperta per tutta la durata della storia fino alla fine e poi la capacità di rielaborare sarà pari a zero sappiatelo!
Ad ogni modo, parliamo un po' meglio dei personaggi, o meglio, dei personaggi che ho rivalutato e che non pensavo avessero potuto comportarsi in un modo che mi avrebbe permesso di apprezzarli.
Ovviamente sto parlando di Mal ed Alina, che, se nel primo e nel secondo libro sembrano non sapere dove andare, né cosa fare, né come comportarsi l'uno nei confronti dell'altro, qui invece finalmente si rivelano essere semplicemente due ragazzi innamorati che vogliono proteggersi a vicenda.
Troviamo infatti una maggiore concentrazione sulla loro storia d'amore che l'autrice ha voluto far spiccare sullo sfondo delle battaglie e delle strategie utilizzate nel corso della trama per sconfiggere l'Oscuro, mettendo da parte anche i vari flirt che Alina avrebbe potuto incoraggiare (non vi dico con chi ma chi ha letto sa!), ma che invece alla fine vengono completamente spazzati via dal suo affetto per l'amico di sempre.
Il fatto è che in questo volume finalmente avremo un Mal ed una Alina più maturi, più consapevoli e pronti a mettersi gioco per evitare che Ravka cada nelle mani sbagliate, ma soprattutto non saranno più soli, dato che assieme a loro troveremo anche altri Grisha che hanno deciso di schierarsi dalla loro parte per la giusta causa, come Zoya, che avrà più spazio nella storia, oppure Genya, sempre magnificamente descritta, che fa coppia con David, il Fabrikator più pallido ed introverso del regno, o ancora lo strambo Harshaw col suo gattone rosso, e molti altri ancora.
La Bardugo ha voluto rendere il legame tra di loro più forte e consolidato, soprattutto per via di tutti i brutti momenti che hanno passato insieme: le cose orrende li hanno legati perché si troveranno poi ad affrontare un male comune.
Parlando invece di Nikolai, beh, tutti sanno la passione smisurata che provo per questo personaggio, ma trovo che in questo libro sia stato in qualche modo "messo da parte" perché altrimenti avrebbe fatto passare tutti gli altri in secondo piano, data la sua personalità forte e fuori dal comune, tuttavia rimane una figura molto importante nel panorama generale, soprattutto nell'ultima parte dove un avvenimento che lo riguarderà molto da vicino gli farà cambiare alcuni punti di vista su molte situazioni.
A completare infine il tutto troviamo la figura dell'Oscuro, affascinante e tossica come non mai, che però ho apprezzato come sia stata resa umana ad un certo punto della storia, come a voler dimostrare che nonostante i suoi anni a pesargli sulle spalle, rimanga sempre e comunque un ragazzo comune con la voglia di cambiare il mondo, senza alcun ostacolo a fargli cambiare idea, e senza alcun ostacolo ad impedirgli di ottenere il potere con cui mettere in atto il suo piano.

Nonostante abbia trovato la presenza di alcune scene irrilevanti ai fini della trama e lo sviluppo di alcuni protagonisti altrettanto inutile, ho apprezzato come la Bardugo abbia descritto ogni singolo personaggio, ogni singolo luogo, poiché nonostante si colga una certa nota acerba rispetto alla duologia dei Corvi, essi non hanno difficoltà ad entrare nel cuore del lettore e a farcisi largo prepotentemente, rendendo facile quindi l'affetto che si proverà per tutti loro.
Preparatevi ad una lunga serie di decessi che mi hanno lasciata piuttosto amareggiata (fazzolettini a meeee) ed alla presenza di scene d'azione che nonostante siano accattivanti e ricche di suspense, rimangono piuttosto confusionarie e poco chiare (non si sa cosa stia accadendo e chi stia facendo cosa).

Nel complesso, ad ogni modo, il finale della storia, come già detto, mi ha lasciata felice e malinconica al tempo stesso, dato che l'autrice ha scelto di donarci una fine dolce-amara, in cui saremo soddisfatti, ma dove, in particolare un personaggio, ha dovuto rinunciare a qualcosa di molto importante come pegno per la "pace".
La trilogia di Tenebre e ossa quindi, ne vale davvero la pena?
Vi rispondo così: si vede che è una storia di qualche anno fa, magari anche con qualche cliché di mezzo e con uno stile narrativo acerbo e tipico di un esordio, ma i protagonisti, i luoghi e la magia che ne impregnano le pagine vi posso assicurare che vi entreranno dentro come poche volte.
La caratterizzazione di qualsiasi personaggio, anche secondario, vi aiuterà ad entrare a contatto con loro come se ce li aveste di fronte, e a capirli, a comprenderli, sia nel giusto che nel sbagliato, a viverli appieno, assorbendone tutte le emozioni.
Ravka vi sta aspettando!

LA MIA VALUTAZIONE 

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Che i Santi siano con voi!




giovedì 25 marzo 2021

Recensione "Il peso del sangue" - Laura McHugh

TRAMA

Le radici della famiglia Dane sono ancora saldamente piantate nella cittadina di Henbane, nell’altopiano d’Ozark, ma questo non impedisce alla sedicenne Lucy Dane di essere trattata come un’estranea. La gente mormora ancora di sua madre, una giovane e seducente forestiera la cui misteriosa sparizione ha dato vita a una serie di miti e leggende locali.

Quando una delle poche amiche di Lucy, Cheri, affetta da una forma di ritardo mentale, viene trovata morta, Lucy si sente perseguitata dalla scomparsa di quelle due ragazze perdute: la madre che non ha mai conosciuto e l’amica che non è stata in grado di proteggere.

Tutto cambia quando trova casualmente una collanina appartenuta a Cheri in una roulotte abbandonata e sente il bisogno di mettersi a caccia di risposte. Quel che scoprirà renderà impossibile ignorare i sospetti che ricadono sui suoi stessi consanguinei. In un posto in cui i legami di sangue contano più di ogni altra cosa, Lucy dovrà decidere da che parte stare.

RECENSIONE

"Cresci sentendo il peso del sangue, della famiglia. Non c'è modo di abbandonarla. Ma non puoi farci niente quando la famiglia ti abbandona o quando gli estranei diventano una famiglia."

A Henbane la famiglia Dane è una delle famiglie più famose ed influenti della città, ma si sa che ogni famiglia ha i suoi segreti, e i Dane non ne sono esenti, soprattutto i due fratelli Crete e Carl, eredi di un fardello troppo pesante ed oscuro per essere tenuto nascosto.
Ma andiamo per gradi!

Esce oggi per Nua Edizioni, che ringrazio per la copia digitale, il nuovo thriller psicologico di Laura McHugh intitolato "Il peso del sangue", un romanzo che ha tutte le carte in regola per diventare probabilmente uno dei migliori letti quest'anno!

Il titolo è la prima cosa che mi ha conquistata, così come la copertina, ma quando ho letto la trama ho capito che avrei dovuto armarmi di una buona dose di coraggio per affrontare questa lettura, dato che come tema centrale si tratta la famiglia, il rapporto di sangue, il senso di appartenenza ad un nucleo di persone legate a noi, che sia nella buona o nella cattiva sorte. Ecco, in questo caso, nel caso della famiglia Dane, scopriremo che dietro ad una coltre di brillante apparenza si nasconde il più losco e fosco dei misteri, se non una spietatezza efferata.

Lucy Dane è un'adolescente come tante, senza grilli per la testa, seria e diligente, anche se a volte particolarmente sfacciata e spregiudicata, ma dalla bellezza avvenente proprio come sua madre Lila, l'unica forestiera che sia mai riuscita a conquistare il cuore di Henbane, una cittadina ai piedi dei monti Ozark, famosa per il suo astio nei confronti degli estranei, come li chiamano gli abitanti, persone che si intromettono nella piccola e chiusa realtà locale con la pretesa di esservi accettati in modo istantaneo.

"Sembravano tutti confusi perché non venivano accolti con entusiasmo, ma ci vuole tempo qui per accogliere qualcuno."

Lila sarà proprio la causa della rottura di ogni equilibrio, e con lei l'arrivo della piccola Lucy, la sua bambina: la parvenza di pace che aleggia su Henbane, ma soprattutto sulla famiglia Dane, subirà delle crepe che non potranno essere riempite, né riparate, e allora sarà l'inizio della fine.

La storia si snoda secondo due punti di vista, quello di Lila, ambientato nel passato, esotica forestiera orfana di entrambi i genitori proveniente dall'Iowa che, in cerca di fortuna, trova lavoro presso il modesto negozio della famiglia Dane, decisa a riscostruire un po' alla volta la sua vita andata a pezzi, dove conoscerà i due fratelli, nonché proprietari, Crete e Carl, l'uno sfrontato, ironico ed estremamente affascinante, l'altro più moderato, dolce e pacato. L'altro punto di vista invece, che ci ricollega al presente, riguarda Lucy, la figlia di Lila, che vive nel ricordo della madre prematuramente scomparsa nonostante le incombenze della sua quotidianità da ragazzina di sedici anni.
Lucy non ha mai conosciuto sua madre, e ogni testimonianza di chi l'ha incontrata anni addietro e ogni oggetto, seppur di modesto valore, che appartengono a quella donna misteriosa, sono per la ragazza un appiglio sicuro a cui far riferimento per cercare di ricostruire ciò che ne ha provocato la sparizione.
Ma nel momento in cui anche Cheri, l'unica amica che Lucy abbia mai avuto nella vita, viene trovata morta, quel desiderio bruciante di conoscere cosa sia in realtà successo riaffiora prepotentemente nel petto della ragazzina, che, complice di uno strano ritrovamento in una roulotte abbandonata di una collanina appartenuta alla sua amica, si ritroverà a condurre da sola un'indagine che convergerà in modo inquietante proprio verso la sua stessa famiglia.

Sarà quindi il momento per Lucy di dubitare persino del suo stesso sangue, in un crescendo di momenti di suspense ed inquietudine ai limiti del cardiopalmo, dove la storia della ragazza si intreccia a quella di sua madre e dove ogni risposta tornerà come un pezzo del puzzle al proprio posto, lasciando poco all'immaginazione!

Sullo sfondo di un'ambientazione cupa e nebbiosa tipica dei monti Ozark, caratterizzata dalle acque fredde e torbide dei laghi, assisteremo allo svolgimento di una trama fitta di avvenimenti e storie, le storie di Lucy e Lila, ma anche di tutti coloro che le hanno incontrate e che avranno, anche se in minima parte, un ruolo che sia primario o secondario, nello sviluppo dell'intera vicenda.
La prima cosa che questa lettura mi ha trasmesso, a primo acchito, è stata un senso di omertà davvero disturbante, perché in questa piccola realtà che è Henbane, tutti, o la maggior parte, sanno ciò che succede nella famiglia Dane, e conoscono le colpe di cui si macchiano i vari componenti, tuttavia il timore che un giorno la crudeltà di tali azioni si riversi su di loro, fa sì che nessuno parli di ciò, e quando ovviamente qualcuno ne vuole far parola viene messo subito a tacere, e non in modo propriamente cristiano.

In secondo luogo, traspare chiaramente il concetto di famiglia nel senso stretto del termine.
Quando fai parte di una famiglia, sei pronto a buttarti sul fuoco per chi ami, a sacrificarti per il bene di un tuo fratello o una sorella o una madre ed un padre. Ci si copre le spalle, sempre e comunque.
E questo è ciò che i Dane utilizzano come un vero e proprio codice d'onore: prima di tutto viene la famiglia, poi arriva tutto il resto. Gli affari di famiglia devono rimanere all'interno di essa, una volta che si tradisce, si è fuori senza rimedio.
Il peso del sangue si riferisce proprio a questo: il fardello che ogni famiglia è costretta a portare senza che gli altri sappiano, perché come sappiamo ogni famiglia ha i suoi oscuri segreti che la comunità non conosce, che preferisce non conoscere e i Dane fanno proprio leva su questo.

Lucy si troverà quindi combattuta tra ciò che è giusto secondo i suoi princìpi morali e ciò che è giusto per la sua famiglia, che scoprirà non essere complementari proprio per niente; non mancheranno quindi i momenti di sospetto e di ambiguità tra lei e il suo stesso padre e suo zio Crete, gli stessi momenti che hanno scandito la vita di sua madre Lila prima di lei.

Questo thriller psicologico parla quindi della famiglia, ma non nel modo convenzionale che tutti noi conosciamo bensì nella maniera più torbida ed oscura, quella che nessuno preferirebbe mai portare a galla, fatta di segreti, menzogne e parole taciute, di crimini con cui ci si macchia le mani e che non si potranno mai più lavare via.
La scrittura di Laura è come una calamita, prende piede già dall'inizio e ci trasporta come un tornado nell'occhio del ciclone, dove azione e suspense si mescolano creando una storia sanguinosa fatta di silenzi, superstizioni, vendette, di ricerca della propria identità e di una famiglia, di voglia di appartenere a qualcosa di più grande, di voglia di scoprire la verità, nonostante essa possa far male.
Un libro che cattura e che consiglio vivamente a tutti gli amanti del genere, perché potrebbe diventare uno dei vostri preferiti!

LA MIA VALUTAZIONE

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giovedì 18 marzo 2021

Recensione "La consuetudine del buio" - Amy Engel

TRAMA

Eve Taggert non è estranea al lato oscuro della vita. E sopravvissuta a una famiglia disastrata e a una madre dura e spietata che non le ha certo insegnato la tenerezza, e adesso vive nella precarietà in una piccola cittadina sperduta nei Monti Ozark. Nonostante questo, non ha mai fatto mancare nulla a sua figlia di dodici anni, Junie. L'ha cresciuta da sola, a dispetto di tutto, lottando ogni giorno per darle la vita che lei e il fratello non sono mai riusciti ad avere. Comprensione, sostegno, amore. Finché, in una mattina livida e fredda, Junie viene trovata nel parco giochi cittadino, stesa accanto alla sua migliore amica. Abbandonate come bambole rotte, la gola tagliata. Le ricerche della polizia finiscono presto in un vicolo cieco, ma Eve non ha intenzione di rassegnarsi. Deve scoprire chi ha ucciso la figlia. La sua ricerca di giustizia la trascina dai bassifondi della città fino alla solitudine dei boschi. Ma più di tutto, la riporta alle lezioni di vita della madre. Perché Eve avrà bisogno di tutta la crudeltà che le è stata insegnata per scoprire la verità. La consuetudine del buio è una storia sul legame indissolubile fra una madre e una figlia. E una storia di vendetta, è una storia di coraggio. E di come, a volte, anche il più oscuro e terrificante dei luoghi può darci il senso di protezione di una casa.

RECENSIONE

"Porgere l'altra guancia non è mai stato un principio valido per mia mamma. Il suo senso di giustizia era meno compassionevole, più stile Antico Testamento. Occhio per occhio. O magari anche una vita per un occhio. La gente sapeva che era meglio non darle fastidio, a meno di volere una rappresaglia peggiore del danno."

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio angolino di carta ed inchiostro!
Oggi vi parlo brevemente di un libro che, data la mole di pagine esigua, circa duecento, ho apprezzato molto, anche se con delle riserve.
Sto parlando della nuova uscita di oggi targata HarperCollins che ho avuto il piacere di leggere in anteprima, ovvero un thriller dalle sfumature noir di Amy Engel, intitolato "La consuetudine del buio".

Il buio diverrà per la giovane Eve Taggert un luogo in cui potrà finalmente sentirsi al sicuro.
Quando sua figlia dodicenne Junie viene trovata morta sulla neve, con la gola tagliata ed il sangue cremisi che ne macchia il candore, Eve crede davvero di impazzire.
Sicuramente l'argomento che fa da padrone all'intero romanzo è senza dubbio il rapporto tra madre e figlia, sia esso colmo di amore, carezze e protezione, sia esso oscuro, torbido, pieno di botte ed umiliazioni.
Eve non ha più avuto contatti con sua madre da quando ha messo al mondo Junie, perché desidera essere diversa da colei che l'ha generata, desidera essere migliore, potersi permettere di non farle patire la fame e di non farle mai assaggiare il sapore dei suoi schiaffi.
Ma quando la bimba viene assassinata da mani sconosciute assieme alla sua migliore amica in modo efferato ed improvviso, Eve scoprirà che l'unico modo per uscire dal turbine di disperazione che la travolge e conoscere l'identità dell'omicida, sarà proprio riallacciare il rapporto con l'ultima persona con cui vorrebbe farlo, la versione peggiore di sé stessa, ovvero sua madre.
La morte di Junie porterà Eve sull'orlo dell'abisso e la discesa nel buio sarà inevitabile, nonostante l'appoggio continuo e premuroso di suo fratello Cal e di persone che mai avrebbe immaginato potessero rivelarsi d'aiuto, e così il suo passato tumultuoso tornerà a farle visita con prepotenza.

"Morirono durante un'anomala tormenta di neve in Aprile, con il sangue che colava su un manto bianco e irregolare."

La consuetudine del buio è un thriller che a parere mio rientra nel genere solo per alcuni aspetti, quali la presenza dell'assassinio, una buona dose di suspense e la ricerca disperata di dare un nome all'omicida, ma per tutto il resto si potrebbe tranquillamente inserire anche nel filone noir, data l'ambientazione cupa, alcune scene macabre e una buona dose di crudezza nelle parole e dei dialoghi.
Amy Engel ha dato vita ad un libro che non manca di colpi di scena e che nel contempo esplora da vicino il rapporto madre-figlia sia dal punto di vista di Eve, che ha sempre vissuto con il fratello e la madre in una roulotte ai margini dei boschi nel fosco panorama dei Monti Ozark, sia da quello della stessa Eve nei confronti della sua bambina.
Se infatti da una parte la donna ha avuto un'infanzia distrutta proprio da colei che l'ha messa al mondo, punteggiata di schiaffi, pugni e violenze psicologiche, dall'altra ha sempre cercato di essere una madre diversa dalla sua, con Junie.
Avendo passato quindi un'esistenza che l'ha portata a diventare una donna forte, a volte sfacciata, e sempre con la risposta sarcastica e tagliente sulla punta della lingua, una donna abituata al peggio che una vita può dare, Eve decide invece di dedicare ogni secondo del suo tempo a far vivere a Junie una vita lontana da abusi ed umiliazioni, in una bolla di affetto e protezione.
Ma qualcosa va storto. E Junie muore. Eve non trova più il motivo per essere una persona migliore, dato che l'unica cosa che la rendeva tale era proprio la sua piccola.
Eppure un meccanismo pericoloso scatta nella sua mente, e il bruciante desiderio di scoprire chi si nasconda dietro all'efferato delitto la porta a compiere azioni avventate che metteranno a repentaglio la sua stessa incolumità.

In questa lettura si esplora quindi un territorio particolarmente ostico: gli abusi in famiglia, le violenze, anche sessuali, subìte dalla protagonista, violenze che sembrano non avere una fine e a cui Eve sembra essere abituata in modo inquietante.
Su di lei incombe perennemente l'ombra della madre, una tossicodipendente alcolista senza peli sulla  lingua, tosta, crudele, apparentemente senza cuore, che impartisce le lezioni ai propri figli a suon di botte e vessazioni. Solo lei può toccare i suoi figli. Chiunque si metta contro di loro, fa sempre una brutta fine.

L'autrice è riuscita in questo caso a descrivere molto bene il legame che esiste tra Eve e sua madre, un filo nero che unisce due persone attraverso il sangue, una presenza quasi ingombrante, palpabile, che diventa sempre più ricorrente nel corso della lettura, perché la protagonista sa benissimo che dovrà rievocare ciò che sua madre le ha insegnato per addentrarsi in territori pericolosi in cui potrebbe celarsi l'assassino di Junie.
Per rendere meglio l'idea di una persona che non ha mai avuto niente e che non teme niente, non più ormai, la scrittrice ha scelto di utilizzare un linguaggio piuttosto crudo e schietto, senza giri di parole, e lo stile incalzante di narrazione ci porta verso il finale in modo vertiginoso, quasi senza che ce ne rendiamo conto: dall'inizio alla fine, infatti, sarà difficile staccarsi dalle pagine del libro, grazie all'incedere fluido della storia e anche alla breve lunghezza dei capitoli.

Non ci si sofferma molto sulla descrizione fisica dei personaggi, ma ci si sofferma molto su quella caratteriale, in modo che essi entrino nelle nostre corde per darci uno scossone e farci provare le loro stesse emozioni, le loro stesse inquietudini. Ho apprezzato soprattutto un colpo di scena che mi ha lasciata a bocca aperta perché di fatto non me lo sarei mai aspettato, così come l'identità dell'omicida che non sono riuscita a cogliere prima di venirne a conoscenza.

Ma se da una parte la trama generale nel complesso mi è piaciuta, così come mi è piaciuta anche Eve, seppur alle volte non sono riuscita a comprendere le sue azioni sempre e comunque impulsive, dall'altra credo che alcune cose avrebbero potuto essere evitate, come per esempio alcune scene collegate all'ex fidanzato violento di Eve, Jimmy Ray, che ho trovato un po' fuori luogo e non indispensabili allo sviluppo della storia.
Tutto sommato, è una lettura che mi ha fatto pensare.
Perché posso solo immaginare, o forse nemmeno quello, cosa voglia dire per una mamma perdere il proprio figlio, eppure l'autrice è riuscita perfettamente a descrivere il lutto di Eve, il conseguente risveglio pregno di consapevolezza, e poi il senso di vendetta.
Di fatto Eve è una madre che non si rassegna alla morte della propria bambina e farà di tutto per scoprire chi l'ha ammazzata, perché altrimenti non troverà la pace, così come non la troverà Junie.

Questo è un libro che fa riflettere davvero tanto sul rapporto genitore-figlio, dato che molti di noi (fortunatamente) non sanno cosa vuol dire subìre giorno dopo giorno angherie e violenze fisiche da coloro che ci hanno messo al mondo e che dovrebbero proteggerci.
La violenza in famiglia è un tema delicato ma anche molto profondo, e la Engel ha saputo trattarlo in modo appropriato, senza tanti fronzoli e senza cadere nel banale e nello stereotipato: ha semplicemente raccontato di una figlia e di una madre, di un rapporto oscuro, buio, che nel tempo è divenuto consuetudine.

LA MIA VALUTAZIONE

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lunedì 15 marzo 2021

Recensione "La traccia del pescatore" - Roberta Castelli

 
TRAMA

Lo splendido e immaginario paese di Lachea fa da sfondo alle avventure del commissario Vanedda, un uomo controcorrente che ha deciso di sfidare pregiudizi e diffidenze e fare il poliziotto in Sicilia, nonostante la sua omosessualità. In questa prima indagine si trova a confrontarsi con un omicidio e con la quasi contemporanea scomparsa di una giovane ragazza. Tra intrighi, misteri e reticenze avrà modo di mostrare tutto il proprio intuito e le proprie capacità all’interno di un commissariato corale e vitale, ricco di personaggi che presto entreranno nel cuore del lettore.

RECENSIONE

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio angolino di carta ed inchiostro!
Oggi vi porto nella splendida e soleggiata Sicilia in compagnia di uno dei personaggi più strambi, lunatici e schizzinosi che abbia mai incontrato nel corso di una lettura!
Sto parlando del commissario Vanedda, siciliano doc che esercita il suo mestiere a Lachea, un paesino in riva al mare, terra di agrumi profumati e cibo succulento ed abbondante. 
Ma Lachea non è solo cielo terso, profumi mediterranei e panorami mozzafiato e il commissario lo sa bene, sa bene che attorno a lui gli abitanti del posto fanno girare rapidamente le voci, e la sua omosessualità in un luogo dove governa ancora una mentalità ristretta non aiuta particolarmente.
Eppure, il giovane Vanedda, contro il giudizio di tutti, decide di rimanervi per lavorare come commissario nella caserma locale, sfidando la bigotteria generale, ma soprattutto la pesante opinione del padre, uomo severo e tutto d'un pezzo che non accetta il fatto che a suo figlio piacciano gli uomini, considerandolo un orientamento poco virile, a maggior ragione per il lavoro che fa.

Orfano di madre, al commissario è rimasta come unico riferimento solo la forte figura paterna, che nonostante tutto, ogni giorno, si reca a trovare per assicurarsi che l'età avanzata non gli faccia brutti scherzi, e Gerlando, il suo compagno, che a differenza sua mal sopporta le voci che girano sul loro conto e i graffiti omofobi che puntualmente ritrovano fuori dalla loro abitazione, segno di un odio radicato nei loro confronti nonostante cerchino di vivere la loro relazione in una parvenza di normalità.

E se da una parte Vanedda deve fare i conti con la reticenza di Gerlando, il principio di demenza senile del padre e la sua repulsione per qualsiasi cosa appartenga al mondo dei batteri e dei microbi, dall'altra deve indagare sul controverso caso di un assassinio avvenuto in un bed and breakfast e la scomparsa di una ragazza, che si scoprirà essere la figlia del proprietario del luogo in cui è avvenuto il delitto.

Sullo sfondo di una Sicilia sempre accarezzata dal sole e ricca di colori e tradizioni legati ai santi, troviamo un testo che scorre piuttosto velocemente, punteggiato di termini tipicamente siciliani che nonostante tutto sono comprensibili, evitando così il rischio di bloccarsi nel corso della lettura senza capirne il contesto; si nota perfettamente l'amore che lega l'autrice a quest' isola, poiché questo romanzo è scritto con l'affetto e la premura che solo una persona che c'è cresciuta può possedere, e la cosa riesce anche a far calare sin da subito il lettore nella storia.

"La Sicilia è come una picciridda indifesa; va curata con amore, soccorsa quando cade e aiutata a crescere sana. Ma, prima di tutto, ha bisogno di qualcuno che creda in lei con tutte le sue forze."

Roberta è riuscita in questo giallo a mescolare molto bene ironia e suspense, data la presenza di alcune scene bizzarre e velatamente paradossali, come ad esempio la vedova che festeggia la morte del marito di fronte al commissario e al suo assistente Vaccaro (che io ho trovato davvero divertente e per nulla fuori luogo nonostante il contesto tetro), che si accompagnano molto bene ai momenti clou delle indagini e degli interrogatori, e a quelli in cui il commissario Vanedda ci rende partecipi di alcuni sprazzi della propria vita quotidiana (scoprirete che è un amante sfegatato del cibo, ma soprattutto dei dolci!).

Oltre alle descrizioni molto dettagliate di ogni personaggio e una discreta caratterizzazione, vorrei concentrarmi per un attimo proprio su Vanedda, che non è il tipico eroe perfetto della storia, anzi, viene presentato come una persona scorbutica, schifiltosa e che si infastidisce con un nonnulla, una persona che commette errori, sia nel lavoro che nella vita privata, ma che ad ogni modo mantiene una certa integrità ed una buona dose di coerenza, una cosa che ho apprezzato davvero molto e che l'ha reso più umano rispetto a protagonisti di romanzi super intelligenti che non si fanno mai sfuggire nulla e che beccano il colpevole al primo colpo, risultando così poco credibili.

La cosa che secondo me spicca molto è il fatto che questo romanzo rimandi un po' allo stile di Camilleri che racconta le vicissitudini del commissario Montalbano, che si differenzia da Vanedda solo per il suo orientamento sessuale, ma che gli si presenta molto affine anche come carattere, così come molto simile è il modo in cui vengono presentati tutti gli altri personaggi, soprattutto la sua spalla, l'agente Vaccaro, un uomo descritto come goffo e distratto, ma devoto al proprio lavoro, e l'intera ambientazione nella terra siciliana.

L'unica cosa che avrei voluto vedere più approfondita è il rapporto tra il commissario e suo padre e tra il commissario e Gerlando, il suo compagno, perché credo siano stati trattati in modo un po' frettoloso, ma non mi resta che sperare in un seguito di questo romanzo, dato che probabilmente ce ne saranno altri dedicati a Vanedda, così da vedere questi aspetti sviluppati come dovrebbero essere!

Nel complesso, ad ogni modo, questa lettura mi ha fatto entrare nel cuore la solare Sicilia, coi suoi colori sgargianti e le sue spiagge meravigliose, ma anche il tenebroso Vanedda, di cui è impossibile non innamorarsi!

LA MIA VALUTAZIONE

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